Corriere dello Sport: “Petriccione Di Vadi: «Il caso Manchester City cambierà la Premier. I fondi sovrani potrebbero controllare il 50% del calcio europeo»”

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Il calcio europeo sta attraversando una trasformazione profonda, destinata a modificare gli equilibri economici e societari dei principali campionati. Dalla vendita dell’Everton al caso Manchester City, passando per l’espansione dei fondi sovrani e il crescente fenomeno delle multiproprietà, il futuro del pallone sembra sempre più legato a strategie finanziarie e investimenti internazionali.

A delineare gli scenari è Francesca Petriccione Di Vadi, avvocato specializzata in diritto sportivo internazionale, intervistata da Giulia Mazzi per il Corriere dello Sport.


Advisor legale e strategico di società di Serie A, Premier League e Liga, Petriccione Di Vadi ha seguito lo scorso anno anche l’acquisizione dell’Hellas Verona da parte di un fondo di private equity.

Nell’intervista affronta il futuro della Premier League, il ruolo dei capitali sauditi, il modello Como e l’evoluzione della proprietà dei club.

Premier League, la vendita dell’Everton e il caso Manchester City

Avvocato, la vendita dell’Everton da parte dei Friedkin è un campanello d’allarme per il calcio europeo?

«Siamo in un momento di disruption della Premier League, il caso del Manchester City è solo la punta dell’iceberg. I Friedkin hanno fatto un percorso e, evidentemente, non sono riusciti a realizzare il loro progetto iniziale. Probabilmente ora guarderanno altrove».

Questi cambiamenti si traducono anche nel caso City?

«Sì. È un caso che ha anche una chiave geopolitica, dato che si tratta di un fondo sovrano emiratino. Questa vicenda segnerà una svolta epocale nella Premier, perché non è stato solo il City a commettere irregolarità: ci sono altri club nel mirino. Ma non credo che un verdetto, per quanto pesante, ne metta in discussione il futuro: si attiveranno dinamiche di carattere diplomatico».

Le parole dell’avvocato, raccolte da Giulia Mazzi sul Corriere dello Sport, evidenziano come le vicende che coinvolgono i grandi club inglesi possano avere conseguenze anche oltre il terreno sportivo, interessando direttamente i rapporti economici e diplomatici internazionali.

Le valutazioni sulle irregolarità sono quelle espresse dall’intervistata e non costituiscono un accertamento definitivo delle responsabilità delle società coinvolte.

Il modello Como e la crescita del calcio belga

Il calcio europeo resta attraente?

«Può esserlo, se segue alcune direttrici. Registro spesso nelle richieste degli investitori una grande attenzione alla Pro League belga, che nei prossimi anni diventerà il nuovo fiore all’occhiello del calcio europeo di qualità. Fanno ciò che in Italia non abbiamo fatto: un lavoro capillare di scouting e di recruiting a partire dai giovani, con un sistema di academy strutturato. E c’è l’esempio virtuoso del Como: è vero, c’è stata un’iniezione di capitale importante, ma con una strategia che ha portato il club a essere un brand di lusso riconosciuto in tutto il mondo».

Nell’analisi emerge dunque una distinzione tra il semplice investimento economico e la costruzione di un progetto societario strutturato.

Il modello belga viene indicato come un esempio di valorizzazione dei giovani attraverso scouting e settore giovanile, mentre il Como rappresenta, secondo Petriccione Di Vadi, un caso di sviluppo del marchio attraverso una strategia che va oltre i risultati sportivi.

Fondi sovrani, Petriccione Di Vadi: «Dal 30% al 50% nel calcio europeo»

Uno dei passaggi centrali dell’intervista riguarda il futuro degli investimenti sauditi e la possibilità di nuove acquisizioni nel calcio europeo.

Il fondo PIF potrebbe avere interessi nell’Europa continentale?

«Non si sa quando, perché stanno rivedendo la loro strategia, ma mi aspetto un altro grosso investimento europeo: è passato troppo tempo da quello del Newcastle e ora il loro progetto è entrato nella seconda fase. Nella prima dovevano comunicare al mondo che la Lega saudita esisteva e che sarebbe stata competitiva, quindi hanno investito molto in calciatori a fine carriera come Ronaldo. Ora privilegiano i talenti locali, con scouting, recruiting e academy, e puntano su calciatori più giovani. Come nel caso di Retegui. Nei prossimi anni la quota dei fondi sovrani nel calcio europeo, oggi attorno al 30%, potrebbe arrivare al 50%: le risorse non mancano».

Come emerge dall’intervista firmata da Giulia Mazzi per il Corriere dello Sport, la previsione è quella di una presenza sempre più significativa dei fondi sovrani nelle proprietà calcistiche europee.

Secondo l’avvocato, la strategia saudita starebbe progressivamente passando dagli acquisti di grandi nomi internazionali a investimenti più orientati verso giovani calciatori e strutture di formazione.

Multiproprietà, la previsione: «Sarà il trend dei prossimi dieci anni»

Quali scenari per il futuro?

«Nel calcio stanno succedendo due cose. La prima è la multiproprietà: in Italia ancora non se ne parla ma da qui a un anno e mezzo la maggior parte delle strutture societarie sarà così. Sarà il trend dei prossimi dieci anni, minimo, che consentirà di avere un sistema centrale di dati e di evitare dispersione. La seconda, a cascata, è un minore appeal per gli imprenditori vecchio stile, che gestivano una squadra come elemento più ludico. Oggi il club è un asset e la sostenibilità finanziaria è l’obiettivo prioritario. La componente emotiva scomparirà – i Moratti che comprano Ronaldo saranno sempre più rari – e gli investimenti saranno mirati: investi a Verona, per esempio, perché hai un progetto di hospitality, vuoi fare l’albergo, rifare lo stadio per concerti e fan experience. Diventa qualcosa che va oltre l’aspetto calcistico, come sta succedendo a Como».

La multiproprietà viene quindi individuata come una delle principali tendenze del prossimo decennio.

L’obiettivo, secondo l’analisi dell’esperta, è quello di creare strutture societarie integrate, capaci di condividere dati, strategie e risorse.

Parallelamente, il modello dell’imprenditore tradizionale, spinto soprattutto dalla passione sportiva, sarebbe destinato a lasciare progressivamente spazio a investitori interessati alla sostenibilità finanziaria e alla valorizzazione degli asset.

In questa prospettiva, anche gli stadi assumono un ruolo differente: non soltanto impianti per ospitare le partite, ma strutture destinate a eventi, concerti, ospitalità e nuove esperienze per i tifosi.

Donne nel calcio, Petriccione Di Vadi: «In Italia faccio più fatica che in Arabia Saudita»

Nella parte conclusiva dell’intervista al Corriere dello Sport, Giulia Mazzi affronta anche il tema della presenza femminile in un settore professionale ancora prevalentemente maschile.

Lei lavora in un ambiente a prevalenza maschile. Com’è, da donna?

«In Arabia Saudita non ho mai avuto problemi, in Italia faccio molta più fatica. Ma lo vivo come uno stimolo».

Una considerazione che chiude il quadro tracciato da Francesca Petriccione Di Vadi: un calcio internazionale in continua evoluzione, nel quale cambiano le proprietà, le strategie economiche e le figure professionali coinvolte.

La prospettiva delineata dall’avvocato è quella di un calcio sempre più organizzato attraverso gruppi societari, fondi d’investimento e progetti capaci di integrare sport, infrastrutture e sviluppo commerciale.