Miccoli: «La mia vita tra errori e ripartenze. Palermo? Un pezzo di cuore»
Fabrizio Miccoli si racconta a cuore aperto, tra carriera, scelte difficili e rinascita personale. Nell’intervista rilasciata a Il Foglio, l’ex attaccante ripercorre tutte le tappe della sua vita, dentro e fuori dal campo, con uno sguardo lucido su ciò che è stato e su ciò che è oggi. Il Foglio mette in evidenza un racconto profondo, fatto di successi, rimpianti e consapevolezze maturate nel tempo.
Alla domanda su quale sia stata la sua vita, Miccoli risponde senza filtri: «Diciamo che è stata abbastanza movimentata – sorride – sia a livello calcistico che umano. Però ora sto bene con me stesso, sono ripartito. Oggi sono contento. La fortuna che ho avuto è stata di avere accanto una famiglia come la mia, che mi ha dato la forza di voltare pagina e di risalire dopo quel pezzo di vita travagliato».
Nel dialogo con Il Foglio, emerge anche il percorso che lo ha portato a diventare calciatore: «Si vedeva che avevo delle qualità importanti, anche se per la strada ti diverti e basta, pensi solo a giocare. Poi andai in una succursale del Lecce e, successivamente, arrivò la chiamata del settore giovanile del Milan. Una parentesi forte, perché avevo dodici anni e mi sono ritrovato a novecento chilometri da casa. E infatti lì ho resistito solo due anni. Però quella parentesi mi ha fatto capire che potevo fare il calciatore».
Tra i passaggi più significativi della carriera, anche il mancato approdo al Lecce in Serie A: «Sì, Corvino era il mio direttore a Casarano. Poi lui andò al Lecce e io aspettai fino all’ultimo il trasferimento. Non so il motivo preciso per cui non se ne fece nulla. Comunque, quando la Juventus decise di cedermi in prestito, cercai più volte di farmi mandare a Lecce. Il rimpianto è di non aver potuto giocare con il Lecce in Serie A, anche se poi l’ho fatto in C. Avevo il sogno di fare gol sotto la Curva Nord e sicuramente farlo in A, davanti a trentamila persone, sarebbe stato diverso rispetto a farlo in C con duemila».
Miccoli ripercorre anche i rapporti con dirigenti e figure chiave del calcio italiano: «Con Moggi abbiamo avuto qualche scontro però alla fine ti diceva le cose in faccia. L’unico screzio che ho avuto con lui è stato perché non volevo andare a giocare in Inghilterra, dove voleva cedermi. Gaucci è stato un grande nel rapporto personale con me. Di Zamparini, non potendomi rispondere, preferisco non dire nulla. Anche Gaucci non c’è più, ma dell’ex proprietario del Perugia, se ho cento parole da dire, ne dico cento positive».
Non manca una riflessione sui rimpianti: «L’unico rimpianto che ho è che avrei potuto sfruttare meglio la situazione Juve. Magari cambiando qualcosa del mio carattere, o affidandomi a procuratori più esperti di quello che avevo. Io sono stato uno dei pochi che ha iniziato e concluso la carriera con lo stesso procuratore, perché per me l’amicizia vale più di un contratto».
Tra i passaggi più delicati dell’intervista a Il Foglio, anche quello legato all’esperienza in carcere: «Nella sfortuna ho avuto la fortuna di essere in una sezione ad alta sicurezza, dove tutti mi hanno aiutato. Il carcere mi ha insegnato che nella vita, per essere felice, bastano le piccole cose, come passare il tempo con tua moglie, i figli, le persone a cui vuoi bene. Prima di entrare in carcere avevo tanti amici, oggi ne ho due, tre: è servito anche a questo. Quando sono uscito poi ho fatto due anni e mezzo di affidamento. Mi preme quindi ringraziare l’Uepe di Lecce».
Oggi Miccoli guarda avanti, con nuovi progetti legati al calcio: «Con la prima squadra siamo ai playoff e speriamo di andare in C. Sarebbe fantastico portare a San Donato squadre come Palermo, Salernitana, Matera… il calcio femminile mi ha riportato indietro negli anni, a un calcio fatto di passione, di voglia di allenarsi anche a tarda sera. Di Flaviana che dire? Per me è stata fondamentale, è il mio faro. Senza di lei non so se ce l’avrei fatta».
Infine, uno sguardo al futuro personale: «Me lo immagino sereno, tranquillo, con pochi amici, la famiglia accanto e con un pallone vicino».
Come sottolinea Il Foglio, il legame con Palermo resta forte anche oggi. Il 26 settembre è previsto allo stadio “Barbera” un evento simbolico: la partita d’addio che Miccoli non ha mai potuto giocare. Il ricavato sarà devoluto alla Fondazione Falcone e contribuirà alla realizzazione di un campo da calcio alla Kalsa, quartiere simbolo della città. Un gesto che unisce memoria, sport e impegno sociale, nel segno di un legame mai spezzato.
