Arezzo-Palermo, Inzaghi: «Il 2-2 poteva ammazzare un toro, ma questi ragazzi non mollano mai»

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Il Palermo torna da Arezzo con una vittoria pesantissima per 3-2, al termine di una gara che ha visto i rosanero avanti 2-0, raggiunti sul 2-2 e poi capaci di trovare il gol decisivo nel finale. Pippo Inzaghi, al termine della partita, ha sottolineato soprattutto la reazione della squadra.

«I primi 60 minuti sono stati fatti bene, eravamo andati in vantaggio 2-0. Poi quel gol del 2-1 forse ci ha un po’ intimorito. La deviazione del 2-2, come dicevo prima, poteva ammazzare un toro, ma non ammazza mai questi ragazzi», ha spiegato il tecnico.


Proprio dopo il pareggio dell’Arezzo è arrivata la reazione decisiva: «La squadra si è ribellata al fatto di pareggiare una partita che comunque, secondo me, meritavamo di vincere. Abbiamo fatto gli ultimi dieci minuti da squadra vera e meritato questo gol».

Una vittoria che conferma anche la capacità del Palermo di non arrendersi nei momenti difficili: «Già l’anno scorso la squadra ha fatto questo tipo di rimonte, con gol agli ultimi secondi. Non bisogna mai mollare. Dopo il 2-2 abbiamo passato due minuti probabilmente difficili, però poi ci siamo ripresi in mano la partita. Non era facile entrare in una difesa così stretta».

Il successo permette inoltre al Palermo di iniziare il campionato con due vittorie consecutive in Serie B, un risultato che non si verificava dalla stagione 1964-65. «Ci fa piacere, io non ero ancora nato quando l’ultima volta il Palermo ha vinto qua, per cui teniamocela stretta. Mi sembra anche che da tanto tempo non vincevamo le prime due partite di campionato».

Adesso l’attenzione si sposta sulla Coppa Italia: «Giovedì potrò cambiare, vedere anche soluzioni nuove e dare minutaggio a chi ha giocato meno e potrà dimostrarmi il proprio valore».

In chiusura, Inzaghi ha parlato anche dei nuovi arrivi e, in particolare, di Strefezza, Perin e Gabrielloni: «Non sono giocatori che scopro io. Sono contento anche per Strefezza, perché è chiaro che deve ancora raggiungere la migliore condizione, ma ha fatto 60 buoni minuti. Perin lo conosciamo e Gabrielloni, in quei pochi minuti, ci ha dimostrato perché l’abbiamo voluto così tanto».