Simic: «Al Palermo con Zamparini era dura. Inzaghi? Quante ragazze…»

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Dalla Dinamo Zagabria all’Inter, poi il Milan e due Champions League vinte. La carriera di Dario Simic è stata ricca di svolte inattese, proprio come la sua vita dopo il calcio. Nell’intervista rilasciata a Luca Bianchin per la Gazzetta dello Sport, l’ex difensore croato ripercorre i momenti più importanti della sua esperienza nel calcio europeo, ricordando anche il periodo vissuto a Palermo accanto a Zamparini.

Nel racconto di Luca Bianchin sulla Gazzetta dello Sport, Simic svela anche un retroscena poco noto dei suoi inizi in Italia: «Dal calcio. Dico una cosa che sanno in pochi: prima di giocare per Inter e Milan, sono stato vicino alla Juventus. Nel 1996 sono stato in ufficio con la Triade. Io, Moggi, Giraudo e Bettega. Stavo per firmare».


L’approdo in Italia arriverà comunque qualche anno più tardi, dopo il Mondiale del 1998 con la Croazia. Come racconta Luca Bianchin per la Gazzetta dello Sport, quel torneo segnò una svolta anche per la percezione internazionale del Paese balcanico. «E poi la mia famiglia ha deciso che era meglio non andare: avevo vent’anni, era ancora tempo della guerra. Sono venuto in Italia dopo il Mondiale ‘98. La Croazia prima di quel Mondiale era conosciuta solo dal 3% della popolazione mondiale. Un mese dopo, la percentuale era salita al 30%. Il quarto di finale contro la Germania resta indimenticabile. Alla fine, piangevamo tutti».

Il trasferimento all’Inter nel 1999 rappresentò un salto enorme per il giovane difensore. Nel ricordo riportato da Luca Bianchin sulla Gazzetta dello Sport, Simic descrive l’emozione della prima volta a San Siro: «Sì, nel gennaio 1999. Per me era un sogno, mi sedevo vicino a Ronaldo, Seedorf, Zanetti. Non ero mai stato a San Siro e la prima volta, contro il Venezia, mi sono detto “dai, vado a scaldarmi in campo così mi abituo”. Macché, ci si scaldava al coperto, così sono uscito un minuto prima dell’inizio e lo stadio era incredibile. La prima volta che vedevo San Siro era per giocarci dentro: una follia».

La carriera proseguì poi al Milan, dove Simic conquistò due Champions League. Nell’intervista concessa a Luca Bianchin per la Gazzetta dello Sport, l’ex difensore ricorda anche il rapporto con alcuni compagni di squadra. «Ero molto amico di Pippo Inzaghi. Quando si usciva con lui, ogni dieci minuti c’era una ragazza che lo avvicinava: Pippo per le ragazze era il numero uno. Il gruppo era ottimo».

Tra i momenti più significativi del periodo rossonero, Simic sottolinea il lavoro di Carlo Ancelotti. Come riportato da Luca Bianchin sulla Gazzetta dello Sport, il croato racconta: «Con il genio di Ancelotti, che spostò Pirlo davanti alla difesa. Era un visionario, un padre, una persona squisita».

Dopo il ritiro dal calcio giocato, Simic ha intrapreso diverse esperienze professionali. Una delle più particolari riguarda proprio il Palermo. Nell’intervista raccolta da Luca Bianchin per la Gazzetta dello Sport, l’ex difensore spiega il suo ruolo nel club rosanero durante l’era Zamparini. «Sì, sono stato tante cose in questi 16 anni. Nel 2016-17, consulente del Palermo, in pratica direttore sportivo ma con Zamparini era dura. Mi diceva “vai dall’allenatore e digli di cambiare quel giocatore” ma io non ero d’accordo, non si fa così. E poi non si può cambiare allenatore ogni tre partite…».

Oggi la vita di Simic è lontana dal calcio quotidiano. Come racconta Luca Bianchin sulla Gazzetta dello Sport, l’ex difensore si dedica alle attività di famiglia e alla crescita dei suoi figli. «La mia famiglia ha il 70% dei boccioni d’acqua della Croazia, si usano per gli uffici e nelle case. Io e mio fratello poi abbiamo 22 bar».

Tra gli aspetti più importanti della sua vita c’è proprio la famiglia, composta dalla moglie Jelena e dai quattro figli. Uno di loro, David, ha la sindrome di Down. Nel passaggio più toccante dell’intervista a Luca Bianchin per la Gazzetta dello Sport, Simic racconta: «Quando è nato, ci hanno detto che c’era la possibilità avesse la sindrome di Down. È stato scioccante. Il giorno successivo, ce l’hanno confermato. Dieci anni dopo, David è molto indipendente, va a scuola con un assistente, fa i compiti».

E aggiunge un pensiero che sintetizza il significato di questa esperienza: «La Coca Cola, la mamma la proibisce ma lui si nasconde e la beve. Poi la pizza. Con me fa anche un po’ di sport. Abbiamo tutti imparato moltissimo da lui, senza David non saprei immaginare la vita. Ho imparato che, se lui ama, non fa calcoli su quanti cromosomi abbia l’altra persona. Noi invece calcoliamo sempre tutto».

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