Di Cesare: «Bari, servono i primi 60 minuti visti contro il Palermo»
BARI – Un Bari chiamato a cambiare pelle, mentalità e ritmo. È questo il messaggio lanciato da Valerio Di Cesare nella conferenza stampa della vigilia, a poche ore dalla delicata trasferta di Mantova, in programma domani alle 15.00. Per il direttore sportivo biancorosso è il primo vero banco di prova da solo al comando dell’area tecnica, un ruolo assunto con senso di responsabilità e gratitudine verso il presidente Luigi De Laurentiis, che gli ha rinnovato la fiducia in un momento complicato, e verso l’ex ds Giuseppe Magalini per il percorso condiviso.
Di Cesare ha chiarito subito la sua posizione all’interno del club dopo l’addio di Magalini: «Io sono il direttore sportivo. È una scelta del presidente. Io non mi sono posto domande, ho pensato solo a lavorare perché sapevo che c’era poco tempo e tanto da cambiare». E il cambiamento è arrivato sotto forma di una vera e propria “mini-rivoluzione” di gennaio.
Il dirigente ha spiegato come il mercato invernale sia stato una necessità più che una scelta: «Eravamo entrati in un loop mentale negativo. A un certo punto abbiamo deciso di cambiare tanto, portando facce nuove e giocatori freschi». Una strategia condivisa con l’allenatore, puntando su profili funzionali a un’idea di calcio più dinamica: «Oggi il calcio non è solo tecnica, servono corsa, intensità e quel “fuoco dentro” che chiede il mister».
Non sono mancate le difficoltà. Di Cesare ha ammesso che molti calciatori esperti hanno rifiutato Bari, spaventati dalla lotta salvezza o da un trasferimento a stagione in corso: «È difficile convincere chi gioca per vincere a venire in una squadra che deve salvarsi». Nonostante ciò, il ds si è detto soddisfatto dei nuovi arrivi, citando in particolare Odenthal, proveniente dalla Serie A, e Traorè, scelto per aumentare fisicità e gamba in mezzo al campo.
Il passaggio dalla fascia alla scrivania ha avuto anche un impatto personale. Di Cesare non ha nascosto l’amarezza per alcuni attacchi ricevuti: «Mi hanno ferito quelli a livello umano. Bari per me è casa, mi butterei nel fuoco per questa maglia. Sentire certe cose è stato come ricevere coltellate». Parole che raccontano il peso emotivo del ruolo.
Sul tema ricorrente del “Bari non è per tutti”, il direttore ha offerto una lettura lucida: «Non è un’offesa. Qui sono arrivati calciatori forti che non sono riusciti a rendere. Succede, è successo anche a me quando ho cambiato piazza». Una pressione che non tutti riescono a gestire.
Di Cesare ha poi fatto chiarezza su alcune scelte tecniche del passato, dalla decisione di puntare su Vivarini dopo l’esonero di Caserta, fino alla partenza estiva di Mantovani: «Erano scelte coerenti con le idee di quel momento. Poi i risultati hanno detto altro». Sul reparto offensivo, la difesa è stata netta: «Il problema non sono gli attaccanti, ma lo sviluppo della manovra. È stato un problema di squadra». Ha confermato inoltre che alcuni elementi hanno avuto richieste di mercato e che Kouamé era un’opzione concreta prima della sua scelta estera.
Guardando ai singoli, il club sta lavorando all’adeguamento del contratto di Dorval, mentre la cessione di Castrovilli è stata dettata da esigenze tattiche. Partipilo, invece, resta fuori dal progetto per scelte numeriche. Buone notizie arrivano dall’infermeria: quasi tutti i nuovi sono pronti, eccezion fatta per Artioli.
Infine, lo sguardo al campo. A Mantova serve un Bari diverso: «Non voglio una squadra timorosa. Dobbiamo giocare come nei primi 60 minuti col Palermo: cattivi, combattivi, con identità. Accorciare, duellare, vincere i contrasti». Senza illusioni: «Oggi l’obiettivo è la salvezza. Tutto il resto è il nulla».
