Corriere dello Sport: “Fondo fine carriera dei calciatori, 185 milioni ancora da erogare. Scoppia il caso trasparenza”
Il fondo di fine carriera dei calciatori professionisti finisce al centro di una controversia che coinvolge l’Associazione Italiana Calciatori, l’Associazione Italiana Allenatori e una nuova associazione nata per chiedere maggiore trasparenza nella gestione delle risorse. Sul tavolo ci sono cifre considerevoli: oltre 534 milioni di euro incassati e circa 185,6 milioni ancora da erogare agli iscritti.
A ricostruire la vicenda è Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, che approfondisce il funzionamento del sistema, le contestazioni avanzate dall’Assocapp e le risposte dei rappresentanti del fondo. Una questione che potrebbe avere ripercussioni anche sugli equilibri della politica federale, in vista delle elezioni per la presidenza della FIGC.
Come funziona il fondo: trattenuto il 7,5% dello stipendio
Ogni mese una parte della retribuzione dei calciatori professionisti viene destinata al fondo di fine carriera, uno strumento pensato per garantire un sostegno economico agli atleti al termine dell’attività agonistica.
Il contributo complessivo è pari al 7,5% dello stipendio mensile, suddiviso tra il 6,25% a carico della società e l’1,25% trattenuto direttamente al calciatore, con un massimale di 8.000 euro lordi.
Il sistema riguarda anche i giocatori delle categorie inferiori, per i quali la fine della carriera sportiva può rappresentare un passaggio particolarmente delicato, considerando che l’accesso alla pensione ordinaria può richiedere ancora molti anni.
Come evidenzia Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, il calciatore non può scegliere di destinare altrove queste risorse e, una volta conclusa la carriera, deve presentare una richiesta specifica per ottenerne la liquidazione.
La procedura prevede inoltre due firme autenticate da un pubblico ufficiale: una per ottenere le credenziali di accesso e l’altra per richiedere il pagamento.
Un meccanismo burocratico che, secondo le criticità evidenziate nell’inchiesta, può scoraggiare alcuni ex tesserati, in particolare quelli stranieri.
La gestione del fondo e il ruolo di AIC e AIAC
Il fondo è gestito attraverso un consiglio di amministrazione composto da sei membri, quattro dei quali espressi dall’Associazione Italiana Calciatori e dall’Associazione Italiana Allenatori.
Nel consiglio figurano i presidenti delle due associazioni, Umberto Calcagno e Renzo Ulivieri, oltre al presidente del fondo Leonardo Grosso, designato dall’AIC e nominato dalla FIGC.
Una struttura sulla quale si concentrano alcuni interrogativi relativi alla governance e ai meccanismi di controllo.
La vicenda si intreccia anche con la politica sportiva. Calciatori e allenatori sono infatti le due componenti che hanno sostenuto la candidatura di Adriano Galliani alla presidenza della FIGC, in contrapposizione a Giovanni Malagò.
Nel contratto collettivo del 31 luglio 2025 era stata inoltre prevista la costituzione di un altro fondo da parte della Serie A. Il documento specificava che la Lega non aveva «mai avuto informazioni della predetta gestione».
Un progetto che, secondo la ricostruzione del quotidiano, non ha successivamente trovato attuazione.
I numeri: 534 milioni incassati e 185,6 milioni da erogare
Il dato economico più significativo riguarda le risorse accumulate nel corso degli anni.
Al 30 giugno 2025, il fondo aveva incassato complessivamente 534 milioni di euro, a fronte di 349 milioni già erogati.
Restavano quindi circa 185,6 milioni di euro, pari al 34,7% delle somme raccolte, ancora da liquidare.
Non è però specificato quale parte di queste risorse riguardi ex calciatori che hanno già concluso la carriera e che potrebbero avere diritto a richiedere la liquidazione.
Secondo quanto riportato da Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, è proprio questo uno dei principali interrogativi sollevati dall’Assocapp, associazione che chiede maggiori informazioni sulla gestione delle posizioni individuali.
Tra le questioni evidenziate figurano il numero delle posizioni mai liquidate, gli importi riferiti a contributi versati anche decenni fa e le modalità con cui gli iscritti vengono informati dei propri diritti.
L’associazione chiede inoltre chiarimenti sulle registrazioni negative presenti in alcuni estratti conto e sui criteri utilizzati per distribuire gli avanzi di gestione.
