Repubblica: “Designazioni pilotate e rapporti pericolosi. Le carte contro Rocchi”
L’inchiesta della Procura di Milano scuote il mondo arbitrale italiano e accende i riflettori su un presunto sistema di gestione delle designazioni tutt’altro che trasparente. Secondo quanto ricostruito da Ilaria Carra su Repubblica, all’interno dell’ambiente si parlava già da tempo di criteri lontani dal merito nella scelta degli arbitri per le gare di Serie A. Un contesto che, come sottolinea Ilaria Carra su Repubblica, sarebbe stato caratterizzato da designazioni «pilotate» e «combinate» per favorire direttori di gara ritenuti più allineati.
Il cosiddetto “sistema Rocchi”, al centro dell’indagine, avrebbe premiato gli arbitri considerati vicini al designatore, con i big match assegnati come riconoscimento. Come evidenzia Ilaria Carra su Repubblica, tra le testimonianze raccolte emerge anche lo sfogo di un ex arbitro di Serie A: «Non ho più visto la Serie A dopo un confronto acceso con lui». Parole che contribuiscono a delineare un clima interno teso e diviso.
Tra i casi finiti sotto la lente degli inquirenti ci sono due partite chiave, entrambe legate a San Siro. Secondo quanto riportato da Ilaria Carra su Repubblica, Andrea Colombo sarebbe stato designato per Bologna-Inter perché ritenuto «gradito» ai nerazzurri, mentre Daniele Doveri, considerato «meno gradito», sarebbe stato scelto per la semifinale di Coppa Italia tra Milan e Inter anche per escluderlo da eventuali designazioni future più delicate. Entrambi sono stati ascoltati come testimoni.
Sul fronte giudiziario, Gianluca Rocchi non si è ancora presentato davanti al pm Ascione, mentre è atteso l’interrogatorio del suo vice Andrea Gervasoni. Come racconta Ilaria Carra su Repubblica, quest’ultimo dovrà chiarire il proprio ruolo in episodi controversi legati al VAR, tra cui Salernitana-Modena e Inter-Roma, con sospetti interventi decisivi nelle revisioni arbitrali.
Un altro elemento emerso riguarda la gestione interna delle sale VAR a Lissone. Secondo quanto riferito da Ilaria Carra su Repubblica, alcuni arbitri sarebbero stati collocati strategicamente nelle stanze più vicine al supervisore, facilitando eventuali contatti visivi e comunicazioni informali. Una particolarità tutta italiana, considerando che nelle competizioni UEFA le sale non sono visivamente accessibili dall’esterno.
Infine, l’inchiesta si concentra anche sui rapporti personali e sulle dinamiche interne al sistema arbitrale. Amicizie, legami e talvolta veri e propri condizionamenti, come sottolinea Ilaria Carra su Repubblica, rappresentano uno degli snodi centrali dell’indagine. Un intreccio complesso che coinvolge arbitri, dirigenti e figure di collegamento con i club, oggi al vaglio della magistratura.
