Corriere dello Sport: “Iachini: «Il Palermo sarà protagonista. In Serie B serve competenza e il calcio italiano deve ripartire dai giovani»”

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Beppe Iachini, uno degli allenatori più vincenti nella storia recente della Serie B, ha analizzato il prossimo campionato cadetto e lo stato di salute del calcio italiano in un’intervista concessa a Giancarlo Febbo per il Corriere dello Sport. Il tecnico, attualmente in attesa di una nuova panchina, ha parlato della promozione dell’Ascoli, delle ambizioni del Palermo di Filippo Inzaghi e delle criticità che, a suo avviso, stanno frenando la crescita del movimento calcistico italiano.

Ha seguito la promozione dell’Ascoli. È la strada giusta per ben figurare anche nella categoria superiore?


«Ho seguito la stagione e sono molto contento per il risultato. C’è stato un connubio perfetto tra società, staff tecnico e tifosi, un plauso convinto a tutti».

È la strada giusta per ben figurare anche nella categoria superiore?

«In genere quando si vince un campionato significa che la base è solida, ci sono molti esempi di come si possa fare bene mantenendo la stessa struttura. Un po’ il salto si avverte, ma dalla C alla B si può. Diverso dalla B alla A».

Come racconta Giancarlo Febbo sul Corriere dello Sport, Iachini si è poi soffermato sul prossimo campionato di Serie B, indicando nel Palermo una delle squadre destinate a recitare un ruolo da protagonista dopo l’arrivo di Filippo Inzaghi.

Lei è tra gli esperti della categoria, avendo vinto quattro volte la Serie B. Quest’anno Inzaghi potrebbe partire con i favori del pronostico?

«In realtà era già così nello scorso torneo, poi non è che abbia fatto male, ma ai playoff è sempre una situazione un po’ particolare. Comunque, il percorso dei rosanero è già tracciato e parte da un anno di lavoro in più con Pippo Inzaghi, quindi il Palermo sarà di certo protagonista».

La scorsa stagione tante sorprese, in particolare il Frosinone dei giovani.

«In B ci sono sempre sorprese, positive e negative. Torneo affascinante ed equilibrato».

Incredibile lo Spezia che aveva fatto la finale playoff e poi è retrocesso…

«Beh, se è per questo è capitato anche che squadre retrocesse dalla A abbiano fatto il doppio salto all’indietro, dipende da che piega prende la stagione. La verità è che per ottenere risultati servono competenza, professionalità e lavoro».

Come evidenzia Giancarlo Febbo sulle colonne del Corriere dello Sport, l’allenatore ha quindi allargato il discorso al ruolo della Serie B nella crescita dei giovani e alla crisi della Nazionale italiana.

La B è una fucina di giovani talenti. Una vocazione?

«Sì, è sempre stato un serbatoio importante e manterrà questa prerogativa».

Sta guardando i Mondiali?

«Li guardo con l’occhio dell’allenatore professionista che fa aggiornamento, poi l’effetto che mi fa l’assenza dei nostri è l’effetto che fa a tutti. Se penso che ci sono dei ragazzi di 17, 18 anni che non hanno mai visto ai Mondiali l’Italia, che ne ha vinti quattro, mi fa un effetto anche peggiore».

Nell’intervista raccolta da Giancarlo Febbo per il Corriere dello Sport, Iachini individua anche le cause profonde delle difficoltà attraversate dal calcio italiano.

Ma da cosa dipende la crisi del calcio italiano?

«Non è colpa dei vari commissari tecnici che si sono avvicendati sulla panchina azzurra, c’è proprio un modus operandi da cambiare. C’è da rivedere tutto il sistema. Se non si torna subito a lavorare nei settori giovanili come si faceva una volta diventa dura».

E come si faceva una volta?

«Intanto bisogna lavorare sulla tecnica, sull’uno contro uno, la parte tattica dovrebbe non essere più del 10% dell’addestramento, ora si cerca di replicare il lavoro che si fa nelle prime squadre, ma non può funzionare così. Si guarda troppo ai risultati e poco alla crescita dei talenti».

L’ex tecnico di Palermo, Sampdoria, Brescia e Chievo conclude l’intervista, come sottolinea ancora Giancarlo Febbo sul Corriere dello Sport, soffermandosi sulla necessità di rivedere le regole che disciplinano i settori giovanili.

Però le varie Under azzurre, in Europa vincono.

«Sì ma agli step successivi emergono le criticità, non può essere solo casualità se per tre volte di fila l’Italia non c’è ai Mondiali. E poi, me lo lasci dire, bisogna cambiare le regole perché nei nostri settori giovanili ci sono troppi stranieri. Le società agiscono in base alle norme, quindi bisogna cambiare le regole, altrimenti è inutile piangerci addosso».