Assocapp: «I tesserati meritano una trasparenza diversa»
Le contestazioni riguardano anche i rendimenti riconosciuti agli iscritti.
Secondo le elaborazioni dell’Assocapp, dal 2011 l’accredito medio sul saldo sarebbe sceso dal 2,2% allo 0,37%.
L’associazione sostiene inoltre che i costi netti arriverebbero a sfiorare il 50%, sulla base delle proprie valutazioni.
A spiegare le ragioni della richiesta di maggiore chiarezza è Andrea Ferrato, direttore generale di Assocapp.
«Abbiamo analizzato oltre 600 posizioni e i tesserati meritano una trasparenza diversa, un sistema di accesso alle informazioni meno articolato e una maggiore reattività rispetto alle legittime richieste».
Ferrato ha poi aggiunto un elemento significativo:
«A seguito del nostro intervento, il fondo ha ammesso di dover riconoscere a oltre 90 iscritti circa 1,2 milioni».
Una circostanza sulla quale è arrivata anche la replica dei rappresentanti del fondo:
«A parte 9 soggetti, avevano tutti già ritirato somme almeno una volta».
Il caso Viviano e l’accesso ai conti
Tra i protagonisti della controversia figura anche l’ex portiere Emiliano Viviano, che ha intrapreso un’azione giudiziaria per ottenere chiarimenti e documentazione relativa alla gestione del fondo.
La vicenda, raccontata nell’approfondimento del Corriere dello Sport, pone al centro il tema dell’accessibilità delle informazioni per i tesserati.
Un aspetto particolarmente importante per chi, dopo aver concluso la propria carriera professionistica, intende conoscere l’ammontare delle somme accumulate e le modalità necessarie per ottenerle.
Diritti d’immagine e società collegate: gli altri interrogativi
L’inchiesta affronta anche la gestione dei diritti d’immagine collettivi dei calciatori, ceduti gratuitamente dai tesserati e successivamente commercializzati attraverso accordi che coinvolgono anche Fifpro, ad esempio nel settore dei videogiochi.
Un ulteriore capitolo riguarda Sport Invest 2000, società impegnata nella diversificazione degli investimenti del fondo.
Tra le operazioni citate figura la vendita di un immobile a Milano per oltre 18 milioni di euro, con una plusvalenza di circa un milione.
Attenzione anche ad AIC Service, società che sostiene economicamente l’Associazione Italiana Calciatori attraverso dividendi pari a 2,4 milioni di euro.
Le spese per consulenze legali nell’ultimo anno hanno raggiunto circa 800 mila euro, con un incremento del 22%.
La replica del fondo: «Ci sarebbero i soldi per pagare tutti»
Alle contestazioni hanno risposto anche fonti del fondo, interpellate dal Corriere dello Sport nell’inchiesta firmata da Giorgio Marota.
Secondo quanto riferito, le liquidazioni vengono generalmente effettuate entro due mesi dalla presentazione delle richieste.
I rappresentanti hanno inoltre assicurato che la situazione economica è solida e che gli obiettivi finanziari risultano rispettati.
«Se per assurdo dovesse andare in liquidazione, ci sarebbero i soldi per pagare tutti».
Una posizione che respinge l’idea di difficoltà finanziarie nella gestione delle risorse.
Le stesse fonti hanno poi interpretato le contestazioni come parte di una disputa più ampia:
«La vera battaglia in gioco è il controllo del fondo stesso. Evidentemente qualcuno vuole metterci le mani».
Secondo le previsioni riportate, anche Sport Invest dovrebbe chiudere il prossimo bilancio con un utile di almeno 1,7 milioni di euro.
La FIGC chiamata a fare chiarezza
La vicenda presenta dunque due posizioni differenti.
Da una parte l’Assocapp chiede maggiore trasparenza, procedure più semplici e informazioni accessibili agli iscritti. Dall’altra, i rappresentanti del fondo difendono la solidità finanziaria del sistema e la regolarità delle liquidazioni.
Resta aperta la questione della gestione delle risorse accumulate nel corso degli anni e dei diritti economici degli ex calciatori.
Un tema che riguarda l’intero calcio professionistico, non soltanto i protagonisti della Serie A, ma anche chi ha trascorso la propria carriera nelle categorie inferiori.
La FIGC sarà chiamata a valutare le questioni emerse, in un momento particolarmente delicato anche per gli equilibri della governance federale.
