Corriere dello Sport: “Vigorito: «Il calcio italiano va rifondato, serve una svolta strutturale»”
Il presidente del Benevento Oreste Vigorito analizza senza filtri il momento del calcio italiano, tra criticità strutturali, necessità di riforme e visione futura. Nell’intervista firmata da Tullio Calzone per il Corriere dello Sport, il numero uno sannita affronta temi centrali per il sistema calcistico nazionale, alternando riflessioni generali a considerazioni legate al suo club. Un confronto approfondito, quello raccolto da Tullio Calzone sul Corriere dello Sport, che evidenzia la necessità di un cambiamento radicale.
Presidente Vigorito, il suo Benevento è tornato vincente: 20 anni da dirigente, oltre che da imprenditore, spesi bene nel Sannio?
«Diciamo che abbiamo vinto un campionato ogni 4 anni. Con retrocessioni, certo, ma anche 5 tornei conquistati, diversi playoff disputati e uno scudetto con la Berretti guidata da mio fratello Ciro. Risultati eccellenti».
Eravamo rimasti alle regole indispensabili per non far morire il nostro calcio. Siamo all’ora o mai più?
«Io credo che la terza esclusione di fila dai Mondiali dovrebbe obbligarci a rivedere il sistema, magari guardando a chi ha rifondato il proprio movimento dopo crisi analoghe trasformate in opportunità. Ognuno dovrà fare la sua parte. Il tempo delle contrapposizioni è finito. Servono altre logiche e, soprattutto, coesione».
Se lei venisse dotato di poteri straordinari, quali sarebbero le prime tre cose che cambierebbe del calcio?
«Favorirei maggiore attenzione per le serie inferiori, in particolare per Dilettanti e C, che sono l’asilo e le scuole elementari del nostro calcio. Poi farei una diversa ripartizione del potere delle leghe. Noi andiamo a votare con i Dilettanti e la Lega Pro che hanno una grande forza per l’elezione della governance federale, ma poi le società di queste categorie hanno difficoltà economiche quasi impossibili da sostenere. Infine, normerei diversamente l’attività dei procuratori, che drenano risorse senza alcun beneficio per il movimento».
La nostra incapacità di innovare e leggere i tempi è diventata strutturale?
«Se ci sono nazioni che, facendo riforme profonde e distribuendo meglio le risorse generate dal sistema, ma anche valorizzando i talenti indigeni, sono riuscite a rinascere, possiamo farlo anche noi. Le nostre regole d’ingaggio sono vecchie e non funzionano più».
Riforme a tutti i costi?
«In realtà ciò che meraviglia è che sono venute meno le proposte di riforma: abbiamo rinunciato a farle. La Legge Melandri ha quasi 20 anni e, nel frattempo, sono arrivati i diritti tv, ondate di atleti stranieri, fondi d’investimento con risorse da Stati sovrani. Abbiamo bisogno di un testo unico del calcio italiano che non c’è e, purtroppo, nessuno ne avverte la mancanza».
Come di nuovi stadi…
«Rifarne uno è complicatissimo. Infatti non ci riesce quasi nessuno. Ma questo sembra non interessare più. Il nostro calcio è un fiume che scorre lento e il cui alveo nessuno manutiene più: gli argini sono pieni di detriti che hanno intasato un corso d’acqua sempre più flebile».
L’analisi di Vigorito, riportata da Tullio Calzone sul Corriere dello Sport, si allarga poi al tema della governance e della sostenibilità del sistema. Il presidente sannita invoca un cambio di passo deciso, sottolineando la necessità di nuove figure dirigenziali e di una gestione più moderna del calcio italiano, come evidenziato ancora nell’intervista raccolta da Tullio Calzone per il Corriere dello Sport.
L’Assemblea elettiva ripropone vecchi schemi e contrapposizioni. Qual è la strada per uscirne?
«Io credo che bisognerebbe procedere attraverso primarie. Lei davvero crede che Malagò o Abete, entrambi miei amici e persone che stimo, che tanto hanno dato allo sport italiano, bastino da soli a cambiare lo stato delle cose? Servirebbero nuovi dirigenti, di cui non c’è traccia all’orizzonte. Bisogna garantire una governance più moderna e con visioni diverse rispetto al passato».
Grandi contro piccole e l’atavico dilemma di risorse sempre più esigue e da ripartire meglio. Ma è solo una questione di soldi o anche di idee e di persone giuste al posto giusto?
«È una questione di persone giuste e di soldi. La verità la raccontano i fatti. Chi viene promosso in A quasi sempre retrocede. Perché non c’è equilibrio né sostenibilità».
Il focus si sposta poi sul Benevento, tra ambizioni e identità. Come evidenziato da Tullio Calzone sul Corriere dello Sport, Vigorito ribadisce il legame profondo con il club e il territorio, sottolineando la volontà di costruire un progetto sostenibile e competitivo.
Il futuro cosa riserverà ai tifosi del Benevento?
«Intanto avranno un presidente più esperto, ma anche ostinato a competere. Io amo la Strega. E finché ci sarà un solo tifoso giallorosso, anche se restassi solo io, sarò al “Vigorito”. Ci batteremo per il rispetto dei valori sanniti: fierezza e onestà».
