Morgia e il doppio filo Mantova-Palermo: «Servono coraggio e testa libera»

Alla vigilia di Mantova-Palermo, a parlare è Massimo Morgia, doppio ex della sfida, che ai microfoni de La Gazzetta di Mantova ha ripercorso ricordi, sensazioni e offerto una lettura lucida del momento delle due squadre. Parole cariche di emozione e rispetto per due piazze che, in momenti diversi, hanno segnato la sua carriera.

«I ricordi sono bellissimi», racconta Morgia a La Gazzetta di Mantova. «A Palermo arrivai da allenatore emergente ed è stata la mia prima occasione in una grande piazza. Lì anche la Serie C è come la Serie A. A Mantova invece sono arrivato a fine carriera, ma ho vissuto un anno speciale: tanti punti, bel calcio e soprattutto uno spirito da anni ’70-’80 che mi ha colpito». Un clima unico, fatto di famiglie allo stadio e tifosi sempre presenti: «Ricordo persone che si fermavano in autostrada per offrirci da mangiare. Un rapporto squadra-tifosi che non vedevo da tanto tempo». Il suo augurio è chiaro: «Spero davvero che Palermo e Mantova raggiungano i rispettivi obiettivi a fine stagione».

Entrando nel merito della partita, l’ex tecnico offre un consiglio diretto ai biancorossi. «Alle mie squadre dicevo sempre che avevamo poco da perdere», spiega a La Gazzetta di Mantova. «Bisogna giocare con la testa libera e attaccare più del solito. A Roma si dice “chi mena per primo mena due volte” e io questo motto l’ho sempre applicato anche nel calcio».

Sul Palermo, Morgia non ha dubbi: «È una corazzata, anche se in questo campionato sta incontrando delle difficoltà, soprattutto fuori casa». Ma il potenziale resta enorme. «Parliamo di una squadra con grande qualità tecnica, una società forte e un allenatore come Inzaghi che ha carisma e personalità per reggere una piazza così. In Serie B ha già dimostrato di saper vincere». Proprio per questo, avverte, «al Mantova serviranno coraggio e aggressività», come ribadito ancora a La Gazzetta di Mantova.

Un passaggio sentito è dedicato alla crisi del Mantova e alla posizione di Possanzini. «Nel calcio di solito paga sempre l’allenatore, ma per lui mi dispiace davvero», ammette Morgia. «Sono convinto che sia un buon tecnico e che lo abbia dimostrato. Per quel poco che ci siamo sentiti, mi è sembrato anche un bravo ragazzo. Avrà modo di rifarsi, ne sono sicuro».

Infine uno sguardo alle figure dirigenziali. «Rinaudo lo ricordo ragazzo nelle giovanili del Palermo quando allenavo lì. Era una promessa e ha fatto una buona carriera», spiega. Su Modesto invece aggiunge: «Non lo conosco direttamente, ma ne parla molto bene Alfio Pelliccioni. Se lo ha scelto, deduco che sia un buon allenatore». E sulla salvezza del Mantova, Morgia chiude con un augurio sincero: «Mancano venti giornate, può succedere di tutto. Nei momenti difficili bisogna restare uniti e l’aiuto dei tifosi sarà fondamentale», conclude sulle colonne de La Gazzetta di Mantova.