Pohjanpalo: «La Serie A vale più dei miei gol. Firmerei per segnare meno e salire»

palermo catanzaro 3-2 (147) pohjanpalo

Il Palermo riparte con un solo obiettivo: la promozione in Serie A. Ne è convinto Joel Pohjanpalo, protagonista di una lunga intervista rilasciata a Pietro Scognamiglio per La Gazzetta dello Sport, nella quale il bomber finlandese parla del nuovo corso targato Filippo Inzaghi, delle ambizioni rosanero e della tournée australiana.

Joel, quali sensazioni avete dopo la prima parte della preparazione? È cambiato qualcosa rispetto a un anno fa?


«Sì, percepisco dei cambiamenti», racconta Pohjanpalo a Pietro Scognamiglio per La Gazzetta dello Sport. «Adesso siamo una squadra che ha già vissuto insieme momenti belli e altri difficili, ma che è consapevole della propria forza, siamo diventati più maturi. La delusione per come è finita la scorsa stagione di certo non la dimentichiamo, ma faremo tesoro degli errori commessi».

Il presidente Mirri vi ha messo pressione parlando apertamente di Serie A?

«Ha detto quello in cui tutti noi crediamo», spiega Pohjanpalo nell’intervista concessa a Pietro Scognamiglio per La Gazzetta dello Sport. «Se sei nel Palermo è naturale avere ambizione, non bisogna però trasformarla mai in ansia nel guardare sempre la classifica. Noi sappiamo qual è il nostro obiettivo, non ci nascondiamo, ma sappiamo che non si raggiunge a gennaio o a febbraio».

Essere tornato capocannoniere ha compensato la delusione per la mancata promozione?

«No, assolutamente no», risponde l’attaccante sulle pagine della Gazzetta dello Sport. «Metterei la firma per fare cinque o sei gol in meno ma andando in Serie A. I gol rimangono nelle statistiche, mentre le vittorie dei campionati rimangono nella storia di un club».

Le sta stretta l’etichetta di bomber della Serie B?

«Quando ero al Venezia in Serie A, dopo un buon inizio di stagione, non sono mica andato via per tornare in Serie B. Ho deciso di cambiare perché volevo far parte del progetto Palermo. So benissimo che qui non ho firmato un contratto fino al 2029 per restare quattro anni e mezzo in B. Io e il club abbiamo l’ambizione di giocare ai massimi livelli», aggiunge Pohjanpalo a Pietro Scognamiglio per La Gazzetta dello Sport.

Perché il Palermo ha faticato negli scontri diretti la scorsa stagione?

«Abbiamo dimostrato di poter competere contro chiunque, ma è vero che negli scontri diretti ci è mancata un po’ di continuità. A volte è stata questione di episodi, ma comunque è uno degli aspetti sui quali lavoreremo di più», afferma il centravanti nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport.

Ha detto che segnare al Barbera è un’emozione speciale. Perché?

«In carriera ho vissuto stadi e atmosfere importanti, ma la passione che si respira a Palermo non riguarda soltanto i novanta minuti. La percepisci quando cammini per strada, al supermercato, al parco incontrando le famiglie. Quando segni davanti a quella gente senti un’esplosione di emozioni difficilmente paragonabile ad altre esperienze. Questo comporta anche una responsabilità che mi piace avere: più amore ricevi e più senti il dovere di restituire qualcosa», racconta Pohjanpalo a Pietro Scognamiglio per La Gazzetta dello Sport.

Con il 4-2-3-1 cambia qualcosa per lei?

«Al di là dei moduli, per un attaccante è fondamentale capire i movimenti dei compagni, creare e attaccare gli spazi. Il mister ci sta proponendo soluzioni diverse e penso che con questa evoluzione saremo meno prevedibili. Dal mio punto di vista mi sento a mio agio sia nell’attaccare l’area sia quando devo partecipare alla costruzione e aiutare la squadra», spiega l’attaccante sulle pagine della Gazzetta dello Sport.

