Avversari diversi, epoche diverse e un calcio profondamente cambiato rispetto al 2017, ma alcune analogie tra il primo Palermo di Bruno Tedino e quello attuale guidato da Pippo Inzaghi restano evidenti. A partire dall’obiettivo: tornare subito in Serie A dopo una retrocessione. Un parallelismo che emerge chiaramente dall’analisi proposta da Tedino in un’intervista rilasciata a La Sicilia.
Dopo diciotto giornate, il Palermo di Tedino aveva conquistato 32 punti ed era in testa alla classifica; quello di Inzaghi è arrivato a quota 33, ma occupa il quarto posto. Il contesto è diverso, la strada anche, ma il cammino resta sorprendentemente simile. «Ci sono delle cose che mi fa molto piacere vedere – ha spiegato Tedino a La Sicilia – l’impostazione della squadra non è identica, ma gli assomiglia. Noi avevamo Nestorovski, oggi c’è Pohjanpalo; avevamo Coronado e Trajkovski, oggi Palumbo e Le Douaron. Il parallelismo è evidente».
Le differenze non mancano, soprattutto a centrocampo. «Il nostro era più roccioso – ha aggiunto Tedino sulle pagine de La Sicilia – questo invece è più dinamico e tecnico. Ma quella di Inzaghi è una squadra votata alla costruzione e alla finalizzazione, come lo eravamo noi, e i numeri sono molto vicini». Un Palermo che convince non solo per i risultati, ma per l’identità di gioco.
Un altro elemento di discontinuità è rappresentato dalla struttura societaria e dal rapporto con la piazza. Tedino ha ricordato l’importanza del centro sportivo, fortemente voluto da Zamparini, e un inizio segnato dalla contestazione: «Eravamo partiti con mille paganti, poi abbiamo visto il Barbera pieno. Come uomo non finirò mai di ringraziare Palermo e Zamparini». Parole affidate ancora a La Sicilia, che restituiscono il peso umano di quell’esperienza.
Oggi sulla panchina rosanero siede Filippo Inzaghi, allenatore che Tedino conosce bene. «Inzaghi è partito dalla gavetta – ha sottolineato – ha avuto l’umiltà di studiare e crescere. È la persona giusta per un Palermo che vuole vincere e convincere». Ma la Serie B resta un campionato durissimo. L’exploit del Frosinone ha sorpreso anche lui: «Sta facendo un percorso straordinario, come spesso accade con Alvini». Senza dimenticare Monza e Venezia, corazzate costruite per competere ai massimi livelli.
