Corriere dello Sport: «Marino: “Ai giovani italiani serve fiducia. Il Frosinone è un modello, Palermo merita la Serie A”»
L’ex allenatore di Catania, Udinese, Parma e Genoa, Pasquale Marino, ha analizzato lo stato del calcio italiano in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport, soffermandosi sul tema della valorizzazione dei giovani, sulle difficoltà delle grandi piazze del Sud e sul futuro della Nazionale.
Marino individua nella scarsa presenza di calciatori italiani in Serie A una delle principali cause delle difficoltà del movimento: «Più vai verso l’alto e più gli spazi diminuiscono. Nel massimo campionato solo il 30% dei giocatori è italiano. Poi ci lamentiamo che la Nazionale non va ai Mondiali. Per crescere devi giocare con continuità».
Secondo il tecnico siciliano, il problema è legato anche alla pressione del risultato: «Sono stato tre anni all’Udinese e c’erano tutti ragazzi che dovevano affermarsi. E lì gli davano il tempo di crescere. Ma se vai in piazze dove conta solo il risultato, i giovani non potranno mai maturare».
Tra i talenti italiani che lo hanno colpito cita Antonio Vergara: «Ai più era sconosciuto prima di fare questo exploit. Ha avuto spazio, anche a causa di tanti infortunati, e ha dimostrato di poter essere utile al Napoli facendosi trovare pronto».
Per invertire la tendenza, Marino invita i club a cambiare strategia: «Le società italiane si rivolgono al mercato straniero per i costi inferiori. Ma i club dovrebbero lasciar partire i giovani migliori e non pretendere tantissimo per risolvere i problemi di bilancio».
L’ex tecnico promuove anche il nuovo corso federale guidato da Giovanni Malagò: «Credo che Malagò abbia le idee chiare. Una mossa intelligente è affidarsi a gente competente come Maldini».
Sulle seconde squadre, invece, la sua posizione è netta: «Non sono favorevole. Chi ha i giovani bravi, deve farli giocare in Serie A».
Marino si sofferma poi sulle difficoltà delle grandi piazze del Sud come Palermo, Catania, Bari e Salerno: «Per come sono strutturati i campionati, è difficile rientrare nel calcio che conta quando sei in categorie inferiori. Al Sud ci sono Lecce e Napoli in A, in Sicilia solo due squadre professionistiche. Mancano soldi e idee. Bisogna saper spendere le risorse ed affidarsi alle persone giuste. Il calcio deve essere più vicino ai territori, i giovani vanno aiutati. Io preferisco le proprietà italiane ai fondi stranieri».
Guardando alla Serie B, indica nel Frosinone il modello da seguire: «La gestione è stata sempre esemplare ed ha dimostrato di avere idee».
Infine un ricordo amaro della retrocessione con la Salernitana: «Non ci posso pensare. Sul telefono ho ancora il video del rigore non dato per il fallo su Soriano. Comunque facemmo 12 punti in 6 gare prima dei playout, una media promozione. Poi gli spareggi slittarono di un mese e l’avversario cambiò. Mi fa piacere che quest’anno abbiano confermato Cosmi. Evidentemente con noi hanno fatto esperienza».
In chiusura, Marino rivela chi ha influenzato la sua carriera da allenatore: «Paolo Lombardo, che ho avuto a Siracusa e a Potenza. Era avanti di vent’anni rispetto a tutti gli altri». E sul mestiere del tecnico conclude: «Un po’ bisogna essere bravi e un po’ sponsorizzati. Ma se non sei bravo, non vai avanti».
