Sogliano si racconta: «Naif per scelta, a Palermo via per Zamparini»
Sean Luca Sogliano si definisce “direttore sportivo naif”. Una formula che può sembrare romantica, ma che racconta una filosofia precisa, costruita tra scelte di pancia, sofferenza e responsabilità diretta. Nell’intervista concessa ad Andrea Elefante per la Gazzetta dello Sport, Sogliano spiega il senso di un’etichetta che sente profondamente sua: «Ho avuto come modelli i ds di una volta: decidevano, incidevano, soffrivano. Il sistema è cambiato, ma non ho mai voluto riempire solo una casella».
Un’identità forgiata anche dal rapporto con il padre, Riccardo Sogliano, figura centrale della sua formazione. Come raccontato ancora da Andrea Elefante sulla Gazzetta dello Sport, il legame è stato ruvido ma formativo: «Mi diceva sempre “studia, è meglio”. Questo mi ha dato fame, la voglia di dimostrare che potevo arrivare in Serie A prima da calciatore e poi da direttore sportivo».
Da difensore, Sogliano era tutto tranne che naif: intensità, marcature feroci, spirito competitivo. «Se non giocavo, correvo il doppio la volta dopo», ricorda nell’intervista firmata Andrea Elefante per la Gazzetta dello Sport, citando Weah come l’avversario più difficile mai affrontato: «Menare lui era come picchiare su un albero». Zidane, Del Piero, Materazzi, Grosso: una Serie A di giganti che ha lasciato segni profondi.
La svolta arriva presto. A 33 anni smette e diventa dirigente quasi per necessità. Il Varese è la sua palestra: sette stagioni, promozione in B dopo 25 anni e una Serie A solo sfiorata. «Ho dato l’anima», racconta Sogliano, come riportato dalla Gazzetta dello Sport. Poi Palermo, l’esperienza più breve e forse più emblematica del suo essere “naif”: cinque mesi e dimissioni. «Zamparini voleva fare la formazione. Io non ero lì per fare da tramite».
Il mercato resta il suo terreno naturale. Dalla trattativa surreale per Neto Pereira, chiusa davanti a una bottiglia di grappa, fino ai colpi simbolo del Verona. «Iturbe era già una bottiglia di champagne», spiega Sogliano a Andrea Elefante sulla Gazzetta dello Sport, ma i veri capolavori sono Ngonge e Noslin: sostenibilità, rendimento e salvezza. Senza dimenticare Toni, arrivato e subito capocannoniere.
Oggi il presente parla di nuove scommesse. Giovane e Belghali sono i nomi caldi, ma è il secondo ad averlo sorpreso di più: «Forte e con personalità». E sul futuro, alla domanda se non senta il desiderio di soffrire meno, Sogliano chiude con una risposta che è un manifesto, come riportato ancora dalla Gazzetta dello Sport: «A volte ci penso».
