The Athletic: “Manchester City, il caso scuote anche Abu Dhabi e il governo britannico: gli investimenti degli Emirati pesano sullo sfondo”
Il verdetto sul Manchester City va ormai ben oltre i confini del calcio inglese. Il legame costruito negli anni tra il club, Abu Dhabi e il Regno Unito porta il caso finanziario deciso dalla commissione della Premier League su un terreno anche economico e politico. È il quadro ricostruito da The Athletic, che analizza le conseguenze della vicenda e la delicata posizione del governo britannico. Il City, intanto, continua a negare ogni illecito e ha presentato appello.
Come ricostruisce The Athletic, per comprendere la portata della vicenda bisogna tornare ai primi anni della proprietà dello sceicco Mansour. Il presidente Khaldoon Al Mubarak aveva spiegato come il progetto Manchester City fosse destinato anche a trasmettere all’esterno alcuni dei valori attribuiti ad Abu Dhabi.
«C’è quasi una personificazione del club con i valori che abbiamo come Abu Dhabi, come Sheikh Mansour», aveva dichiarato Al Mubarak al Guardian, citando lealtà, impegno, disciplina, pensiero a lungo termine, rispetto e attenzione alla storia.
E aveva aggiunto: «Questo mostra al mondo la vera essenza di chi è Abu Dhabi e di cosa rappresenta Abu Dhabi».
Parole che oggi assumono un peso differente alla luce della decisione della commissione della Premier League. Il Manchester City, va sottolineato, continua a negare ogni illecito e ha presentato appello.
City e Abu Dhabi, un rapporto che va oltre il calcio
Dal punto di vista giuridico, sottolinea The Athletic, il Manchester City non è direttamente posseduto dallo Stato degli Emirati Arabi Uniti. Sheikh Mansour è azionista di maggioranza attraverso Newton Investment and Development.
La ricostruzione mette però in evidenza i numerosi collegamenti con Abu Dhabi. Etihad sponsorizza maglia, stadio e campus del club, mentre Al Mubarak ricopre numerosi incarichi di primo piano.
È amministratore delegato di Mubadala, fondo sovrano con 385 miliardi di dollari di asset in gestione, presiede Abu Dhabi Commercial Bank, siede nel consiglio di Abu Dhabi National Oil Company e guida l’Executive Affairs Authority degli Emirati.
Altri sponsor del City citati nell’analisi comprendono Etisalat, Experience Abu Dhabi e Aldar Properties.
The Athletic evidenzia inoltre come Al Mubarak ricopra incarichi direttamente legati agli Emirati: è Presidential Special Envoy to China e, secondo la sua biografia pubblicata da Mubadala, guida diversi dossier di rilievo per conto degli UAE.
Burnham: «Sarei molto preoccupato di perderli»
La vicenda ha coinvolto anche il primo ministro britannico Andy Burnham, chiamato a pronunciarsi sull’eventualità che l’attuale proprietà possa lasciare il calcio inglese.
«Sarei davvero molto preoccupato di perderli», ha dichiarato Burnham alla BBC. «Sono stati un partner enorme nella costruzione della Manchester moderna e ovviamente nella trasformazione del Manchester City nella forza globale che è oggi».
Burnham ha inoltre ringraziato il City Football Group e la proprietà per gli investimenti effettuati non soltanto sull’Etihad e sul campus del club, ma anche nella città.
Le sue dichiarazioni hanno però provocato discussioni e costretto il governo a intervenire con alcuni chiarimenti. Un portavoce ha successivamente precisato che, laddove vengano accertati illeciti, chi ne è responsabile deve affrontare le conseguenze appropriate.
Il peso economico degli Emirati nel Regno Unito
Il quadro descritto da The Athletic diventa ancora più delicato osservando i rapporti economici tra Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti.
Secondo i dati del ministero degli Esteri degli Emirati riportati nell’articolo, gli scambi commerciali bilaterali superano 25 miliardi di sterline all’anno.
