Mirri: «Il calcio italiano ha bisogno di un cambio di passo. Serve ripartire dai giovani»
Intervistato da Calcio e Finanza, il presidente del Palermo Dario Mirri ha analizzato il momento del calcio italiano, soffermandosi sulle elezioni FIGC e sulle criticità strutturali del sistema.
«È evidente che il calcio italiano ha bisogno di un cambio di ritmo e credo che tanto passi da quello che avverrà il 22 giugno e da chi verrà delegato a rappresentare la FIGC. Dico subito che io sono un amico di Gabriele Gravina e credo che con la sua consueta dignità abbia rassegnato le dimissioni. È giusto così ma non credo che sia l’unico colpevole».
Nel corso dell’intervista a Calcio e Finanza, Mirri ha indicato la necessità di un cambiamento profondo: «Secondo me è più profonda la soluzione, arriverà un nuovo presidente che deve in qualche modo rappresentare un cambio di passo. Tra i temi di discussione ci sono settore giovanile, giocatori italiani e stranieri. Bisogna andare a monte perché non ci sono più bambini che si appassionano al calcio e che vedono la partita di 90 minuti ma si dedicano ad altri sport. Guardano il cellulare e non vengono allo stadio».
Il presidente rosanero ha poi ribadito l’importanza di un intervento strutturale: «Bisognerebbe partire da lì per potere poi un domani avere più calciatori italiani. L’intervento deve essere strutturale e deve partire in termini culturali, partire dalle fondamenta. Ci vorrà del tempo però con un percorso e con una strategia di medio lungo periodo torneremo ai Mondiali, ma non possiamo pensare che sia l’inverso».
Sul settore giovanile, Mirri ha spiegato: «La crescita del settore giovanile passa da una crescita delle infrastrutture. Due anni fa abbiamo inaugurato il centro sportivo, un progetto che viene dal passato quando abbiamo individuato il terreno. Il City Football Group appena arrivato è la prima cosa che ha finanziato».
E ancora: «Sappiamo bene che la Sicilia è un territorio grande e che sono pochini i siciliani che giocano in Serie A. Questa è la dimostrazione che non è possibile che su 5 milioni di siciliani nessuno sappia giocare a pallone: è invece molto più probabile che mancando le strutture inevitabilmente non arrivi a giocare in Serie A».
Sulle proposte fiscali per incentivare i calciatori italiani, il presidente è netto: «Credo molto poco alle induzioni esterne sul mercato. Non penso che andare ad aiutare fiscalmente chi compra un italiano piuttosto che uno straniero sia il modo migliore per trovare una soluzione. In quel modo alteri soltanto il mercato».
Infine, un focus sull’aspetto culturale: «I dati confermano che i giocatori che hanno più mercato sono quelli nord europei, ma perché probabilmente sono i più bravi ad adattarsi. È un tema culturale. Porto l’esempio del nostro settore giovanile: i genitori stanno dietro ai bambini come se fossero campioni mondiali e non so se li aiuta».
E conclude: «Noi siamo italiani, abbiamo questa cultura, i bambini li proteggiamo, li aiutiamo, li sosteniamo. Il tema culturale secondo me è uno degli elementi su cui lavorare».
