Palermo, Mirri ricorda Alessia: «Ci ha dato una lezione di dignità e coraggio»

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Grande commozione al Renzo Barbera, dove il presidente del Palermo Dario Mirri ha parlato davanti alla camera ardente della piccola Alessia La Rosa, la giovane tifosa rosanero scomparsa dopo una lunga battaglia contro la malattia.

Il numero uno del club rosanero ha ricordato Alessia con parole profonde e toccanti:


«È complicato dire qualcosa perché l’ordine naturale prevede che prima andiamo via noi e poi vadano via i bambini. In questo caso è successo il contrario, quindi abbiamo sovvertito la natura».

Mirri ha poi sottolineato la forza trasmessa dalla bambina a tutta la città:

«La città sta dimostrando quello che Alessia dava e che spero continui a dare nei nostri cuori. Ci ha dato una grande lezione, una lezione di dignità, coraggio e forza».

Il presidente del Palermo ha spiegato anche il motivo per cui Alessia veniva chiamata “guerriera”:

«La chiamavamo guerriera semplicemente perché guardava forse in faccia alla morte ma non abbassava mai lo sguardo. Una bambina enorme».

Poi un messaggio rivolto a tutta Palermo:

«Spero che tutti i palermitani possano prendere spunto e aiuto da lei per capire un po’ che cosa significa essere palermitano».

Mirri si è soffermato anche sull’ondata di affetto arrivata da tutta Italia, al di là delle rivalità calcistiche:

«Alessia era tifosa del Palermo ma poteva essere tifosa anche del Catania, non cambia niente».

E ancora:

«I tifosi, gli ultras, chiunque siano, spesso li dipingiamo come diversi, ma sono uomini, donne e bambini. Hanno colori diversi ma hanno rispetto».

Il presidente rosanero ha poi rivelato:

«So che stanno venendo una quarantina di tifosi del Catania, hanno preso una macchina e stanno venendo a salutare Alessia».

Infine il pensiero sul modo in cui il Palermo ricorderà la bambina:

«La ricorderemo sempre. Venerdì andremo tutti al funerale in Cattedrale e aspettiamo l’ok per giocare con il lutto al braccio. Ma queste sono rappresentazioni visive. Quello che è importante è che Palermo non dimentichi l’esempio di Alessia».

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