Palermo, il Tar riduce il Daspo a un tifoso: resta il divieto di accesso, durata tagliata da cinque a un anno

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PALERMO – Il Tar Sicilia ha ridotto da cinque a un anno il Daspo inflitto a un tifoso del Palermo per il lancio di un petardo durante la gara contro l’Ascoli del 5 maggio 2024. I giudici amministrativi hanno confermato la legittimità del provvedimento adottato dalla Questura, ritenendo accertata la condotta contestata, ma hanno giudicato non sufficientemente motivata la scelta di applicare la durata massima prevista dalla legge.

Il petardo durante Palermo-Ascoli


L’episodio risale al 5 maggio 2024, quando durante Palermo-Ascoli un petardo esplose sul terreno di gioco del “Renzo Barbera”, costringendo l’arbitro a sospendere l’incontro per circa quattro minuti.

Secondo la ricostruzione della polizia, supportata dalle immagini dell’impianto di videosorveglianza, il tifoso avrebbe acceso e lanciato l’ordigno dalla Curva Nord in un momento caratterizzato da tensione e contestazione nei confronti della squadra.

Nel valutare il caso, la Questura aveva preso in considerazione anche alcuni precedenti dell’ultras, tra cui segnalazioni relative al danneggiamento di un autoarticolato, un presunto tentato investimento di agenti di polizia a Cosenza nel 2022 e un’invasione di campo avvenuta a Catanzaro nel gennaio 2024.

Il ricorso accolto solo in parte

Assistito dagli avvocati Francesco Marcatajo e Giovanni Gioia, il tifoso aveva impugnato il provvedimento contestando sia l’assenza di una preventiva comunicazione sia l’eccessiva severità della sanzione.

Il Tar ha però respinto le contestazioni sulla legittimità del Daspo, ricordando che il provvedimento ha natura preventiva e può essere disposto con urgenza quando le condotte accertate rappresentano un pericolo per l’ordine pubblico.

Per i giudici, dunque, il lancio del petardo era sufficiente a giustificare il divieto di accesso agli impianti sportivi.

Ridotta la durata del provvedimento

Diversa, invece, la valutazione sulla durata della misura.

La normativa prevede infatti un Daspo compreso tra uno e cinque anni, ma secondo il Tar la Questura non avrebbe spiegato adeguatamente le ragioni che hanno portato ad applicare il limite massimo.

Per questo motivo i giudici hanno annullato il provvedimento nella parte eccedente i dodici mesi, riducendo la durata del Daspo da cinque anni a uno.

Resta invece confermato l’obbligo di firma durante lo svolgimento delle partite del Palermo.