Criscitiello scuote la Serie C: “Stop al professionismo, stipendi minimi per giocatori scarsi”
Nel suo consueto editoriale del lunedì mattina su Sportitalia.it, Michele Criscitiello è tornato a parlare della crisi della Serie C, ipotizzando una vera e propria rivoluzione del sistema. Il direttore di Sportitalia ha analizzato le mosse dei vertici federali e della Lega Pro, puntando il dito contro l’attuale modello professionistico, ritenuto non più sostenibile. Un intervento duro, senza sconti, che tocca temi come costi, stipendi, infrastrutture, diritti tv e il futuro stesso della categoria.
Di seguito il virgolettato integrale:
“Le temperature sono crollate, nevica in diverse zone d’Italia e in molti non si spiegano il motivo.
Forse ce l’ho io la soluzione. La accendiamo? Gabriele Gravina, Presidente FIGC, e Matteo Marani, Presidente Lega Pro, stanno partorendo una bella soluzione per la rinascita della serie C. Voi ci credete? Io no ma siccome abbiamo un’onestà intellettuale che ci precede abbiamo la decenza di ammettere quando fanno una cosa buona e bastoniamo quando fanno i disastri.
Premessa: per ora è solo un’idea ma almeno l’idea è buona. La serie C (a proposito mollate questa Lega Pro e chiamiamola serie C che ci piace tanto) non può avere più lo status da professionista ma deve rientrare sotto il cappello dei dilettanti. Non possiamo continuare a far morire le società solo per uno status o per far felici i calciatori. Stimo Calcagno, da quando giocava a calcio con la maglia numero 7, ma a questo giro deve capire che il bene dei club è più importante di quello dei calciatori perché non si gioca a calcio se qualcuno non mette i soldi.
Entriamo nel dettaglio. Gravina e Marani sono alleati, sulla carta. Gravina però non si fida di Marani e Marani vuole fare carriera politica. Si deve muovere perché è partito tardi. Intanto tutti hanno paura della Nazionale perché se non si va al Mondiale scende in campo la politica perché anche in caso di fallimento, vi anticipo, che Gravina non si dimetterà. Detto questo torniamo alla serie C. 100 club professionistici in Italia non li reggiamo. Non ci sono soldi e quelli che li riciclano non possono più farlo perché i controlli sono aumentati. Quindi abbiamo bisogno di meno Presidenti ma facoltosi e seri. Piazza pulita di chi non merita di stare a questo mondo. La serie C è morta e bisogna cambiarla subito.
Gravina e Marani parlano di cambiamento dalla stagione 2027/2028. No! Va fatta subito. Senza guardare in faccia a nessuno. Capisco che non si può passare da 60 a 40, va bene, ma quelle 60 vanno gestite. Come? Stop ai Professionisti. Stop a una tassazione folle che la C, senza soldi, non si può permettere. Stop al minimo federale per i calciatori. Se un giovane, per mettersi in evidenza, accetta di guadagnare 600 euro a 20 anni per giocare a calcio nessuno può obbligare un club a spendere 1200 euro al mese che con le tasse arriva a costarti 30 mila euro all’anno. Chi gioca in C deve capire che dopo il calcio, e forse anche durante, deve trovarsi un lavoro. In Lega Pro non si vive di rendita. I giovani possono e devono aver spazio ma senza obbligo da parte dei regolamenti.
Via il minutaggio sui giovani (scarsi). Se uno è forte gioca perché i club lo venderanno e faranno plusvalenza. Stop all’obbligo dello stipendio minimo. Si ai dilettanti a patto che si trovi la quadra sulla mutualità. Marani deve pretendere più soldi dai diritti tv. Sky mette in palinsesto 1200 partite all’anno e ormai la Lega Pro è diventata la vera garanzia della piattaforma satellitare che ha 3 partite di A, ha perso la B e punta tutto sulla C. Ma il valore deve aumentare e deve essere distribuito in modo migliore ai club; senza calcolare le squadre B che non hanno alcun diritto.
La serie C, giustamente, pretende dalle società: impianti con illuminazione a 1000 lux, 10 telecamere per impianto di sicurezza, wi fi potente per coprire l’impianto, spogliatoi, sala stampa, settore ospiti con sediolini, sediolini con schienale in tribuna, uscite di sicurezza triple ma non chiede garanzie e non effettua controlli sulla cosa più importante: il terreno di gioco. Scusate, senza polemica, questa è follia. Vai a Sassari, trovi le luci, le telecamere, gli spogliatoi ma poi non giochi a calcio tra buchi e dislivelli sul manto erboso. La prima garanzia deve essere il campo. Fideiussione, al secondo anno, a 750 mila euro è una esagerazione. 350 mila euro, con controlli seri, bastano e avanzano a garanzia. Riconoscere alle squadre ospiti il 10% dell’incasso, stile Coppa Italia e aumentare il numero di prestiti da 8 a 10. La C deve cambiare. Da subito e non dal 2027. Gravina e Marani hanno trovato la prima chiave. Ora devono aprire la porta. Calcagno e l’AIC devono ragionare. I Presidenti di C devono svegliarsi e coalizzarsi. Dormono e accettano tutti ma muoiono 4 club ogni anno. Su 60! E’ finito il tempo di guardare il proprio orticello. Ora bisogna fare il bene del sistema per evitare che continui ad implodere”.
