Gazzetta dello Sport: “TFR dei calciatori, scoppia il caso Viviano. Anche la FIGC vuole fare chiarezza”
Il fondo destinato alle indennità di fine carriera dei calciatori professionisti finisce al centro delle polemiche. A sollevare interrogativi sulla gestione delle somme accantonate, sulla trasparenza degli investimenti e sulle modalità di accesso ai rendiconti è anche l’ex portiere del Palermo Emiliano Viviano, protagonista di un contenzioso giudiziario.
Come racconta la Gazzetta dello Sport, la vicenda coinvolge il Fondo di accantonamento delle indennità di fine carriera, organismo nel quale siedono anche i vertici dell’Associazione Italiana Calciatori (AIC) e dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC).
La questione avrebbe attirato l’attenzione anche di Giovanni Malagò, intenzionato ad approfondire il funzionamento del Fondo.
Il caso Viviano: la richiesta dei bilanci e il ricorso al tribunale
Secondo quanto ricostruisce la Gazzetta dello Sport, Emiliano Viviano ha chiesto di poter consultare i bilanci del Fondo per verificare la correttezza delle somme ricevute al termine della propria carriera.
La richiesta non è stata accolta, anche in considerazione della natura giuridica dell’organismo, costituito come associazione non riconosciuta senza finalità di lucro, dotata di autonomia statutaria e soggetta a obblighi di pubblicità limitati verso l’esterno.
L’ex portiere, assistito dallo studio legale T-Legal Brigida-Vocalelli, si è quindi rivolto al Tribunale di Roma.
Il 4 dicembre scorso è stato emesso un decreto ingiuntivo che imponeva al Fondo di consentire l’accesso alla documentazione richiesta. Il provvedimento è stato però contestato attraverso un’opposizione.
Per il primo dicembre è prevista un’udienza davanti al giudice Maurizio Manzi, chiamato a pronunciarsi sulla conferma del decreto ingiuntivo.
Al centro del confronto c’è dunque il diritto di accesso alla documentazione e l’estensione delle verifiche richieste dall’ex calciatore.
Come funziona il Fondo: trattenute sugli stipendi e liquidazioni
Il Fondo è stato costituito nel 1975 su iniziativa della FIGC, delle leghe professionistiche e delle associazioni di categoria.
Il suo compito è accantonare una parte delle retribuzioni dei tesserati sportivi, investire le somme raccolte e restituirle al termine della carriera.
Il meccanismo prevede una contribuzione complessiva del 7,5% dello stipendio mensile, suddivisa tra società e calciatore:
- Il 6,25% è a carico della società.
- L’1,25% è a carico del giocatore.
- Il massimale indicato è di 8.360,33 euro.
L’accantonamento è previsto dal contratto collettivo e non avviene su base volontaria. La riscossione delle somme maturate, invece, richiede un’apposita domanda.
Proprio questo aspetto, secondo la ricostruzione del quotidiano, avrebbe contribuito a lasciare nel Fondo importi spettanti a ex tesserati che non ne hanno ancora richiesto la liquidazione.
Recentemente sarebbero comunque arrivate oltre 600 domande.
Investimenti immobiliari e patrimonio da oltre 197 milioni
Un altro punto al centro dell’approfondimento della Gazzetta dello Sport riguarda gli investimenti effettuati attraverso Sport Invest 2000, società per azioni costituita nel 1987 e interamente controllata dal Fondo.
Nel consiglio di amministrazione figurano Leonardo Grosso, presidente, Umberto Calcagno, Renzo Ulivieri e il direttore generale dell’AIC Grazioli.
La gestione degli investimenti è prevalentemente immobiliare.
Secondo i dati riportati, il patrimonio immobiliare del Fondo supera i 197 milioni di euro, mentre i bilanci della società di investimento sarebbero stati raramente in attivo.
Il valore degli immobili rappresenta una garanzia patrimoniale, ma la loro eventuale trasformazione in liquidità dipende dalle operazioni di vendita.
Tra le questioni sollevate figura anche quella delle comunicazioni periodiche alla FIGC e alle leghe professionistiche sullo stato degli investimenti, dei bilanci e dell’attività del Collegio sindacale.
Calcagno replica: «Il Fondo gode di ottima salute»
Interpellato sulla vicenda, il presidente dell’AIC Umberto Calcagno ha respinto le perplessità sulla solidità economica e sulla trasparenza della gestione.
«Il Fondo gode di ottima salute e i soldi ci sono per tutti, anche per chi se ne fosse dimenticato e venisse a chiederli 30 anni dopo aver smesso».
Calcagno ha spiegato che il rendiconto 2024/25 è stato pubblicato sul sito ufficiale del Fondo e ha anticipato i risultati dell’esercizio successivo.
«Di recente abbiamo pubblicato sul sito ffca.it il rendiconto 2024/25, tra 15 giorni ci sarà quello di questa stagione, ancora in utile per circa 1,7 milioni di euro, ridistribuiti per l’80% agli iscritti».
Il presidente dell’Assocalciatori ha inoltre annunciato la vendita di un immobile a Milano, operazione destinata a portare ulteriori 18 milioni di euro nelle disponibilità del Fondo per nuovi investimenti.
La posizione dell’AIC sulla vicenda Viviano
Calcagno ha risposto anche alle contestazioni sollevate dall’ex portiere rosanero.
«Quanto a Viviano, diversamente da ciò che ha dichiarato, il Fondo gli ha corrisposto da anni tutto ciò che gli spettava con il dettaglio completo della sua posizione».
Secondo il presidente dell’AIC, la richiesta avanzata dall’ex calciatore andrebbe oltre la verifica della propria situazione individuale.
«La richiesta ora avanzata mira a un controllo generalizzato sull’intera gestione del Fondo per diciotto anni: una pretesa che invade un ambito riservato agli organi statutari. Di certo noi non abbiamo niente da nascondere».
Calcagno ha anche sottolineato che l’associazione informa regolarmente i calciatori del diritto a riscuotere le somme accantonate, con particolare attenzione agli stranieri che potrebbero dimenticare di richiederle dopo aver lasciato l’Italia.
FIGC, tensioni nei sindacati e richiesta di trasparenza
La vicenda si inserisce in una fase caratterizzata da alcuni malumori all’interno delle rappresentanze di calciatori e allenatori.
La Gazzetta dello Sport riferisce anche di divergenze emerse in occasione della candidatura di Adriano Galliani alla presidenza della FIGC, ritenuta da alcuni esponenti non sufficientemente condivisa prima dell’ufficializzazione.
Sul Fondo, invece, la questione riguarda soprattutto le modalità di gestione e rendicontazione delle risorse destinate ai tesserati.
Nel consiglio di amministrazione dell’organismo siedono Umberto Calcagno e Renzo Ulivieri, insieme al presidente Leonardo Grosso, designato dall’AIC e nominato dalla FIGC.
Il confronto giudiziario avviato da Viviano e gli approfondimenti richiesti in ambito federale potrebbero contribuire a chiarire le procedure di accesso ai documenti e le modalità di controllo.
Resta centrale la distinzione tra le contestazioni sollevate sulla trasparenza amministrativa e la posizione dei vertici del Fondo, che assicurano la piena disponibilità delle risorse necessarie a soddisfare le richieste degli aventi diritto.
