Repubblica: “Malagò presidente FIGC: «La Nazionale riparta con entusiasmo. Voglio un ct che non scelga l’Italia solamente per i soldi»”
Giovanni Malagò ha iniziato ufficialmente il proprio mandato alla guida della FIGC dopo il successo ottenuto nell’assemblea elettiva che lo ha visto raccogliere il 68,58% dei voti. Nella lunga intervista rilasciata a Repubblica, il neo presidente federale ha tracciato le linee guida del suo progetto per rilanciare il calcio italiano, partendo dalla Nazionale e arrivando alle riforme strutturali del sistema.
Come racconta Repubblica, il primo pensiero di Malagò dopo l’elezione è stato rivolto al padre, figura che lo ha accompagnato fin da bambino nella passione per il calcio. Un legame che affonda le radici nelle domeniche trascorse all’Olimpico. «Ricordo che a sei, sette, otto anni mio padre mi portava all’Olimpico, in Tribuna Monte Mario, tutte le domeniche alle 14.30, ma intendo proprio tutte. Si fatica a crederci, ma ero contemporaneamente un lupetto della Roma e un aquilotto della Lazio: era l’unico modo che avevamo per vedere il calcio. A casa ho ancora quelle tessere», ha raccontato a Repubblica.
Nel corso dell’intervista concessa a Repubblica, Malagò ha ripercorso anche un calcio che oggi non esiste più, ricordando con nostalgia un’epoca nella quale ogni partita rappresentava un evento speciale. «Ero molto orgoglioso di quel doppio abbonamento: ricordo un anno in cui, con mio padre, ci vantavamo di non aver saltato una partita. Un altro momento epico era alle 19 della domenica: vedevi un tempo della partita, quasi sempre il secondo, a sorpresa. Io sono figlio di quella roba lì. Manca a tutti, penso».
Tra i temi centrali affrontati da Repubblica emerge quello delle infrastrutture. Malagò ritiene che il calcio italiano abbia perso una grande occasione tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila, quando molti club avrebbero potuto investire nella costruzione di nuovi impianti. Secondo il nuovo presidente federale, quella mancata modernizzazione pesa ancora oggi sulla competitività del movimento.
Altro capitolo fondamentale riguarda la valorizzazione dei giovani italiani. Nell’intervista pubblicata da Repubblica, Malagò ha sottolineato come l’attuale sistema presenti diversi ostacoli alla crescita del talento nazionale, evidenziando anche la necessità di affrontare il tema dello “ius soli sportivo” per allargare la base dei calciatori selezionabili.
Naturalmente uno dei primi dossier sulla scrivania del nuovo presidente riguarda la Nazionale. A questo proposito, parlando con Repubblica, Malagò non ha indicato nomi specifici per la panchina azzurra, ma ha tracciato l’identikit ideale del futuro commissario tecnico. «Condizione imprescindibile è vedere subito l’entusiasmo, la convinzione di sposare un’idea. Non deve farlo solo per soldi. Sicuramente la componente economica esiste, ma se una persona comincia a mettere troppi paletti sugli orari o sulle disponibilità, può essere la più brava del mondo ma non mi interessa. Ho bisogno di qualcuno convinto almeno per i prossimi due anni. Straniero? Mai dire mai».
Anche sul possibile direttore tecnico federale, Repubblica riporta una posizione chiara del nuovo numero uno della FIGC. «Vorrei un ex calciatore ma non ho parlato con nessuno di ruoli specifici. Mi sento con Maldini, ho incontrato Del Piero, ho abbracciato Baggio e ho sentito Buffon, ma nulla è deciso», ha spiegato Malagò, lasciando aperte diverse opzioni per il futuro assetto federale.
Nel colloquio con Repubblica, il presidente federale ha affrontato inoltre il tema dei rapporti istituzionali, assicurando la volontà di collaborare con tutte le componenti del sistema calcio e con il mondo politico per affrontare le criticità che da anni rallentano lo sviluppo del movimento.
L’obiettivo finale è stato sintetizzato proprio nelle battute conclusive dell’intervista a Repubblica, dove Malagò ha spiegato quale sarebbe il risultato più importante da raggiungere al termine del proprio mandato: «Se avremo una Federazione che, come l’Aniene, il Coni o Milano Cortina, sia considerata un modello invidiato nel mondo, molto competitiva, rispettata e che rende gli italiani orgogliosi».
