Fortin si presenta: «Palermo è la sfida che cercavo. Da Joronen posso imparare tantissimo»
Il nuovo portiere del Palermo Mattia Fortin si è presentato ufficialmente ai tifosi rosanero dal ritiro di Santa Cristina Val Gardena. L’estremo difensore, arrivato per completare il reparto dei portieri, ha raccontato le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare la proposta del club, soffermandosi anche sul rapporto con Jesse Joronen, sul lavoro con Filippo Inzaghi e sulle aspettative per questa nuova avventura.
«Palermo era la sfida giusta»
Fortin ha spiegato perché ha scelto di vestire la maglia rosanero.
«Sicuramente è una scelta che mi mette alla prova. L’anno scorso ero a Padova e volevo fare uno step in più. Abbiamo l’ambizione di andare in Serie A e mi è piaciuta questa sfida. Ho dato la priorità a questa scelta e sono felice di essere qui. Lavoro con uno staff preparato e già da questa prima settimana si vede. Così posso alzare l’asticella».
«Joronen è fuori categoria, voglio imparare da lui»
Il nuovo numero uno ha poi parlato della concorrenza con Jesse Joronen.
«Jesse è molto forte ed è fuori categoria. È una fortuna enorme per me poter rubare qualche segreto del mestiere e lavorare con lui per fare uno step importante di crescita. Jesse lo conoscete molto bene: nell’uno contro uno è il più forte della Serie B. Posso rubargli tanto».
«Mio padre è stato fondamentale nella scelta di Palermo»
Fortin ha raccontato anche il ruolo avuto dal padre nella sua crescita calcistica.
«Mio padre ha giocato tanti anni in Serie A e in Serie B e sono cresciuto nell’ambiente calcistico. Ho sempre respirato aria di calcio, è stato un esempio per me e non mi ha mai spinto né obbligato. Mi ha sempre appoggiato in quello che volevo fare. La mia passione è fare il portiere e adesso mi dà anche una mano con qualche consiglio sulle scelte da prendere. Anche lui è stato fondamentale nel consigliarmi di venire qui a Palermo».
«L’emozione del Barbera ha influito sulla mia scelta»
Il portiere ha parlato anche del suo rapporto con la città.
«Palermo non l’ho mai visitata, ma sono stato qui già due volte. L’emozione del Barbera l’ho già respirata e ha influito nella mia scelta. Perrotta mi ha sempre detto che Palermo per lui è una seconda casa, quindi sono molto entusiasta».
«Con Inzaghi il portiere è fondamentale nella costruzione»
Fortin ha spiegato cosa chiede il tecnico ai suoi portieri.
«Prevalentemente, nella costruzione dal basso, chiede anche tramite il portiere di dominare il gioco. È una cosa fondamentale. Il portiere è molto importante nella costruzione e nel dominio del gioco».
«Tra i pali è il mio punto di forza, ma devo crescere con i piedi»
Sulle proprie caratteristiche tecniche ha dichiarato:
«Il mio punto di forza principale è tra i pali. Sono giovane e sento di dover migliorare in tutto, anche nel gioco con i piedi. Devo crescere per tirare fuori quel qualcosa in più che mi servirà nel corso della mia carriera».
«Al Lens non c’era spazio. Padova? Non ho mai ricevuto spiegazioni»
Fortin è tornato anche sulle esperienze più recenti della sua carriera.
«Con il Lens è stata una scelta condivisa. Loro erano arrivati secondi in Ligue 1 e lo spazio era poco. Non andava bene a me stare lì e neanche a loro. Volevo fare uno step in più rispetto a Padova e giocarmi le mie chance».
Poi il passaggio sul finale della sua esperienza in Veneto.
«Su Padova il discorso è un po’ difficile perché non sono ancora riuscito a darmi una spiegazione. In Serie C avevo giocato tutte le partite e in Serie B ho sempre giocato fino a inizio dicembre. Di punto in bianco il mister ha fatto la scelta di cambiare il portiere e non ho ricevuto spiegazioni. Sono sempre stato abituato a giocare e anche questo mi ha fatto maturare come uomo. Ho perso quindici partite, ma se mi chiedi un motivo non te lo so dare. Ne sono uscito a testa alta e adesso penso soltanto a questa stagione».
«Il ruolo del portiere è cambiato»
Infine una riflessione sull’evoluzione del ruolo.
«Da quando ha smesso di giocare mio padre il ruolo è cambiato molto. È diventato molto più un tutt’uno con la squadra ed è richiesta la partecipazione del portiere nel dominio del gioco. Devi essere bravo a giocare con i piedi e con mio padre ne parliamo spesso, perché dice che sarebbe stato molto bravo visto che lui era forte con i piedi».
