Vavassori: «Essere il 9 di Inzaghi è una sensazione incredibile. A Palermo sto benissimo»
Dominic Vavassori si sta prendendo il Palermo. Il classe 2005 arrivato in prestito dall’Atalanta ha trovato la sua prima doppietta in Serie B contro il Padova e, intervistato da Davide Fonda per Cronache di Spogliatoio, ha raccontato il suo impatto con il mondo rosanero, il rapporto con Filippo Inzaghi e le ambizioni per il futuro.
«A Palermo mi sto trovando molto bene. I compagni di squadra e lo staff sono fantastici, mi stanno insegnando molto sia a livello calcistico che a livello umano. La piazza è calda, ha ambizioni importanti e guarda molto in alto insomma. Mi stimola a dare tutto me stesso».
Nell’intervista concessa a Davide Fonda per Cronache di Spogliatoio, Vavassori ha spiegato anche quanto abbia pesato la società nella sua scelta: «Ho scelto Palermo per la forza della Società. Grazie al City Football Group il Palermo tornerà presto dove merita. La spinta dei tifosi rosanero è incredibile».
«Essere il 9 di Inzaghi è incredibile»
Particolare il rapporto con Filippo Inzaghi, uno degli allenatori che maggiormente ha creduto nelle qualità del giovane arrivato dall’Atalanta. Vavassori non nasconde l’entusiasmo: «Essere il 9 di Inzaghi è una sensazione incredibile».
E quando gli viene ricordato l’obiettivo dei 15 gol indicato dal tecnico, la risposta è accompagnata da un sorriso: «Il mister ha detto che devo fare 15 gol? Speriamo, io ci credo! Ma la mia priorità è l’obiettivo di squadra. Possiamo dirlo? Meglio tenerlo segreto… ma ci potete arrivare facilmente».
Inzaghi gli aveva dato anche un consiglio preciso prima dell’esordio: «Mi ha detto di chiudere la porta e sfruttare ogni occasione… infatti ho segnato. Avere a che fare con un attaccante come lui è strepitoso».
Vavassori racconta le sue caratteristiche
A Davide Fonda per Cronache di Spogliatoio, il numero 9 rosanero ha descritto anche il proprio modo di interpretare il calcio: «Innanzitutto un giocatore che ha bisogno di divertirsi per esprimersi, a cui piace fare l’uno contro uno e creare superiorità numerica. Mi trovo bene a giocare sia come esterno ma anche dietro la punta quando ci sono partite un po’ chiuse. Di sicuro l’uno contro uno penso che sia una parte di me, quindi penso che posso togliermi grandi soddisfazioni con questa dote».
Alle spalle c’è l’esperienza con l’Atalanta Under 23, con una stagione chiusa con nove gol e cinque assist in Serie C. Un percorso che Vavassori considera fondamentale: «Giocare in Under 23 mi ha preparato a giocare ad alti livelli, mi è servito tantissimo. Ho iniziato a giocare tra i grandi due anni sotto età… ma non ho avuto difficoltà! Poi spesso mi allenavo con la prima squadra, quindi fisicamente ero preparato a quei ritmi. Per un giovane è un’esperienza incredibile, infatti tutti i miei compagni sono già tra A e B. E anche mister Modesto, ora allena il Mantova».
Nel suo percorso a Bergamo ha avuto diversi punti di riferimento: «Ascolto e cerco di imparare da tutti e loro tre sono stati fondamentali per la mia crescita», ha spiegato parlando di Gasperini, Palladino e Modesto.
Poi altri nomi importanti: «Ho un ottimo rapporto con Scamacca, Zalewski e Raspadori, che mi hanno sempre aiutato tanto soprattutto nel ragionare negli ultimi 20 metri. In chi mi rivedo di più? In quell’Atalanta, con le dovute proporzioni, credo Lookman».
Le origini e gli idoli
Nel corso dell’intervista di Davide Fonda per Cronache di Spogliatoio, Vavassori ha raccontato anche le proprie origini: «Mio papà è brasiliano ed è stato adottato da una famiglia bergamasca, mentre mia mamma è polacca. Diciamo che spero di esprimere un calcio un po’ da brasiliano, speriamo… La mia passione per il calcio suppongo che nasca principalmente da lì».
Un legame con il Brasile che emerge anche parlando del suo stile: «No dai, entrambi. Il mio stile di gioco è un po’ più brasiliano, però qua in Italia ci sono state delle leggende e tuttora ci sono dei grandi campioni che bisogna apprezzare».
Infine gli idoli dell’infanzia, con due nomi che non hanno bisogno di presentazioni: «Il numero uno è sicuramente Messi, ma quando ero piccolo anche Neymar era nel prime. Paragoni? Assolutamente no, non sono ancora nella posizione».
