Escl. Cagni: “Empoli-Palermo? Cuore diviso a metà. Adani vuol fare il guru, ma in realtà…”

cagni

«Tengo al Palermo in virtù anche del grande rapporto che ho con Inzaghi. Sono molto legato, però, anche all’Empoli, realtà nella quale ho ottenuto il risultato più importante della mia carriera. In tal senso sono dunque un po’ combattuto. Spero finisca in un pareggio, ma è chiaro che dal punto di vista tecnico i rosanero partono in vantaggio».

Questo il pensiero, ai microfoni di Ilovepalermocalcio.com, dell’ex tecnico dell’Empoli Luigi Cagni, in vista della sfida tra i toscani e il Palermo nel prossimo turno di campionato.


Lei ha allenato un giovanissimo Inzaghi a Piacenza. Avrebbe mai immaginato che potesse raggiungere risultati tanto prestigiosi?

«Assolutamente sì. Quando sono arrivato al Piacenza, lui giocava nella Primavera e il fratello Simone negli Allievi e andavo spesso a vederli. Un giocatore lo riconosci. E lui è nato goleador, una vera e propria dote naturale. Ha vissuto da professionista e spesso viene preso in giro anche per il tipo di alimentazione che ha seguito. Inzaghi ha dimostrato di meritare tutto ciò che ha avuto e quello che sta ottenendo. Chi ha questa passione arriva sempre a ottenere importanti risultati».

Diversi suoi ex giocatori sono divenuti allenatori. Tra i tanti, chi non avrebbe mai visto nelle vesti di allenatore?

«Faccio il nome di Vanoli. Lui parlava tanto in campo, ma era un terzino sinistro che fuori dal terreno di gioco non aveva questa grande personalità. Lui mi ha stupito più di tutti. Paolo parlava poco fuori dal rettangolo di gioco, a differenza degli altri, tra i quali anche Filippo Inzaghi, con i quali mi confrontavo molto».

Lei alla Sampdoria ha allenato Vasari, icona del calcio a Palermo. Che ricordo ha di lui?

«Nel mio sistema di gioco le ali erano determinanti. Vasari è stato uno di questi. Non essendo fisicamente fortissimo, peccava nella fase difensiva, nonostante si impegnasse tantissimo. In tal senso ho avuto ali migliori. Poi, da metà campo in su, è tra gli esterni più forti che ho avuto».

Tra i doppi ex di Empoli-Palermo c’è anche Vannucchi. Può considerarsi un genio incompreso?

«Vannucchi è un fenomeno. Con lui ho ancora adesso un bellissimo rapporto. È lui che ha deciso della sua carriera. Per rendere doveva stare vicino casa, altrimenti non riusciva a esprimersi. Aveva bisogno di stare sereno. Lui ha avuto le sue opportunità, ma voleva stare sempre vicino a Lucca. A Empoli, infatti, era sereno. Si allenava e poi veniva con la sua canna da pesca. Questo era Vannucchi».

Lei ha vissuto nell’era dei Pizzul, dei Martellini e dei Ciotti. Manca qualcosa oggigiorno nel modo di raccontare il calcio ai tifosi?

«La voglia di fare business ha portato la televisione a prendere la strada della spettacolarizzazione. Non si pensa al fatto che ci siano dei ragazzi che la guardano e che, in tal senso, debba esserci anche una funzione educativa. La necessità di vendere il più possibile, per guadagnare il più possibile, ha portato la maggior parte dei media a prendere questa strada».

Avverrà mai il chiarimento tra lei e Adani?

«Non può avvenire perché siamo diametralmente opposti. Lui vuole fare il guru e ha un modo di parlare che non ha attinenza con il calcio. Parla di questo sport come se sapesse tutto, senza sbagliare niente. La realtà racconta invece di una persona che ha provato a fare l’allenatore, considerato che era il secondo di Baldini a Vicenza, senza raccogliere poi risultati. Lui è uno molto bravo in radio, che si informa. È però un teorico che non potrà mai provare ciò che dice. Ma il calcio è un’altra cosa».

Come nasce la passione per i social?

«No, attenzione, io non sono molto legato a questo mondo. I miei social sono gestiti da mia figlia. Io avevo un blog di calcio vent’anni fa, nel quale parlavo di calcio. Tutto fino a quando non è arrivata una persona che parlava e si prendeva interamente la scena e ho così chiesto a mio figlio di chiudere tutto».