PALERMO – La partenza di Brunori e le strategie future, ma anche la filosofia costruita sull’esperienza e sulla mentalità giusta per una piazza esigente. Carlo Osti fa il punto sul Palermo in un’intervista rilasciata a Paolo Vannini per il Corriere dello Sport, chiarendo le scelte tecniche e dirigenziali adottate dal club rosanero.

«Brunori nessuno lo ha voluto mandare via», precisa Osti, come riportato da Paolo Vannini sul Corriere dello Sport. Il direttore sportivo sottolinea come il ruolo dell’attaccante fosse cambiato e come il giocatore ne fosse consapevole: «È stato correttissimo, ha deciso di andare e noi lo abbiamo accontentato per quello che ha fatto per il Palermo». La sostituzione, però, è già nei piani: «Detto che Le Douaron è cresciuto, arriverà un altro attaccante di livello che ci possa migliorare. Non è facile».

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Uno dei temi affrontati riguarda l’età media della rosa, considerata alta da alcuni osservatori. Osti ribadisce la scelta senza esitazioni. Secondo quanto riferisce ancora Paolo Vannini sulle pagine del Corriere dello Sport, il dirigente spiega: «Il Palermo ambisce al presente. Un calciatore più esperto si relaziona meglio con una piazza esigente». Un discorso che non esclude i giovani, come dimostrano i casi di Peda e Vasic, ma che tiene conto del peso specifico della maglia rosanero.

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«Ci sono maglie che pesano più di altre», aggiunge Osti, come evidenzia Paolo Vannini del Corriere dello Sport. «Il Palermo in Serie B è un top club e in una trattativa devo considerare anche l’aspetto caratteriale di un giocatore. Spesso è quello che fa scattare qualcosa». Un approccio pragmatico, legato alla necessità di competere subito.

Infine, un passaggio sul passato da calciatore e sull’evoluzione del gioco. Osti ricorda i due scudetti vinti con la Juventus tra il 1980 e il 1982, con Trapattoni in panchina, mantenendo ancora oggi rapporti con ex compagni come Tardelli, Marocchino, Prandelli e Causio. «Ma era un altro calcio», osserva il direttore sportivo nell’intervista raccolta da Paolo Vannini per il Corriere dello Sport. «Al difensore si chiedeva solo di marcare, oggi deve impostare. In B le partite sono battaglie: seconde palle, contrasti, fisicità. Dopo venti minuti prevale chi ha più voglia».