Gazzetta dello Sport: “Papu Gomez: «A Padova non ho finito, voglio ancora sentire il profumo dell’erba»”

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Alejandro Gomez guarda avanti. Dopo la squalifica per doping, i mesi difficili lontano dal calcio giocato e il recente intervento alla caviglia, il fantasista argentino è pronto a rimettersi in gioco. In una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, il Papu ha raccontato il percorso che lo sta accompagnando verso il ritorno in campo con il Padova.

L’ex campione del mondo sta lavorando quotidianamente per farsi trovare pronto all’inizio della preparazione estiva. Come racconta alla Gazzetta dello Sport, il recupero procede attraverso un intenso programma di lavoro a Bologna: «Duecento chilometri al giorno per essere pronto il 10 luglio per il Padova, all’Isokinetic di Bologna curo la caviglia che ho “pulito” a marzo: osteofiti, non ne potevo più di giocare infiltrato e dopo un mese e mezzo di terapia conservativa non riuscivo neanche a correre».


Nel corso dell’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Gomez ha spiegato come le ferite psicologiche siano state più difficili da superare rispetto a quelle fisiche: «Di sicuro le seconde fanno più male: profonde, fatichi di più a recuperare. Se ti stiri, sai che dopo un mese il corpo si curerà da solo: la mente è complicata, il modo per tornare bene lo devi cercare dentro di te».

Tra i passaggi più significativi dell’intervista pubblicata dalla Gazzetta dello Sport c’è quello relativo alla squalifica per doping, un episodio che continua a segnare profondamente il suo percorso umano e professionale. L’argentino è tornato sulle circostanze che hanno portato alla positività: «La tosse nella notte, la medicina di mio figlio, il controllo a sorpresa il giorno dopo: quasi un film. La vita ti fa questi scherzi, e mi sono detto: “Doveva capitare. E dopo un errore, ora diventa una persona migliore”».

Il Papu ha raccontato anche il senso di solitudine vissuto durante quel periodo. Alla Gazzetta dello Sport ha spiegato come molte persone si siano allontanate nei momenti più difficili: «In questo circo che è il mondo del calcio, tanto ego e tanto show, quando tutto va bene sei circondato da quelli che chiamo gli amici del campione. Però ora so chi c’è davvero, quali sono le persone vere».

Non sono mancati momenti nei quali ha pensato di lasciare definitivamente il calcio. Come riferito alla Gazzetta dello Sport, la sentenza definitiva fu particolarmente dura da accettare: «Mi sono detto: mi metto a studiare e faccio il corso per allenatore, o procuratore. Niente: “Non puoi, sei sospeso per doping”. Una follia, come se fossi un malato: invece di aiutarti, ti tagliano fuori da tutto quello che sai fare».

Determinante, in quella fase, il supporto della famiglia e il percorso psicologico intrapreso. Gomez ha raccontato alla Gazzetta dello Sport il contributo ricevuto dalla moglie Linda: «Lei è avanti di anni. Studia psicologia, ha fatto il corso di coaching mentale. Quando cresci insieme, ti conosci da più di vent’anni, magari la routine non ti fa ricordare chi hai vicino, ma poi nei momenti bui pesi quanto vale averla».

Uno degli insegnamenti più importanti lasciati da questa esperienza riguarda il modo di vivere il presente. L’ex Atalanta ha spiegato alla Gazzetta dello Sport: «Ho capito che faticavo, soprattutto nel mio mestiere, a vivere nel presente. Inseguivo i ricordi, oppure pensavo: oggi gioco qui, domani dove giocherò? Dovevo godermi di più il momento: conta chi sono e cosa faccio oggi».

Sul futuro non sembrano esserci dubbi. Gomez ha ribadito di voler continuare la propria avventura con il Padova: «Ho un altro anno di contratto e a Padova sto bene, qui sta bene la mia famiglia: no, non ho intenzione di andarmene. Sto lavorando forte e conto di essere pronto per il ritiro precampionato. Le nove partite che ho giocato con questa maglia non mi bastano».

La passione continua a essere il motore che lo spinge a non fermarsi. Alla Gazzetta dello Sport il fantasista argentino ha confessato: «La passione per il pallone, prima che per il calcio. Però quando annuso il profumo dell’erba perché entro in campo, sento che lì sono ancora felice».

Guardando alla Nazionale argentina, il campione del mondo vede un futuro ancora luminoso per l’Albiceleste: «L’Argentina ha giocatori che con quella maglia addosso diventano più forti e sono più esperti, a cominciare da Messi: questa squadra è più forte di quella che ha vinto il Mondiale in Qatar».

Infine nessun rimpianto per le occasioni mancate durante la carriera. Gomez ha concluso alla Gazzetta dello Sport: «Mai, nessun rimpianto. Più di 300 partite in Serie A, forse ho fatto un pezzettino di storia nel calcio italiano: per me è il massimo così».