Caso Rocchi, Prandelli: «Con il Var più confusione di prima. Nuova Calciopoli? Penso di no»

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Cesare Prandelli interviene sul caso arbitri e sul futuro del calcio italiano con riflessioni articolate e senza giri di parole. L’ex commissario tecnico esclude paragoni con il passato, ma evidenzia problemi strutturali:

«Nuova Calciopoli? Penso di no. Sicuramente è stato un fulmine a ciel sereno, forse è stata una conseguenza di una gestione poco chiara. Quando abbiamo visto le prime immagini del VAR, abbiamo detto che finalmente erano finite tutte le polemiche, che saremmo stati tutelati tutti. Invece abbiamo creato più confusione di prima. Forse dobbiamo rivedere delle regole, ci vorrebbe un ex calciatore lì a parlare con gli arbitri, per capire e valutare simulazioni o altri episodi. I calciatori sanno come ingannare gli arbitri, il gioco del calcio è un inganno. Forse i calciatori possono dare un contributo al direttore di gara per aiutarli. Va rivisto tutto il calcio, abbiamo bisogno di grandi cambiamenti, bisogna rifondare».


Prandelli allarga poi il discorso alla necessità di un cambiamento profondo del sistema: «Il rinnovamento è necessario e obbligatorio. Secondo la mia esperienza, se Lega Calcio e Federazione non vanno d’accordo, non cambieremo mai il calcio. Hanno due direzioni diverse, sarà impossibile sedersi a un tavolo condiviso. Bisogna ripartire dai bambini, non è che si può stravolgere quello che hai costruito. Abbiamo queste 10mila scuole calcio in Italia, ma dovrebbero essere gestite in modo diverso. I talenti crescono se sono liberi, altrimenti costruiremo dei bravi soldatini, ma senza la capacità di sorprendere e spiazzare. Negli ultimi vent’anni abbiamo avuto grandi giocatori e numeri 10 e noi allenatori cosa abbiamo fatto? Li abbiamo messi davanti alla difesa, togliendo loro la fantasia, l’ultimo passaggio. Dobbiamo rivedere come insegnare e come far crescere questi ragazzi. Bisogna sedersi attorno a un tavolo e ci devono essere tutte le componenti: arbitri, genitori, dirigenti, procuratori. Questa è la strada che dobbiamo percorrere. Possiamo uscirne ponendoci una domanda, quella che si fece la Federcalcio tedesca quando la Germania è andata in crisi: “Qual è la squadra più importante di Germania? Non i club, è la Nazionale”. Ecco, noi ce la facciamo questa domanda?».

Sull’ipotesi di un ruolo in Federazione, l’ex CT chiarisce: «Non è una questione di ruoli. Sono stato contattato Gravina, ho avuto il piacere di parlare con lui e per un anno discutere su quello che si poteva fare. Ma poi non ho firmato i contratti perché non si può fare nulla. Ho proposto di fare la seconda squadra italiana. Dopo il biennio Under 21, organizziamo noi una squadra, non vogliamo un premio valorizzazione, vogliamo mantenere il nostro capitale. La Federazione fa crescere i ragazzi dai 14 ai 21 anni e poi li perde. Lì dobbiamo fare qualcosa di eclatante. Se non li fa giocare nessuno, facciamoli giocare noi».

Infine, uno sguardo alle possibili figure chiave per il futuro del calcio italiano: «Tutti i nomi usciti sono una garanzia. Antonio Conte, conoscendo l’ambiente e le dinamiche, potrebbe essere la persona giusta per l’inizio di un cambiamento. Per il futuro mi auguro che possano crescere allenatori in federazione».

E sulla presidenza federale: «Ho avuto Giancarlo Abete, penso sia stato uno dei dirigenti più limpidi, puri e onesti che abbia conosciuto nella mia vita. Quindi, tutta la vita per Giancarlo Abete. Ma dall’altra parte abbiamo un ex presidente del Coni che ha ristrutturato, che ha vinto e che ha fatto crescere molti atleti. Quindi potrebbero creare insieme un programma vincente. Magari queste due figure assieme potrebbero eliminare quella famosa parola di cui tutti hanno paura, ovvero il commissariamento, e creare qualcosa di unico. Non contano i soldi ora, ma i progetti tecnici e come facciamo crescere i ragazzi. Ad esempio i nostri difensori sono tutti bravini, ma la tecnica e tattica individuale non la fa più nessuno. Siamo diventati maestri dei sistemi di gioco, ma vengono dopo. Il sistema di gioco deve essere elastico e duttile, in base a chi ho. Ai tempi dell’Atalanta avevo due ragazzi bravissimi dal settore giovanile, Domenico Morfeo e Tomas Locatelli. Se avessimo seguito il sistema di gioco, non li avremmo fatti giocare. Bisogna tornare a valorizzare le individualità dei ragazzi».

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