Palermo, Miccoli: «Il fango sono stato io. Perdonami. Inzaghi è l’uomo giusto per la A»

e4b11b4b-3bb4-4166-adf4-6274c56dfafe

Un ritorno carico di significato, tra emozione, dolore e voglia di riscatto. Come racconta Irene Carmina su la Repubblica Palermo, Fabrizio Miccoli ha scelto un luogo simbolico per presentare il suo libro “Fabrizio Miccoli. Gloria e peccato di un campione”: il museo del Presente della Fondazione Falcone. Un gesto forte, racconta Irene Carmina su la Repubblica Palermo, per chiedere ancora una volta scusa alla città e alla memoria del giudice Giovanni Falcone.

«Il fango sono stato io. Palermo perdonami», ha dichiarato Miccoli, come riportato da Irene Carmina su la Repubblica Palermo, riferendosi alla frase pronunciata anni fa e finita in un’intercettazione.


Al suo fianco, durante l’evento, anche Vincenzo Di Fresco, nipote di Giovanni Falcone. Un segnale importante, che racconta un percorso umano prima ancora che sportivo. «È il regalo più bello e non smetterò mai di dire grazie. In carcere non dormivo la notte, questo pensiero mi tormentava. Sono uscito di prigione il 31 ottobre, il 2 novembre ho incontrato Maria Falcone», ha spiegato Miccoli, come sottolinea Irene Carmina su la Repubblica Palermo.

E ancora: «Ho chiesto scusa, lei mi ha capito, mi ha perdonato. E mi ha detto: “Non è a me che devi chiedere scusa, ma alla città”. Ora sono pronto ad un nuovo capitolo della mia vita».

Un nuovo capitolo che passa anche da progetti concreti: «La voglia di restituire a Palermo tutto il bene che ho ricevuto. C’è una promessa che ho fatto alla famiglia Falcone: la “Falcone social football club”, una scuola calcio per aiutare i ragazzi dei quartieri difficili. E il 26 settembre organizzerò una partita al Barbera per dare il mio addio al calcio. Riunirò i rosanero del 2010 e l’incasso andrà alla fondazione Falcone».

Nel racconto raccolto da Irene Carmina su la Repubblica Palermo, emerge anche il lato più personale dell’ex capitano: «Quando giocavo a calcio avevo ventimila amici, ora ne ho tre. Due sono Federico Balzaretti e Moris Carrozzieri. Poi c’è Serse Cosmi».

Sui suoi errori, Miccoli non si nasconde: «Non ricordo neanche di averla detta quella frase, e non l’ho mai pensata. Ma il senso di colpa resta, ho fatto molto male anche a mia moglie e ai miei due figli».

E sul peso di quanto accaduto: «Tutte e due le cose insieme. A Palermo mi sono sentito come Maradona a Napoli».

Poi uno sguardo al passato rosanero: «L’erba gialla alta un metro al Tenente Onorato. Mi sono detto: ma dove sono finito? Ero abituato al Benfica. Ma è durato un attimo: ho amato Palermo con tutto me stesso».

Infine, il presente e il futuro del club: «Sì che ci credo, questo Palermo ha qualità e merita la A. Inzaghi è l’uomo giusto per farcela. Col Cesena dobbiamo vincere per forza. Ma parliamo d’altro: sono scaramantico».

Come evidenzia Irene Carmina su la Repubblica Palermo, quello di Miccoli è un racconto fatto di cadute e risalite, di colpe riconosciute e di un legame con Palermo che, nonostante tutto, resta profondissimo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *