Sessanta presenze con la maglia del Palermo sono un traguardo che pesa, soprattutto se raggiunto a soli 22 anni. Aljosa Vasic, al terzo anno in rosanero, guarda indietro e vede un percorso fatto di crescita, sacrificio e responsabilità. Lo racconta in un’intervista a Valerio Tripi per la Repubblica Palermo, nella quale il centrocampista serbo ripercorre il proprio cammino e il legame sempre più forte con l’ambiente.

«Sono stati anni intensi, non sempre semplici, ma estremamente formativi», spiega Vasic a la Repubblica Palermo. «Arrivare a Palermo così giovane, in un club forte e ambizioso, ti obbliga a crescere in fretta come calciatore e come uomo». Un percorso che oggi gli restituisce consapevolezza e orgoglio: «Sentirmi parte importante di questo gruppo ha un sapore speciale, perché so quanta strada c’è stata dietro».

La crescita, però, non è vissuta come un punto di arrivo. «Gara dopo gara ho dato il massimo per farmi trovare pronto, sono consapevole di quello che posso dare giocando con costanza e fiducia», prosegue Vasic nell’intervista firmata da Valerio Tripi su la Repubblica Palermo. «Ma non vivo tutto questo come un traguardo definitivo: ci sono ancora tante soddisfazioni che voglio togliermi con questa maglia e il meglio deve ancora venire».

Un passaggio centrale è dedicato al rapporto con Filippo Inzaghi, che in estate lo ha tolto dal mercato dichiarando apertamente di voler puntare su di lui. «Le sue parole mi hanno fatto molto piacere, ma soprattutto mi hanno responsabilizzato», racconta Vasic a la Repubblica Palermo. «Quando un allenatore come Inzaghi, che ha costruito la sua carriera sulla mentalità vincente e sul lavoro quotidiano, esprime fiducia in modo così diretto, senti il dovere di alzare ancora di più il livello».

Il tecnico rosanero, secondo il centrocampista, ha una dote rara: «Sa dirti le cose in faccia, nel bene e nel male, e questo per un giocatore è fondamentale. Trasmette una cultura del sacrificio e della vittoria che ti entra sotto pelle, perché viene da qualcuno che ha vissuto certi livelli e sa cosa significa essere decisivi», aggiunge ancora Vasic nell’intervista a Valerio Tripi per la Repubblica Palermo. «Fame, cattiveria sportiva, capacità di essere decisivo. Il suo nome era sinonimo di gol importanti, di notti europee e di partite che contano davvero. È un privilegio lavorare con qualcuno che ha vissuto tutto questo e che riesce a trasmetterlo al gruppo», come riportato ancora da la Repubblica Palermo.

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