Corriere dello Sport: “Caso Malagò, la difesa punta sui sette giorni: la battaglia sul tesseramento entra nel vivo”
Il caso Malagò si sposta sempre più sul terreno giuridico. Mentre il Coni intende affidarsi a esperti per valutare la questione del tesseramento mancante al momento della candidatura alla presidenza della FIGC, anche il fronte del presidente federale prepara le proprie argomentazioni. Al centro della vicenda potrebbe finire soprattutto un elemento: il termine previsto per contestare l’ammissibilità delle candidature.
Come ricostruisce Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, il regolamento elettorale prevede infatti una finestra di sette giorni dalla pubblicazione dell’elenco delle candidature per presentare un’impugnazione. Nel caso di Malagò, invece, gli approfondimenti sulla questione del tesseramento sono partiti successivamente.
Il nodo del tesseramento
La vicenda nasce dalla posizione assunta dal procuratore generale dello Sport Ugo Taucer, dopo gli approfondimenti richiesti alla Procura federale sulla mancanza del tesseramento di Malagò.
Il punto centrale riguarda l’interpretazione delle norme federali. Secondo la posizione FIGC descritta nell’articolo, la previsione relativa alla regolarità del tesseramento non comporterebbe necessariamente l’obbligo di essere tesserati: chi possiede una tessera deve essere in regola sotto il profilo dell’iscrizione e disciplinare, mentre l’assenza stessa del tesseramento sarebbe una fattispecie differente.
A sostegno di questa interpretazione viene richiamato anche il sistema di accreditamento delle candidature attraverso le componenti federali, come la Serie A, considerato dalla FIGC un elemento che attesta l’appartenenza al mondo del calcio.
Taucer ha però assunto una posizione differente. Come riferisce Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, il procuratore generale non ha condiviso la richiesta di archiviazione della Procura federale e ha rimesso gli atti alla valutazione del Comitato Olimpico.
Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio ha riassunto così la posizione di Taucer:
«Taucer ha ribadito che il possesso di un valido tesseramento deve essere uno dei requisiti per la candidabilità ed eleggibilità e che la Figc non ha concretamente applicato i principi che sono stati pertanto violati».
L’eventuale accertamento di una violazione apre anche il dibattito sul possibile commissariamento della Federazione, ma la valutazione sulla sussistenza e sulla gravità della violazione non è ancora conclusa.
Malagò: «Qualcuno vuole sovvertire le dinamiche di consenso popolare»
Nel quadro ricostruito dal quotidiano trova spazio anche la posizione di Malagò:
«Sono abituato ad avere qualcuno che vuole sovvertire le dinamiche di consenso popolare».
La vicenda arriva dopo le precedenti discussioni sulla sua candidatura legate al tema del pantouflage. Prima di lui, anche Gravina aveva parlato della sensazione di essere diventato «un bersaglio».
La questione dei sette giorni
È soprattutto il fattore temporale, però, che potrebbe assumere un peso significativo nella strategia difensiva.
Giorgio Marota sul Corriere dello Sport richiama il passaggio del regolamento secondo il quale, nei sette giorni successivi alla pubblicazione delle candidature, il soggetto escluso o il Procuratore federale possono presentare ricorso al Tribunale Federale. La contestazione dell’ammissibilità di un altro candidato può inoltre essere avanzata da un candidato ammesso oppure dallo stesso Procuratore federale.
La previsione trova riscontro anche nella decisione della Sezione Disciplinare FIGC dell’8 giugno 2026, che indica proprio il candidato ammesso e il Procuratore federale tra i soggetti legittimati a contestare l’ammissibilità di altre candidature.
Secondo la ricostruzione fornita, tra il 13 e il 20 maggio il procuratore federale Giuseppe Chiné non rilevò irregolarità e Taucer non intervenne.
Il possibile percorso dei ricorsi
La questione, tuttavia, non si esaurisce con il termine dei sette giorni. L’articolo sottolinea che Taucer aveva comunque la possibilità di intervenire successivamente. Il tema delle tempistiche potrebbe però diventare uno degli argomenti da valutare negli eventuali successivi passaggi davanti alla giustizia amministrativa.
Dopo gli organi della giustizia sportiva, infatti, il contenzioso potrebbe arrivare al Tar e successivamente al Consiglio di Stato. Anche altre ricostruzioni recenti indicano questi come possibili passaggi successivi della vicenda.
Come conclude Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, la questione decisiva sarà capire quali conseguenze possano essere associate all’eventuale violazione e se gli elementi contestati possano incidere sull’elezione del 22 giugno fino ad arrivare allo scenario di un commissariamento, eventualmente limitato alla modifica dello statuto.
La battaglia sul caso Malagò, dunque, resta aperta: da una parte l’interpretazione di Taucer sul requisito del tesseramento, dall’altra le argomentazioni relative alle norme elettorali e alle tempistiche previste per contestare una candidatura.
