Osti si racconta: «Alla Juve non ero da Juve. Contro Maradona davo tutto»
Dagli scudetti con la Juventus agli incroci con Maradona, fino all’attuale missione con il Palermo: Carlo Osti ripercorre la sua carriera tra campo e dirigenza. Nell’intervista concessa a Valerio Tripi per la Repubblica Palermo, il direttore sportivo rosanero si racconta con grande lucidità, tra autoironia e memoria storica. Un viaggio personale e professionale che, come emerge nel dialogo con Valerio Tripi per la Repubblica Palermo, attraversa alcune delle pagine più intense del calcio italiano.
«Ero un buon difensore di provincia. Il meglio l’ho espresso a Udine e a Bergamo con l’Atalanta. L’esperienza alla Juventus dall’80 all’82 è stata straordinaria: mi ha permesso di conoscere grandi calciatori e dirigenti come Giampiero Boniperti e Pietro Giuliano. A Torino ho conosciuto anche la famiglia Agnelli, un mondo bellissimo e molto formativo. Anni che mi hanno trasmesso valori che ho mantenuto e cercato di trasmettere».
Nel racconto a Valerio Tripi per la Repubblica Palermo, Osti non si nasconde e analizza con sincerità anche il proprio livello tecnico rispetto ai grandi campioni della Juventus: «Calcisticamente non penso di essere stato da Juve. Probabilmente sono stato uno dei pochi errori di Boniperti (ride, ndr), tipo sostituire Platini con Magrin. Ero sì titolare dell’Under 21, ma tecnicamente facevo fatica a stare al livello di Gentile, Cabrini e Scirea. La mia formazione è stata dilettantistica, al Conegliano, e questo l’ho pagato in Serie A. Ho cercato di migliorare e in parte ci sono riuscito, ma le mie qualità erano altre: concentrazione, velocità, forza fisica, attenzione».
Eppure, da direttore sportivo, una scelta su sé stesso la rifarebbe: «Mi sarei sempre acquistato, perché ero un giocatore molto affidabile. Ai miei tempi si marcava a uomo e io ero un grande marcatore: veloce, capace di prendere sia le prime che le seconde punte. Non ero particolarmente portato nell’impostazione del gioco, ma il mio lavoro lo facevo molto bene. Probabilmente oggi potrei fare il braccetto».
Nel corso dell’intervista rilasciata a Valerio Tripi per la Repubblica Palermo, uno dei passaggi più intensi riguarda gli scontri con Maradona, simbolo di un’epoca: «Maradona è stato il giocatore contro cui ho fatto le prestazioni migliori, perché non avevo nulla da perdere. Era il più forte al mondo. Già dal lunedì pensavo a lui, arrivavo alla domenica carico a pallettoni, lo sognavo la notte. Erano partite difficili da sbagliare. Non potevi marcarlo, potevi solo limitarlo, anche grazie all’aiuto dei compagni e alle trame tattiche».
Infine, uno sguardo al calcio di ieri rispetto a quello di oggi: «Dovevo usare le mie armi ovviamente. Ai miei tempi c’era più libertà, niente var e si potevano usare di più certi trucchi: trattenere la maglia, essere più fisici. Oggi tutto questo non esiste più».
