Corriere dello Sport: “Pecchia: «Il Palermo è la favorita sulla carta per la Serie B»”

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Fabio Pecchia torna a parlare di calcio dopo la conclusione della sua esperienza sulla panchina del Parma. In una lunga intervista concessa a Franco Esposito per il Corriere dello Sport, l’allenatore affronta diversi temi: dalla crescita dei giovani al futuro della Serie B, passando per il rapporto con Rafa Benitez e i criteri che guideranno la scelta della sua prossima avventura in panchina. Il tecnico, protagonista di tre promozioni in Serie A con Verona, Cremonese e Parma, racconta il proprio punto di vista sul calcio moderno e sui giovani talenti.

Perché non allena?


«L’anno scorso per una scelta personale. Ho deciso di guardare il mondo del calcio da un punto di vista diverso. Starne fuori è un vantaggio perché vedi cose che da dentro fai fatica ad approfondire».

A esempio?

«Il modo in cui un tecnico deve rapportarsi con le varie componenti, in particolare con i giocatori. Il nostro è un mondo che va troppo veloce e bisogna interagire in modo diverso con le giovani generazioni. L’approccio deve essere molto individuale perché le squadre sono multietniche. Poi ho potuto valutare il percorso di questi giovani. Alla Cremonese avevo un gruppo italiano forte, cosa rara: Fagioli, Carnesecchi, Okoli e Gaetano, per fare dei nomi».

Come evidenziato da Franco Esposito sulle pagine del Corriere dello Sport, uno dei temi centrali dell’intervista è proprio la valorizzazione dei giovani calciatori e il ruolo che allenatori e società devono avere nel loro percorso di crescita.

Cosa serve con i giovani?

«Pazienza. Da parte degli allenatori e dei club».

Lei è approdato al Napoli di Lippi a 20 anni. Oggi un 20enne fatica ad avere spazio in A.

«I giovani alternano le loro prestazioni, ci sono up and down. Bisogna avere pazienza. A Parma avevo Leoni, all’epoca 17 enne, che ho inserito in contesti complicati. A distanza di 2 mesi è stato venduto al Liverpool a 35 milioni. Ma so bene il dazio che ho pagato».

Alla Juve si trovò davanti Zidane, Deschamps e Davids. Quanto le è servita quell’esperienza?

«È stato il mio cruccio, erano dei mostri sacri. Quella storia mi è servita perché tutti i calciatori vogliono giocare. Quindi, un allenatore deve dare fiducia a tutti, anche a chi non gioca. E mantenere alto il livello di autostima di un gruppo è la sfida più grande. Per me c’è la persona al centro».

Nel corso del colloquio pubblicato da Franco Esposito per il Corriere dello Sport, Pecchia ripercorre anche la propria esperienza alla Juventus, spiegando quanto sia importante per un allenatore mantenere coinvolto tutto il gruppo, indipendentemente dal minutaggio dei singoli.

Ci sono giovani talenti in Italia?

«Ci sono alcuni calciatori bravi, che hanno bisogno di tempo. Però, poi devono giocare, in Italia o altrove. Potrei fare tanti nomi di giovani ai quali ho dedicato tempo, perdendo anche partite. E ora li vedo in Champions o ai Mondiali. È il caso di Circati e Bonny».

Cosa va rivisto, allora?

«Il sistema. Non mi è mai piaciuto l’obbligo di schierare i giovani nelle categorie inferiori. Bisogna stimolare i club a creare strutture. Una società deve avere un centro sportivo: se arriva in C, deve puntare alla formazione. Poi tante squadre rappresentano il territorio e vanno tutelate perché il calcio ha anche un effetto sociale».

Come racconta ancora Franco Esposito sul Corriere dello Sport, l’ex allenatore del Parma ritiene fondamentale investire nelle strutture e nei settori giovanili piuttosto che introdurre obblighi regolamentari per l’utilizzo dei giovani.

Come sarà la prossima B?

«Il Palermo è la favorita sulla carta, poi ci sono le retrocesse. Le sorprese? L’anno scorso il Modena e il Catanzaro hanno fatto bene».

Con Benitez si sente ancora?

«Spesso. Condividiamo i percorsi e le scelte».

La chiamano ancora Avvocato?

«Sì, i vecchi compagni. La Laurea in Giurisprudenza mi è servita ad avere una metodologia e una progressione didattica».

Prima di concludere l’intervista raccolta da Franco Esposito per il Corriere dello Sport, Pecchia si sofferma anche sul rapporto che continua a legarlo a Rafa Benitez e sulle caratteristiche che dovrà avere il suo prossimo progetto tecnico.

Cosa cerca ora Pecchia?

«Ormai i progetti durano una settimana. Le squadre mi devono piacere. Questione di emozioni. Deve scattare un’empatia, una scintilla. Può accadere in Italia, ma anche all’estero».