Gazzetta dello Sport: “Euro 2032, Uva rassicura: «Nessun ritardo»”

Palermo-Cesena 0-0 Serie B (51) tribuna renzo barbera

L’allarme sugli stadi italiani in vista di Euro 2032 scuote il calcio e accende il dibattito istituzionale. Come racconta Elisabetta Esposito sulla Gazzetta dello Sport, il tema è stato al centro del forum organizzato a San Siro da Il Foglio, con la presenza di figure chiave del panorama calcistico e politico.

A provare a fare chiarezza è stato Michele Uva, UEFA Executive Director per l’Europeo 2032. Come riportato da Elisabetta Esposito sulla Gazzetta dello Sport, il dirigente ha commentato senza giri di parole le dichiarazioni di Ceferin: «Ha ragione ed è un messaggio chiaro. Stiamo lavorando intensamente e sono convinto che l’Italia avrà l’Europeo con i suoi cinque stadi».


Uva ha però voluto rassicurare sullo stato dei lavori: «Non ci sono ritardi e siamo perfettamente in linea con il percorso disegnato. Nessun allarmismo. Dopo una forte accelerazione degli ultimi sei mesi, ci sono otto impianti che hanno un cronoprogramma compatibile con la candidatura». Entro metà settembre la FIGC sceglierà i cinque stadi, mentre a inizio ottobre arriverà la ratifica ufficiale.

Secondo quanto evidenzia Elisabetta Esposito sulla Gazzetta dello Sport, gli impianti attualmente in corsa sono Torino (Allianz Stadium), Firenze, Roma (Olimpico e nuovo stadio giallorosso), Salerno, Palermo, Cagliari e Napoli, con alcune criticità ancora aperte proprio per quest’ultima città.

Il nodo più delicato resta Milano. «Se Milano non farà il nuovo stadio, ospiteremo l’Europeo senza Milano», ha avvertito Uva, sottolineando come anche Napoli rischi l’esclusione in assenza dei requisiti richiesti. Un segnale forte, che evidenzia la rigidità dei parametri UEFA.

L’Europeo, però, non riguarda solo gli stadi. Come sottolinea Elisabetta Esposito sulla Gazzetta dello Sport, Uva ha ribadito che si tratta di «un’opportunità per tutto il sistema Paese», che coinvolge infrastrutture, mobilità, sostenibilità e sviluppo territoriale.

Sul tema è intervenuto anche il ministro per lo Sport Andrea Abodi: «Negli altri Paesi lo sviluppo degli impianti non è stato frutto di contributi pubblici, ma dell’intraprendenza delle società». Un richiamo a un cambio culturale necessario per colmare il gap con il resto d’Europa.

Spazio anche alla governance del calcio italiano. Sempre secondo Elisabetta Esposito sulla Gazzetta dello Sport, Abodi ha sottolineato come il problema non sia solo legato ai vertici federali: «Non è il singolo, ma il sistema che non ha saputo fare un passo avanti».

Infine, Giovanni Malagò ha evidenziato il ruolo della politica: «È indispensabile che si occupi di sport, ma senza occuparlo». Un equilibrio delicato, in un momento chiave per il futuro del calcio italiano.

L’obiettivo resta chiaro: non perdere Euro 2032. Ma per riuscirci servirà uno sforzo comune, tra istituzioni, club e governo, per trasformare un’opportunità in realtà.

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