È cambiata anche la Serie B?

«Sì, è un campionato che continua ad evolversi ed è sempre più difficile. Tante squadre pressano alto e propongono un calcio più offensivo. Non puoi permetterti mai di abbassare l’intensità. Per un attaccante è stimolante, ma aumenta anche il lavoro senza palla. È comunque un tipo di calcio che si adatta bene alle nostre caratteristiche: abbiamo qualità, intensità e un allenatore che vuole una squadra aggressiva. Sta a noi dimostrarlo in campo», aggiunge Pohjanpalo a Pietro Scognamiglio per La Gazzetta dello Sport.

Il Palermo cerca un vice Pohjanpalo. Che caratteristiche dovrebbe avere?

«È importante che arrivi un attaccante capace di stimolarmi a migliorare, che possa competere con me per un posto. Nel Palermo è fondamentale che ci sia concorrenza in ogni ruolo. È importante avere compagni che comprendano il valore di una competizione sana: lottare per un posto in squadra fa migliorare tutti. Alla fine chi merita di più deve avere la possibilità di scendere in campo. Non conta chi sei, da dove vieni o quanto guadagni», sottolinea il finlandese nell’intervista alla Gazzetta dello Sport.

È rimasto il suo amico Joronen. In Finlandia hanno persino realizzato un documentario su di voi…

«Con Jesse abbiamo da tanti anni un rapporto che va molto oltre il calcio, adesso il sogno è tornare a vincere insieme. Il documentario mostra soprattutto la nostra quotidianità. Palermo è diventata la nostra casa, per me era importante far capire ai tifosi finlandesi perché mi trovo così bene qui», racconta Pohjanpalo a Pietro Scognamiglio per La Gazzetta dello Sport.

Ha seguito il Mondiale per Club?

«Sì, anche da opinionista per la tv di Stato finlandese. I grandi tornei sono sempre un’occasione per imparare, osservare movimenti, soluzioni tattiche e i comportamenti dei migliori giocatori. Le squadre più organizzate di solito arrivano fino in fondo».

Che cosa serve all’Italia per tornare protagonista ai Mondiali?

«Deve cambiare qualcosa nel modo in cui vengono formati i calciatori», afferma Pohjanpalo sulle pagine della Gazzetta dello Sport. «L’Italia continua a produrre tanti ottimi giocatori, ma oggi fatica a far emergere talenti capaci di fare la differenza individualmente. La Spagna ha Yamal, la Norvegia Haaland, la Francia tanti giocatori di questo livello. L’identità del calcio italiano, profondamente legata alla fase difensiva, nel calcio moderno non basta più. I calciatori italiani sono troppo simili tra loro e il percorso di formazione non sembra favorire lo sviluppo di caratteristiche individuali tali da fare la differenza negli ultimi trenta metri. Per l’Italia non basta qualificarsi al prossimo Mondiale: i tifosi vogliono competere per vincerlo».

Punta ancora al Mondiale con la Finlandia?

«Finché avrò la possibilità di essere utile alla mia Nazionale continuerò a dare tutto. Non mi piace fare programmi, ma il Mondiale è un sogno e sarebbe bellissimo poterlo inseguire ancora», dice Pohjanpalo a Pietro Scognamiglio per La Gazzetta dello Sport.

Che valore avrà la tournée australiana?

«Ci sono già stato, ma questa sarà un’esperienza diversa», conclude il bomber rosanero nell’intervista concessa a Pietro Scognamiglio per La Gazzetta dello Sport. «Rappresenteremo Palermo e la Sicilia dall’altra parte del mondo. Ho saputo che lì vive una comunità siciliana numerosa e sarà emozionante incontrare persone che aspettano da anni di vedere il Palermo dal vivo. Se riusciremo a regalare un’emozione a chi porta ancora la Sicilia nel cuore, pur vivendo dall’altra parte del mondo, questa esperienza avrà un significato che va oltre le partite. Il bello del calcio è anche questo».