Gazzetta dello Sport: “Mancini, la nuova Italia riparte dal 4-3-3: più corsa e fisicità per tornare nell’élite”

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La seconda avventura di Roberto Mancini sulla panchina dell’Italia riparte con la stessa ambizione della prima, ma con una Nazionale profondamente diversa. Il commissario tecnico torna a guidare gli azzurri tre anni dopo il brusco addio e non rinuncia a guardare lontano: «In quattro anni qualcosa porteremo a casa». Il primo obiettivo, però, è costruire rapidamente un’identità e affrontare il Belgio con un’Italia aggressiva e offensiva.

Come scrive Fabio Licari sulla Gazzetta dello Sport, replicare la magia del primo ciclo sarà complicato. Mancini era riuscito a costruire in tre anni una Nazionale dominante, spettacolare e imbattuta per 37 partite consecutive, culminando il percorso con il trionfo europeo di Wembley. Oggi il contesto è differente, ma ci sarebbero le condizioni per provare a riportare gli azzurri nell’élite internazionale.


Dal vecchio 4-3-3 a un’Italia più fisica

Il riferimento tattico resta il 4-3-3, ma difficilmente sarà una copia di quello che portò l’Italia al successo europeo. Allora Jorginho e Verratti rappresentavano il cuore tecnico di una squadra costruita sul possesso, capace di impostare lasciando tre uomini dietro e attaccare con tre giocatori offensivi puri.

Oggi sono cambiate soprattutto le caratteristiche degli interpreti. Come evidenzia Fabio Licari sulla Gazzetta dello Sport, Mancini dispone di calciatori con maggiore struttura fisica: da Doumbia a Pio Esposito, passando per Kean, Zaniolo, Calafiori e Scamacca.

I principi di fondo resteranno gli stessi: ricerca del bel gioco e divertimento, considerati dal ct indispensabili per vincere. Cambierà invece il modo di raggiungere l’obiettivo, con più corsa, maggiore impatto fisico, verticalizzazioni e meno possesso palla.

Mancini ha già ribadito al gruppo uno dei concetti che caratterizzavano la sua prima esperienza: «Preferisco rischiare di prendere un gol in più, ma attaccare».

Contro il Belgio il commissario tecnico vuole vedere aggressività, capacità di creare superiorità saltando l’uomo e una chiara vocazione offensiva. A fine allenamento Mancini si è soffermato anche con Pio e Sebastiano Esposito, spiegando movimenti e situazioni offensive.

Rispetto alla Nazionale campione d’Europa, però, manca una coppia difensiva come quella formata da Bonucci e Chiellini.

Non soltanto 4-3-3: prende quota il 4-2-3-1

Il primo allenamento ha lasciato intravedere il ritorno al 4-3-3 come sistema di partenza. Stavolta, tuttavia, Mancini potrebbe mostrarsi meno rigido dal punto di vista tattico.

Secondo Fabio Licari sulla Gazzetta dello Sport, le caratteristiche dei convocati lasciano aperta anche la possibilità di passare al 4-2-3-1. Zaniolo viene ormai considerato maggiormente come seconda punta o giocatore centrale, mentre Maldini può agire da trequartista. Non è esclusa neppure una soluzione con due centravanti.

Il calendario imporrà inoltre continue rotazioni: quattro partite in meno di due settimane renderanno praticamente impossibile affidarsi sempre agli stessi uomini. Cambi di interpreti e trasformazioni tattiche potrebbero quindi diventare una costante del nuovo ciclo.

La possibile Italia contro il Belgio

Partendo dal 4-3-3, comincia anche a prendere forma una possibile formazione per il debutto. Donnarumma dovrebbe essere il riferimento tra i pali, mentre Kayode e Calafiori possono occupare le corsie difensive.

Al centro Mancini e Scalvini si giocano spazio insieme a Coppola, considerando la squalifica di Bastoni. Dimarco ha invece dovuto arrendersi e al suo posto è stato chiamato Ruggeri.

A centrocampo appare difficile rinunciare a Barella e Frattesi, mentre Tonali, non ancora al massimo della condizione, potrebbe essere utilizzato successivamente. Davanti alla difesa potrebbe arrivare l’occasione per Romano, con Mandragora e Fagioli come ulteriori soluzioni.

Il rebus del tridente

È soprattutto l’attacco a rappresentare il rompicapo più interessante. Mancini valuta una soluzione particolarmente offensiva con Zaniolo, Esposito e Kean, ricordando come anche il tridente Chiesa-Immobile-Insigne fosse composto da tre elementi con spiccata vocazione offensiva.

Con Pio Esposito riferimento centrale, sulle corsie potrebbero però trovare spazio anche Inacio oppure giocatori capaci di garantire maggiore equilibrio come Cambiaghi o Vergara.

Come sottolinea ancora Fabio Licari sulla Gazzetta dello Sport, il materiale a disposizione non manca. A questo gruppo andranno poi aggiunti gli infortunati destinati a rientrare, tra cui Palestra, Dimarco, Locatelli e Buongiorno.

Mancini riparte quindi da una Nazionale differente rispetto a quella costruita nel 2018. Il 4-3-3 rimane il riferimento, ma il nuovo corso promette maggiore elasticità: più fisicità, verticalizzazioni e soluzioni tattiche alternative per provare a riportare l’Italia ai livelli più alti.