Biffi ricorda Ferrara: «Per me era come un padre. Palermo merita la Serie A»
Il ricordo è carico di emozione, umano prima ancora che calcistico. Roberto Biffi racconta Giovanni Ferrara con parole che vanno oltre il ruolo istituzionale, restituendo il ritratto di un uomo profondamente legato al Palermo. Nell’intervista rilasciata a Valerio Tripi per la Repubblica Palermo, l’ex capitano rosanero ripercorre un rapporto fatto di stima, affetto e quotidianità condivisa. Un legame che, come emerge nel racconto a Valerio Tripi per la Repubblica Palermo, andava ben oltre il calcio.
«Praticamente un padre».
Biffi non usa mezze misure per descrivere Ferrara. E spiega il perché: «Mi ha sempre sgridato, perché io ero un po’, insomma, irascibile. Sapete come ero fatto, quindi a volte facevo qualche stupidata e mi riprendeva. Non in maniera decisa, però faceva proprio come un padre con il figlio: mi chiamava e mi diceva “…ma si’ cretino?”. Era una persona molto buona».
Un rapporto diretto, autentico, che si rifletteva anche nella gestione della società. Come raccontato da Valerio Tripi per la Repubblica Palermo, Ferrara guidava il club in un contesto economico ben diverso da quello attuale: «Il Palermo a livello economico non era forte come il Palermo attuale. Facevano grossi sforzi, a volte rimanevamo anche indietro con gli emolumenti, ma quello non era un problema perché poi saldava sempre tutto. Avrebbe fatto di tutto per fare godere i tifosi portando il Palermo in A. Era il suo obiettivo».
Un sogno sfiorato, ma mai realizzato: «Purtroppo nell’anno di Arcoleo, che secondo me era l’anno buono per riuscirci, non ce l’abbiamo fatta. Ci rimase molto male, non ha mai smesso di amare il Palermo».
Il ricordo si allarga anche al lato umano del presidente, tra aneddoti e momenti condivisi: «Ci sono tanti aneddoti, anche simpatici, ma non mi sembra giusto ricordarli adesso. Con lui mi sono divertito veramente tanto, anche fuori dal calcio. Dentro lo stadio, agli allenamenti, nella gestione della società: era una persona esigente e di carattere. Quando si metteva in testa una cosa faceva di tutto per raggiungerla. Al di là del rapporto fra dipendenti e dirigenti era una persona con cui si poteva ragionare su tutto. A cena quando andavamo tutti insieme era veramente spassoso».
Nel racconto raccolto da Valerio Tripi per la Repubblica Palermo emerge anche la visione moderna di Ferrara: «Era avanti, era una persona che purtroppo, lo dico con il cuore infranto, se avesse avuto possibilità economiche importanti, avrebbe fatto molto di più. Cercava di camminare sul filo del rasoio per non sforare, ma le idee le ha sempre avute, anche chiare e bene organizzate. Perdo una persona che ricordo con grandissimo affetto. Conosco bene la famiglia, mi volevano bene e gli sono vicino».
Poi lo sguardo si sposta sul presente e sul Palermo di oggi: «Almeno nel mondo terreno purtroppo lui non potrà più festeggiarla. Credo che il Palermo se dovesse vincere, come spero, la possa dedicare non solo a lui ma anche ad altre persone che hanno guidato la società prima e dopo e che meritano tutte di essere ricordate».
E sulla possibilità di una promozione immediata, Biffi si lascia andare: «Facendo i debiti scongiuri, perché sono scaramantico e preferisco non dirle apertamente queste cose, ho la certezza che il Palermo ci riuscirà quest’anno senza passare dai play-off. Sarebbe veramente bello per tutti».
Nel finale, spazio anche a un passaggio su Inzaghi, tra rispetto e ironia: «L’ho sentito al telefono all’inizio della stagione, gli ho fatto i complimenti per la scelta perché non era facile, lui aveva vinto il campionato con il Pisa, poteva permettersi anche altro, ma scegliendo Palermo ha dimostrato di essere un allenatore che ama il rischio». E poi il ricordo da avversario: «Può succedere (ride), mi ha sempre fatto soffrire e la sua carriera dice che era giusto che fosse così. Però ogni tanto qualche scarpatona gliel’ho data».
Chiusura con una battuta che racconta lo spirito di un calcio di altri tempi: «Diciamo che a lui e Vieri noi difensori li abbiamo aiutati a diventare quelli che sono diventati: con noi hanno fatto esperienza. Come si dice in gergo si sono fatti le ossa e noi non gliele abbiamo rotte».
