Corriere dello Sport: “Vogliono portare il calcio a Milano”

malagò

La corsa alla presidenza della FIGC si trasforma in uno scontro politico e sportivo che divide profondamente la Serie A. Da una parte il fronte favorevole a Giovanni Malagò, dall’altra quello che punta su Adriano Galliani, mentre sullo sfondo emergono tensioni legate alla gestione della Nazionale, agli equilibri federali e al ruolo dei club nelle decisioni strategiche del calcio italiano.

Come racconta Giorgio Marota sulle pagine del Corriere dello Sport, la contrapposizione non riguarda soltanto i nomi dei possibili candidati, ma anche il peso che la Lega Serie A intende esercitare all’interno della Federazione. Una battaglia che presenta persino una dimensione geografica, con Milano sempre più al centro delle rivendicazioni dei club del massimo campionato.


FIGC, la Serie A vuole contare di più: il peso politico dei club

Le tensioni attuali affondano le radici nel percorso avviato dalla Serie A già durante la presidenza di Gabriele Gravina.

La Lega, che ha sede a Milano, aveva da tempo rivendicato una maggiore rappresentanza negli organismi federali. Un processo accompagnato anche dall’iniziativa parlamentare dell’onorevole Giorgio Mulè, che ha contribuito ad alimentare il dibattito sulla distribuzione dei pesi tra le componenti.

La rappresentanza della Serie A è così passata dal 12% al 18% attraverso una revisione statutaria, consentendo alla Lega di tornare all’interno della maggioranza federale.

Secondo la ricostruzione di Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, il successivo sostegno al progetto Malagò, maturato pochi giorni prima della disfatta di Zenica, ha segnato un ulteriore passaggio: per la prima volta dopo circa venticinque anni, dai tempi di Franco Carraro, i club della massima serie sono tornati a esercitare un ruolo determinante nell’individuazione del candidato alla guida della FIGC.

Un peso politico che ha però finito per generare nuove frizioni.

Nazionale, da Conte a Mancini: le decisioni contestate a Malagò

Tra i principali motivi di tensione figurano le scelte relative alla Nazionale e all’organizzazione del Club Italia.

Una parte dei club avrebbe preferito Antonio Conte per la panchina azzurra, mentre la scelta si è orientata su Roberto Mancini.

Ulteriori perplessità sarebbero emerse rispetto all’idea di presentare il nuovo Club Italia a Milano, nella sede della Lega Serie A, con il coinvolgimento di figure come Paolo Maldini, Leonardo e Andrea Pirlo.

A queste questioni si aggiungono le discussioni sulla nomina del segretario generale, legata agli accordi elettorali con l’Associazione Italiana Calciatori.

Non sarebbero inoltre mancate contestazioni per l’individuazione di Claudio Ranieri e dei capi delegazione Diana Bianchedi, per la Nazionale maggiore, e Giuseppe Signori, per l’Under 20, senza un preventivo confronto con le diverse componenti federali.

Decisioni che, secondo il quotidiano, avrebbero alimentato il malcontento del fronte contrario a Malagò.

Inter e Atalanta con Galliani, Napoli e Roma sostengono Malagò

La divisione all’interno della Serie A appare ormai evidente.

Come evidenzia il Corriere dello Sport nell’approfondimento firmato da Giorgio Marota, Inter e Atalanta guidano il fronte favorevole ad Adriano Galliani, figura che incontrerebbe anche il gradimento di una parte del governo, considerando il suo ruolo di senatore di Forza Italia.

In particolare, Antonio Percassi starebbe cercando di ricompattare i club attorno a questa candidatura, ma la riunione informale tra le società non avrebbe prodotto una soluzione condivisa.

Sul fronte opposto si collocano Napoli, Lecce, Monza, Roma e Bologna, favorevoli alla continuità del progetto Malagò.

L’attuale commissario, secondo quanto riportato, ritiene di poter contare complessivamente su sette-otto adesioni.

Como e Sassuolo sarebbero invece orientati verso lo schieramento alternativo, mentre diverse altre società non avrebbero ancora assunto una posizione definitiva.

Il Milan sembrerebbe più vicino al blocco lombardo, mentre la Juventus potrebbe orientarsi verso Malagò, anche alla luce dei rapporti tra l’ex presidente del CONI e John Elkann.

Un quadro ancora fluido, nel quale le trattative proseguono senza che emerga una maggioranza certa.

Accuse incrociate e tensioni tra i presidenti

Le divergenze non riguardano soltanto la scelta del candidato, ma anche la gestione degli ultimi mesi.

Dal fronte contrario a Malagò arriva l’accusa di aver assunto decisioni senza un adeguato confronto con le società, arrivando a compromettere il rapporto di fiducia iniziale.

I sostenitori dell’attuale commissario, invece, considerano contraddittorio rimettere in discussione una figura precedentemente individuata con il consenso di diciannove club.

«A sentirli pare che in A ci siano 30-35 club», è il commento ironico attribuito a un presidente, a testimonianza della confusione che circonda il confronto.

Malagò, nonostante le tensioni, continua a mostrarsi fiducioso: «Resto positivo e ottimista».

Nel dibattito è intervenuto anche Gianni Rivera, che ha lanciato una provocazione: «Dovrei farlo io il presidente».

Lega Dilettanti e Lega Pro alla finestra: il ruolo di Abete

La partita per la presidenza federale coinvolge anche le altre componenti del calcio italiano.

La Lega Nazionale Dilettanti guidata da Giancarlo Abete, alleata con la Lega Pro, mantiene per il momento una posizione attendista.

Il motivo, secondo l’analisi del quotidiano, sarebbe legato anche alla durata limitata del prossimo mandato, destinato a concludersi nel 2028.

Assumere un ruolo determinante nell’elezione del nuovo presidente significherebbe condividere la responsabilità di un eventuale insuccesso del progetto federale.

Anche calciatori e allenatori si trovano in una situazione delicata.

Dopo aver interrotto il precedente fronte comune con la LND, queste componenti hanno costruito un’alleanza con la Serie A, che però si presenta ora divisa.

Alcuni rappresentanti sarebbero pronti a confermare il sostegno a Malagò, mentre altri intenderebbero rispettare l’accordo raggiunto ad aprile con Giuseppe Marotta.

Elezioni FIGC, le date decisive: 4 novembre e 14 dicembre

La situazione potrebbe chiarirsi nei prossimi giorni.

Per superare il passaggio interno alla Lega Serie A, il candidato dovrà ottenere almeno 11 voti su 20.

Il 4 novembre rappresenta quindi una scadenza fondamentale per comprendere quale orientamento prevarrà tra le società del massimo campionato.

La votazione per la presidenza della FIGC è invece prevista per il 14 dicembre.

Non è escluso che dal confronto interno alla Serie A possa emergere un unico candidato, destinato poi a misurarsi con gli equilibri delle altre componenti federali.

Resta inoltre da valutare l’eventuale ruolo di Giancarlo Abete, che potrebbe incidere sugli scenari qualora decidesse di modificare l’attuale atteggiamento attendista.

Come sottolinea Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, la corsa alla presidenza della FIGC si sta dunque trasformando in una prova di forza tra schieramenti, nella quale le scelte sul futuro del calcio italiano si intrecciano con gli equilibri politici della Serie A.

La partita decisiva si giocherà nelle prossime settimane, quando i club dovranno trasformare le rispettive posizioni in voti concreti.