La UAE-UK Sovereign Investment Partnership, nata nel 2021 con un obiettivo iniziale di 10 miliardi di sterline in cinque anni, avrebbe già impegnato quasi 30 miliardi di sterline in oltre cinquanta investimenti diretti. Secondo gli Emirati, questi investimenti avrebbero sostenuto 48 mila posti di lavoro nel Regno Unito, con ulteriori 280 mila previsti entro il 2030.
Un’interdipendenza economica che, secondo l’analisi, alimenta tra alcuni tifosi il timore che la politica possa finire per entrare nel dibattito sulle eventuali sanzioni della Premier League. Si tratta, tuttavia, di un timore e non della prova di un’interferenza.
Manchester e gli investimenti di Abu Dhabi
Il rapporto economico ha una dimensione particolarmente evidente proprio a Manchester.
Tra il 2017 e il 2026 Burnham è stato sindaco della Greater Manchester. The Athletic ricorda che il Manchester City Council ha sviluppato nel corso degli anni importanti rapporti economici con gli investitori legati a Sheikh Mansour.
Un accordo decennale di collaborazione, firmato nel dicembre 2015 tra il Comune e Abu Dhabi United Group, prevedeva anche un diritto di prelazione su alcuni terreni comunali. Il Comune ha sempre sostenuto che le operazioni siano state effettuate sulla base di valutazioni indipendenti e nelle migliori condizioni allora disponibili.
Gli investimenti collegati alla proprietà del City hanno contribuito, secondo una valutazione largamente condivisa riportata dal giornale, alla crescita economica e alla trasformazione di alcune zone di Manchester.
I precedenti e il timore dell’intervento politico
The Athletic ricorda anche il precedente dell’acquisizione del Newcastle United da parte del fondo sovrano saudita PIF nel 2021.
Documenti ottenuti dal giornale attraverso email del Foreign Office mostrarono numerosi contatti tra dipartimenti governativi e Premier League durante quella vicenda. Tra i documenti c’era anche la valutazione secondo cui il possibile fallimento dell’operazione Newcastle avrebbe costituito un «rischio immediato» per i rapporti britannici con l’Arabia Saudita.
Richard Masters aveva comunque sostenuto che il governo non avesse esercitato pressioni e la Premier League aveva negato che l’approvazione finale dell’acquisizione fosse stata determinata da interferenze governative.
Il governo britannico aveva inoltre ammesso già nel 2023 che l’ambasciata di Abu Dhabi e il Foreign Office avevano discusso delle accuse della Premier League nei confronti del Manchester City, rifiutandosi però di rendere pubblica la corrispondenza perché ciò avrebbe potuto compromettere i rapporti tra Regno Unito ed Emirati.
Etihad e il futuro della proprietà
Il caso potrebbe avere ulteriori sviluppi. Secondo The Athletic, Etihad Airways ha minacciato un’azione legale contro la Premier League dopo che la commissione indipendente ha definito alcuni accordi di sponsorizzazione del club come operazioni fittizie. Etihad non sarebbe stata nominata nel rapporto, pur essendo il principale sponsor del Manchester City.
Resta poi il tema del futuro della proprietà. Nel giugno scorso Al Mubarak aveva escluso qualsiasi intenzione di vendere il Manchester City: «Il Manchester City e questo gruppo, nel mondo del calcio, rappresentano un vertice e gioielli del genere non si vendono».
Christopher M. Davidson, autore ed esperto di Abu Dhabi interpellato dal giornale, offre invece una valutazione differente e personale: secondo lui gli ultimi sviluppi potrebbero spingere la proprietà a considerare un’uscita. Si tratta, però, della previsione dell’analista e non di una decisione annunciata dal Manchester City o dalla proprietà.
La vicenda resta dunque aperta su più fronti. Il City ha presentato appello e continua a respingere le accuse, mentre il caso analizzato da The Athletic mostra come le sue conseguenze abbiano ormai superato la dimensione strettamente sportiva, intrecciandosi con i rapporti economici e istituzionali tra Abu Dhabi e Regno Unito.
