Palermo, droga venduta su Telegram e consegnata a domicilio: 14 condanne

Polizia blitz (LaPresse) Ilovepalermocalcio

Polizia blitz (LaPresse) Ilovepalermocalcio

PALERMO – Un’organizzazione per lo spaccio di droga che utilizzava Telegram per pubblicizzare le sostanze stupefacenti, mostrare fotografie e prezzi e raccogliere gli ordini dei clienti. Un sistema di vendita con consegne a domicilio e persino recensioni sulla qualità del servizio. Per questa vicenda il giudice per l’udienza preliminare Rosario Di Gioia ha emesso 14 condanne, con pene che arrivano fino a 19 anni e 10 mesi di reclusione.

Come ricostruisce La Sicilia, al centro dell’inchiesta c’è Mario Macaluso, che secondo gli investigatori avrebbe gestito il traffico di droga mentre si trovava agli arresti domiciliari. La moglie Maria Candura avrebbe curato la contabilità, mentre il suocero Salvatore Candura, noto per il suo coinvolgimento nel depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, avrebbe svolto un servizio di trasporto per gli acquirenti.


Droga su Telegram, fotografie, prezzi e recensioni

Il sistema di vendita ricostruito dagli investigatori prevedeva l’utilizzo di chat Telegram per raggiungere un numero elevato di clienti.

Attraverso il servizio di messaggistica venivano pubblicate fotografie delle sostanze disponibili, accompagnate dai relativi prezzi.

Gli acquirenti potevano effettuare gli ordini e ricevere la droga direttamente a domicilio.

Secondo quanto riportato da La Sicilia, il servizio aveva raccolto anche recensioni da parte di alcuni dei clienti.

«Grazie vita mia, quantità e qualità top, il ragazzo puntualissimo e dolcissimo», si legge in uno dei messaggi acquisiti durante le indagini.

Un sistema che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe raggiunto migliaia di persone, trasformando le chat in un vero e proprio canale commerciale per lo spaccio.

Macaluso condannato a 19 anni e 10 mesi

La sentenza è stata pronunciata dal gup Rosario Di Gioia, che ha giudicato gli imputati con il rito abbreviato.

La pena più elevata è stata inflitta a Mario Macaluso, condannato a 19 anni e 10 mesi di reclusione, in continuazione con una precedente condanna.

Per la moglie, Maria Candura, la pena è di 6 anni e 8 mesi.

Il padre della donna, Salvatore Candura, è stato invece condannato a un anno e 8 mesi.

Gli imputati erano stati arrestati nel dicembre precedente nell’ambito delle indagini condotte dalla polizia e coordinate dai pubblici ministeri Francesca Mazzocco e Daniele Sansone.

Salvatore Candura e il ruolo di “taxi della droga”

Tra gli aspetti più particolari dell’inchiesta figura il presunto ruolo svolto da Salvatore Candura.

L’uomo è conosciuto per essere stato, insieme a Vincenzo Scarantino, uno dei falsi collaboratori di giustizia coinvolti nel depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992, nella quale furono uccisi Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta.

Candura aveva falsamente dichiarato di aver rubato la Fiat 126 utilizzata come autobomba.

Nella nuova vicenda giudiziaria, secondo quanto riferisce La Sicilia, gli investigatori gli hanno attribuito il ruolo di autista degli acquirenti di droga.

«Candura espletava il servizio taxi con la sua Citroen Picasso – scrissero gli inquirenti – trasportando su indicazione di Macaluso ignoti acquirenti nella piazza di spaccio di viale Placido Rizzotto, dove poi procedevano all’acquisto di panetti di hashish da Onofrio Bronzollino».

Tutte le condanne emesse dal giudice

Oltre a Macaluso e ai due componenti della famiglia Candura, il giudice ha pronunciato altre undici condanne.

Imputato Pena
Mario Macaluso 19 anni e 10 mesi
Onofrio Bronzollino 11 anni e 6 mesi
Giuseppe Bronzollino 7 anni e 4 mesi
Antonino Marino 7 anni e 4 mesi
Maria Candura 6 anni e 8 mesi
Pietro Marino 6 anni e 8 mesi
Massimo Ferrazzano 5 anni e 4 mesi
Mario Ferrazzano 4 anni e 4 mesi
Antonino Augello 4 anni e 2 mesi
Guglielmo Giannone 2 anni
Salvatore Candura 1 anno e 8 mesi
Giuseppe Pitarresi 1 anno e 8 mesi
Francesco Lo Monaco 1 anno e 6 mesi
Francesco Oliveri 1 anno e 6 mesi

Le pene sono state stabilite nell’ambito del procedimento celebrato con rito abbreviato. La notizia non specifica se la sentenza sia definitiva.

I collegamenti con la criminalità organizzata

Nella ricostruzione investigativa emerge anche il ruolo attribuito ad Antonino e Pietro Marino, che avrebbero rifornito periodicamente Macaluso di sostanze stupefacenti.

Secondo La Sicilia, Antonino Marino era già stato condannato per associazione mafiosa in quanto appartenente alla cosca di Roccella, mentre Pietro Marino è figlio di Stefano Marino, anch’egli già condannato per il reato previsto dall’articolo 416 bis del Codice penale.

Le indagini hanno quindi ricostruito un sistema di approvvigionamento e distribuzione che avrebbe collegato le piazze di spaccio tradizionali ai nuovi canali digitali.

La sentenza rappresenta un passaggio giudiziario significativo nell’inchiesta su un traffico di stupefacenti che, secondo l’accusa, aveva sfruttato le piattaforme di messaggistica per raggiungere direttamente gli acquirenti e organizzare le consegne.