Repubblica: “Globetrotter Rui Modesto. Rosanero al fotofinish che ora vuol mettere radici”
PALERMO – Ci sono trattative che si consumano nell’arco di settimane e altre che si decidono in un battito di ciglia. Per Rui Manuel Muati Modesto il destino ha avuto l’esattezza di un cronometro: 19:59:57 del 2 febbraio 2026. Tre secondi prima della chiusura ufficiale del mercato invernale. Come racconta Alessandro Geraci su Repubblica Palermo, mentre il Copenaghen restava con la penna in mano, il direttore sportivo Osti depositava il contratto che ha portato al Barbera l’esterno richiesto da Inzaghi dopo l’addio di Diakité.
Un’operazione lampo, quasi cinematografica, che consegna al Palermo un profilo internazionale e versatile. «Aspettavo fino all’ultimo, non potevo fare di più – ha confessato Modesto – Avevo già deciso per Palermo, ma le tempistiche non le ho fatte io. Alla fine ho ottenuto quello che volevo».
Alessandro Geraci su Repubblica Palermo ripercorre la parabola del classe 1999 nato a Vendas Novas, nel cuore rurale del Portogallo. Altro che accademie dorate di Lisbona o Oporto: Modesto cresce nei campi dell’Alentejo, forgia il carattere nelle serie minori e approda all’Under 23 del Vitória Setúbal. Ma il ruolo di terzino comincia a stargli stretto: la sua velocità reclama spazio, profondità, libertà.
La svolta arriva nel 2020 con una scelta radicale: la Finlandia. All’FC Honka si consuma la metamorfosi. Non più solo difensore che spinge, ma ala totale. I numeri parlano chiaro: 7 gol e 13 assist nella stagione 2021/22, miglior rifinitore della Veikkausliiga. Poi Stoccolma, sponda AIK: 16 reti complessive e premio di giocatore dell’anno assegnato dai tifosi svedesi. «Mi metto dove l’allenatore pensa che io sia più utile. Ho parlato con Inzaghi: mi piace come lavora, ha grande personalità».
Il salto in Serie A con l’Udinese nell’estate 2024 sembra il coronamento del percorso, ma nel sistema rigido di Runjaić trova poco spazio. Come evidenzia ancora Alessandro Geraci su Repubblica Palermo, anche nell’ombra Modesto lascia tracce, come l’assist millimetrico contro il Genoa.
Ora la nuova tappa è Palermo. Nel 3-4-2-1 di Inzaghi può coprire tutta la fascia, anche se la sua natura emerge quando attacca l’area diventando un attaccante aggiunto. Fisico da 1,83 metri e strappi brucianti, ma al momento ai box per un infortunio muscolare: «Non posso dare una data certa per il rientro. Lavoro al massimo per farmi trovare pronto e penso di essere migliorato parecchio».
C’è poi l’identità profonda, quella che lo lega all’Angola, terra dei suoi genitori. Nato in Portogallo, ha scelto di vestire la maglia delle “Palancas Negras”, trovando anche la gioia del primo gol in Coppa d’Africa contro il Mozambico. Un segnale di appartenenza e orgoglio. «Di Palermo mi è già piaciuto tutto. Sono stato accolto bene, in un gruppo di amici che sembra una famiglia. È un grande club, lo sanno tutti. Per me è una sfida, non un passo indietro».
Alessandro Geraci su Repubblica Palermo descrive così un acquisto che non è solo tecnico, ma simbolico: un viaggiatore d’Europa che ha attraversato il freddo del Nord per ritrovare il calore del Sud. Adesso tocca al campo, appena il fisico darà il via libera.
