Tuttosport: “Italia, in arrivo altro “oriundo” per Mancini”

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Nato a Villanova d’Albenga, in Liguria, ma cresciuto in Argentina, Agustín Modica sogna di indossare la maglia della Nazionale italiana e di giocare in Serie A. L’attaccante del Club Atlético Gimnasia y Esgrima de Mendoza, autore di nove reti in undici presenze nel torneo Clausura, si è raccontato in un’intervista concessa a Tuttosport, parlando del suo percorso, dell’interesse di alcuni club italiani e della possibilità di entrare nel giro azzurro. Tra i nomi delle società che lo avrebbero seguito figurano anche Juventus e Fiorentina.

Sta disputando una bella parte di stagione.


«Stiamo andando molto bene, pensiamo in grande. Ci stiamo allenando duramente: stiamo ottenendo buoni risultati».

Quali sono le sue migliori qualità come attaccante?

«La tecnica e il fiuto del gol. Gioco con garra ogni partita e cerco sempre di allenarmi duramente, di lavorare sempre al massimo».

Lei è stato fuori per infortunio circa due anni a causa della rottura del legamento crociato. È letteralmente tornato più forte di prima, ma avrà vissuto una situazione non semplice.

«La testa è stata fondamentale. E poi il sacrificio, l’allenamento, la responsabilità. Ora, grazie a Dio, sono in un gran momento. E mi sento preparato per tutto».

E tra i suoi obiettivi c’è quello di giocare per l’Italia.

«Sì, è ovvio che sarebbe un sogno, qualcosa di molto bello, si tratta del Paese dove sono nato. Ovviamente servirà molto lavoro. E prestazioni di alto livello: spero di poterci riuscire».

È stato contattato da Roberto Mancini?

«Non direttamente, ma i miei agenti mi hanno informato che ci sia effettivamente qualcuno che mi sta seguendo e osservando. Non sarà facile visto il parco attaccanti azzurri, per questo dovrò continuare a lavorare ancor più duramente, nella speranza di guadagnarmi questa convocazione».

Nell’intervista a Tuttosport, Modica ha poi parlato dei propri riferimenti offensivi e dei paragoni con alcuni attaccanti che hanno lasciato il segno nel calcio italiano.

Chi sono i suoi riferimenti come attaccanti?

«In Italia ce ne sono davvero tanti forti, bisogna imparare da loro. Nomino Santi Castro e più in generale, in Europa, Haaland».

È stato definito il nuovo Retegui visto il percorso della punta dell’Al-Qadisiya.

«Mateo è un grande giocatore, lo conosco. Dovrò allora cercare di essere alla sua altezza, magari giocheremo insieme il Mondiale».

Per il suo modo di giocare è stato paragonato a due punte che hanno fatto davvero bene in Serie A.

«Dicono che ricordi Julio Cruz, ma anche Marco Di Vaio. Sicuramente sono stati due grandi giocatori. Un agente che seguiva El Jardinero mi ha raccontato un aneddoto carino su di lui. Ogni anno, nella sua squadra, arrivavano campioni su campioni. E gli si diceva che sarebbe stato complicato. Cruz rispondeva: “Non c’è problema, avrò il mio spazio”. E puntualmente aveva ragione. Ecco, ammiro anche questa forza di volontà, oltre alla bravura dell’ex giocatore».

È vero che in estate sarebbe potuto sbarcare in Serie A?

«Il mio agente mi ha informato dell’interesse di svariati club italiani, ma anche stranieri. Fa piacere, vedremo in futuro».

Si dice nello specifico che sia finito sul taccuino di Juventus e Fiorentina. Lei ha una squadra dove le piacerebbe giocare?

«No, però sicuramente sogno anche di potermi cimentare in Serie A. E la verità è che sogno qualcosa di grande, senza dubbio mi piacerebbe difendere un top club, spero di poterlo fare un giorno, sono pronto per ogni possibilità».

A Tuttosport, l’attaccante ha ricordato anche il proprio legame con l’Italia, lasciata quando aveva appena due anni per trasferirsi in Argentina insieme alla famiglia.

Che ricordi ha dell’Italia?

«Ero molto piccolo, mio papà giocava in Liguria e per questo sono nato lì. Nella mia memoria però è ancora vivida questa immagine delle montagne, di una vista molto bella. Recentemente sono tornato in Italia per vacanza, a Roma, semplicemente bellissima».

Per concludere le chiedo un ricordo sicuramente diverso. Nel 2013 una fuga di gas fece esplodere una palazzina vicino a dove viveva. Lei era in casa con sua nonna, ci furono 23 morti.

«Avevo circa 10 anni. Ricordo la distruzione, la desolazione e anche il fuoco. Posso solo ringraziare Dio per esserne uscito illeso».