Corriere dello Sport: “Corvino: «Il sistema va cambiato. I giovani ci sono, serve una nuova visione del calcio italiano»”
Dopo una carriera da protagonista, con oltre 800 partite da dirigente in Serie A e circa 2.000 complessive tra i professionisti, Pantaleo Corvino si gode una pausa dopo sei stagioni al Lecce e quattro salvezze consecutive conquistate. Nell’intervista concessa a Franco Esposito sul Corriere dello Sport, il dirigente ripercorre la propria esperienza, affrontando i temi della valorizzazione dei giovani, delle proprietà straniere, del sistema calcio italiano e della Nazionale.
Nel corso dell’intervista firmata da Franco Esposito per il Corriere dello Sport, Corvino ricorda anche alcuni dei talenti scoperti durante la sua carriera, da Dusan Vlahovic a Mirko Vucinic, passando per Stevan Jovetic, Felipe Melo, Morten Dorgu, Amadou Diawara, Valeri Bojinov e Marin Pongracic, confermando la sua reputazione di grande scopritore di talenti.
Corvino, lei è stato criticato per aver preso tanti stranieri.
«A volte è una necessità. Quando non puoi comprare italiani, perché il club non può sopportare certi costi, devi andare all’estero. Ma è una necessità che poi diventa una virtù se prendi stranieri che producono ricchezza tecnica ed economica».
Uno dei temi centrali affrontati con Franco Esposito sul Corriere dello Sport riguarda la crescita dei giovani calciatori italiani e le difficoltà incontrate nel raggiungere stabilmente la Serie A.
Perché i giovani italiani fanno fatica a emergere in A?
«Innanzitutto devi avere le qualità in A. Poi il calcio è globalizzato e ognuno cerca di trovare le risorse tecniche senza guardare al passaporto. Il fatto che la Nazionale non è ai Mondiali da 3 edizioni non c’entra con questo».
E da cosa dipende, allora?
«Il sistema è vecchio. Va cambiato. I presidenti federali non possono agire, devono osservare regole che non gli consentono di mettere in campo soluzioni innovative. In Italia non mancano i dirigenti, né gli allenatori e i preparatori. Va modernizzato il sistema, lo ripeto da tempo».
Nel dialogo riportato da Franco Esposito sul Corriere dello Sport, Corvino ribadisce come il problema non sia la mancanza di talento, bensì il contesto in cui i giovani sono chiamati a crescere.
Ma ci sono giovani talenti?
«Sì, ci sono. Magari di meno rispetto al passato, ma ci sono. Finché gareggiano nelle Nazionali giovanili siamo alla pari se non superiori agli altri. Qualcosa non funziona a livello di Nazionale maggiore, ma non perché mancano giocatori per battere la Bosnia o la Macedonia. Piuttosto perché bisogna dare all’Italia il valore che merita. I club, all’interno di un sistema nuovo, devono consentire alla Nazionale di avere i calciatori per più tempo».
Malagò è l’uomo giusto per questo cambiamento?
«Se non gli permetteranno di cambiare il sistema, anche lui rischia di fallire. Non era Gravina sbagliato, ma il contesto».
L’ex responsabile dell’area tecnica del Lecce si sofferma anche sulla situazione delle grandi piazze del calcio italiano, molte delle quali oggi lontane dalla Serie A.
Grandi piazze impantanate nei tornei di B e C. Perché?
«Da Napoli a Palermo c’è solo il Lecce in A coi i partenopei. Ripeto: tutto parte dal sistema che s’è inceppato».
Come evidenzia ancora Franco Esposito sul Corriere dello Sport, Corvino individua nella cultura calcistica italiana uno dei principali ostacoli alla crescita del movimento.
Si pensa solo al risultato senza avere pazienza?
«È una cultura vecchia e sbagliata tutta italiana. Per modificarla ci vorrebbe la Nato! Anche i giornalisti contribuiscono: dopo 2 ko vanno cambiati i tecnici, dopo 3 sostituiti i dirigenti. Negli altri Paesi è diverso».
Un modello a cui guardare?
«Il Lecce è stato un precursore. Farà la A per il 5º anno di fila col monte ingaggi di 10 milioni netti, il più basso d’Europa».
Tra gli argomenti affrontati da Franco Esposito per il Corriere dello Sport c’è anche il crescente peso delle proprietà straniere nel calcio italiano.
Sempre più proprietà straniere, anche in B, e tanti Fondi. Effetti collaterali?
«Li pagheremo in futuro perché a volte i Fondi sono speculativi».
In chiusura, Corvino ripercorre la propria carriera e guarda con fiducia al futuro.
La sua più grande soddisfazione?
«Essere partito dalla 3ª categoria ed essere arrivato 4 volte in Champions. Ho coronato il mio sogno di bambino».
Prima di riprendere a correre, cosa si sta godendo?
«La famiglia, che ho visto da lontano. Sto tirando il fiato per ripartire quanto prima».
