Truffa sui tagliandi al Barbera: prescrizioni e riduzione della pena in Appello per i fatti del 2015

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PALERMO –
Due prescrizioni e una rideterminazione della pena nel processo sulla truffa dei biglietti per assistere alle partite del Palermo. La quarta sezione della Corte di Appello di Palermo, presieduta da Vittorio Anania, ha dichiarato estinti tutti i reati contestati a Giuseppe Scavone e Vincenzo Gulizzi, mentre ha ridotto a tre anni di reclusione la condanna inflitta a Pasquale Minardi, come racconta Riccardo Lo Verso su LiveSicilia.

Scavone, difeso dall’avvocato Francesca Scalia, e Gulizzi, assistito dall’avvocato Giovanni Castronovo, escono dunque dal procedimento con la dichiarazione di estinzione dei reati. Per Minardi, anch’egli difeso da Giovanni Castronovo, la Corte ha invece riformato la sentenza di primo grado rideterminando la pena. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2015 e il 2017, quando il Palermo militava in Serie A sotto la presidenza di Maurizio Zamparini, riporta Riccardo Lo Verso su LiveSicilia.

Secondo l’impianto accusatorio della Procura di Palermo, basato sulle indagini della Guardia di Finanza, sarebbe esistita un’associazione per delinquere finalizzata all’accesso abusivo ai sistemi informatici e alla frode informatica. Una tesi che però non ha retto nei due gradi di giudizio. La difesa ha infatti dimostrato che il gruppo “Borgo Vecchio Sisma”, poi confluito nella “Curva Nord Inferiore”, non era nato per commettere la truffa, essendo attivo da almeno quindici anni prima rispetto ai fatti contestati, spiega ancora Riccardo Lo Verso su LiveSicilia.

Le modalità della truffa, emerse nel corso dell’inchiesta, avevano assunto contorni paradossali: allo stadio risultavano presenti anche “morti” e bambini non ancora nati, oppure venivano sfruttate indebitamente le agevolazioni riservate agli anziani. Sarebbero stati falsificati almeno quattromila biglietti, consentendo a migliaia di spettatori di entrare al Renzo Barbera senza pagare o con forti riduzioni. Altri, al contrario, sborsavano più del dovuto pur di assistere alle partite di cartello. In precedenza erano già stati processati e condannati altri imputati, tra bagarini e titolari di ricevitorie, con alcuni patteggiamenti, scrive LiveSicilia con Riccardo Lo Verso.

L’inchiesta era supportata da intercettazioni telefoniche che delineavano il contesto dell’illecito: «Qui c’è da rischiare con i biglietti dello stadio, sì rischi, ma ti porti la pila… A farmi duemila euro non ci sto niente», sosteneva uno degli imputati. Venuta meno l’ipotesi di associazione a delinquere, il termine di prescrizione si è abbassato, portando alla riforma parziale della sentenza di primo grado e alla chiusura di una vicenda giudiziaria che affonda le radici negli ultimi anni della vecchia U.S. Città di Palermo, oggi fallita e rifondata in una nuova società, conclude Riccardo Lo Verso su LiveSicilia.

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