“Nuova officina del talento”: la FIGC lancia il progetto per rilanciare i giovani italiani

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“Palla al centro”. È da qui che riparte il calcio italiano secondo la FIGC, con un progetto ambizioso dedicato allo sviluppo dei giovani talenti. Come racconta Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, l’idea è quella di tornare ai fondamentali tecnici, troppo spesso trascurati rispetto alla tattica. Fabrizio Patania, sulle colonne del Corriere dello Sport, evidenzia come il presidente Gravina abbia definito il progetto una «nuova officina del talento italiano». Ancora Fabrizio Patania per il Corriere dello Sport sottolinea il parallelo con il vecchio Nagc, adattato ai tempi moderni. E sempre Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport rimarca la necessità di intervenire su un sistema sempre più povero di talento.

«Ci vorrà qualche anno di tempo, ma darà i suoi frutti», ha spiegato Gravina, ribadendo che il progetto nasce da un lavoro avviato già nel 2018 e non è legato alle recenti difficoltà della Nazionale.


Il piano prevede la creazione di una vera e propria accademia federale, senza sostituirsi ai club ma con l’obiettivo di integrare e completare la formazione dei giovani calciatori:
«Non ci sostituiamo ai club ma abbiamo la funzione di completare la crescita di atleti di interesse nazionale».

A guidare la struttura sarà Maurizio Viscidi, che ha posto l’accento su una criticità evidente nel sistema italiano:
«I nostri bambini stanno poco con la palla tra i piedi. Troppa tattica».

Un concetto rafforzato anche dai dati evidenziati durante la presentazione, come riporta Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport. Renzo Ulivieri ha sottolineato il gap rispetto ad altri Paesi:
«I ragazzi italiani si allenano mediamente 650 ore all’anno. In Francia e in Germania sono sopra le duemila».

Il progetto si articolerà su più livelli: dalla formazione degli allenatori a un modello di allenamento condiviso, fino alla presenza capillare sul territorio. Simone Perrotta e Gianluca Zambrotta saranno coinvolti nello sviluppo della metodologia per l’attività di base (5-12 anni), mentre verranno nominati ulteriori responsabili per le fasce più avanzate.

Tre i pilastri individuati da Viscidi:
«I corsi di formazione per gli allenatori, un modello di allenamento con linee guida da proporre alle società, la presenza sul territorio».

L’obiettivo è partire dal calcio dilettantistico per arrivare fino ai professionisti, con un modello non imposto ma condiviso. Un passaggio fondamentale in un contesto in cui, come evidenzia Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, i vivai italiani sono sempre più popolati da giocatori stranieri.

Il messaggio finale è chiaro e suona come un campanello d’allarme:
«Vedo i 2012. Non sono bravi come i 2002 dieci anni fa».

La FIGC prova così a invertire la rotta, puntando sulla tecnica e sulla formazione per ricostruire il futuro del calcio italiano.

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