Lo Monaco attacca: «Arbitri inadeguati, il VAR ha peggiorato tutto»

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Intervenuto ai microfoni di Radio Tutto Napoli, l’ex dirigente Pietro Lo Monaco ha commentato senza mezzi termini le recenti polemiche arbitrali in Serie A, puntando il dito contro la classe arbitrale e l’utilizzo del VAR.

«La nostra classe arbitrale è incredibile e scarsa, sono inadeguati», ha dichiarato Lo Monaco. Poi l’affondo sul supporto tecnologico: «Il VAR non ha fatto altro che ingigantire i difetti perché magari anche inconsciamente l’arbitro si appoggia al VAR e perde anche la sua capacità di giudizio affidandosi a questi strumenti. Pensando ai vecchi arbitri e vedendo quelli attuali, dico che c’è qualcosa che non va».

Sulla possibilità di introdurre il VAR a chiamata, la posizione è netta: «Non si giocherebbe più a pallone. Io sono per levare tutto, per affidarci anche all’errore umano, all’errore arbitrale. Ma com’era una volta? Ma che bisogno abbiamo avuto noi di fare tutto questo? Abbiamo creato soltanto una confusione pazzesca. Guardate la confusione che si crea con il VAR. Le partite non durano più 90 minuti. Le partite durano dai 100 minuti in su. E questo altera mille cose. A fine partita c’è uno scadimento dell’attenzione generale e succedono le cose più svariate. Partite che si fermano proprio nel bel mezzo. Il calcio oggi noi lo stiamo stravolgendo e non c’è bisogno di stravolgerlo. Non c’è bisogno assolutamente perché il calcio giocato è quello che tira la gente al campo. Non è il calcio parlato che ha tirato. È il calcio giocato. E purtroppo mi dispiace dire che oggi vince il calcio parlato».

Infine una riflessione sul tema giovani, dopo aver lanciato in passato talenti come Gomez e Dybala: «In Italia abbiamo paura a farli giocare i ragazzi. In Italia consideriamo giovani chi giovane non è. Signori miei, ma Vergara è giovane? Lo consideriamo un giovane perché il sistema nostro è sballato. I giocatori sono già fatti. La colpa è della classe dirigenziale. Perché la classe dirigenziale incide e trasferisce agli allenatori. Gli allenatori pensano che affidarsi ai grandi è l’arma più tranquilla che hanno e quindi c’è l’immobilismo. Va svegliato il calcio, se no siamo morti».

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