Forbes: “Il Como degli Hartono ha la proprietà più ricca. La classifica”

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Il calcio moderno dimostra sempre di più che la ricchezza dei proprietari non è automaticamente sinonimo di successi sportivi. Lo evidenzia Il Mattino, che analizza la classifica dei proprietari più ricchi del calcio italiano prendendo come riferimento le stime di Forbes e mettendo a confronto patrimoni personali e risultati sportivi.

Come sottolinea Il Mattino, il dato che sorprende maggiormente è che il presidente del Napoli campione d’Italia, Aurelio De Laurentiis, non figura tra i proprietari più ricchi del panorama calcistico nazionale. Un paradosso apparente che però racconta molto della gestione del club partenopeo, costruita negli anni su programmazione, competenza e sostenibilità economica.


Secondo l’analisi pubblicata da Il Mattino, in cima alla classifica dei super ricchi del calcio italiano ci sono i fratelli indonesiani Robert e Michael Hartono, proprietari del Como. Il loro patrimonio aggregato è stimato in circa 38,5 miliardi di dollari, una cifra enorme che li rende i più ricchi anche in Indonesia. Negli ultimi anni hanno investito molto nel club lombardo, portandolo a crescere rapidamente fino a renderlo competitivo ai massimi livelli.

Alle spalle degli Hartono, evidenzia ancora Il Mattino, si colloca Dan Friedkin, proprietario della Roma, con un patrimonio stimato di 11,4 miliardi di dollari. Sul terzo gradino del podio si piazza invece la famiglia Saputo, proprietaria del Bologna, con circa 6,4 miliardi di dollari.

Nella graduatoria figurano anche altri nomi importanti del calcio italiano. Il Mattino cita ad esempio la famiglia Commisso, proprietaria della Fiorentina, e Renzo Rosso, patron del Vicenza con un patrimonio stimato intorno ai 4,5 miliardi di dollari, che rappresenta di fatto il primo grande imprenditore italiano della classifica.

Rosso guida però un club che negli ultimi anni ha militato stabilmente in Serie C, anche se in questa stagione il Vicenza ha dominato il girone A ed è vicino al ritorno in Serie B. Un ulteriore esempio, sottolinea Il Mattino, di come la disponibilità economica non garantisca automaticamente risultati immediati.

Tra gli altri nomi presenti nella graduatoria figurano John Elkann, amministratore delegato di Exor e figura di riferimento della Juventus con un patrimonio stimato di 2,5 miliardi di dollari, Antonio Percassi dell’Atalanta con 1,3 miliardi, Gerry Cardinale del Milan con 1,8 miliardi e Howard Marks di Oaktree, fondo proprietario dell’Inter, con circa 2,2 miliardi.

La classifica citata da Il Mattino include anche diversi imprenditori legati a club di provincia: Giovanni Arvedi della Cremonese con circa 1,9 miliardi, la famiglia Squinzi del Sassuolo con 1,2 miliardi, e Danilo Iervolino, patron della Salernitana, con un patrimonio stimato intorno agli 1,2 miliardi di dollari.

Il caso di Iervolino rappresenta un ulteriore esempio della distanza tra patrimonio personale e rendimento sportivo. Nonostante la solidità economica del proprietario, la Salernitana sta vivendo un momento complicato in Lega Pro.

Come osserva Il Mattino, nella graduatoria non compaiono più Pier Silvio e Marina Berlusconi dopo la cessione del Monza, segno di come il panorama proprietario del calcio italiano stia cambiando rapidamente.

Il quadro internazionale conferma questa tendenza. Secondo Il Mattino, molti dei grandi miliardari che possiedono club calcistici non ottengono necessariamente risultati sportivi di primo piano. Bernard Arnault, con un patrimonio di 171 miliardi di dollari, possiede il Paris FC che resta lontano dalle prime posizioni del calcio francese. Lo stesso vale per Carlos Slim con il Real Oviedo, Mark Mateschitz con il Lipsia e François Pinault con lo Stade Rennais.

Il messaggio è chiaro: nel calcio moderno il patrimonio dei proprietari può aiutare a crescere, ma senza competenza e progettualità non basta per vincere.

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