Da Milano a Palermo, dal Nord alla Sicilia, da una carriera costruita passo dopo passo a un legame che va oltre il campo. Jacopo Segre racconta il suo percorso umano prima ancora che calcistico, confermandosi una delle colonne del progetto rosanero. Nell’intervista concessa a Nicola Binda per la Gazzetta dello Sport, il centrocampista parla di scelte di vita, futuro e appartenenza.

Il trasferimento in Sicilia non è stato immediato né scontato. Dopo anni trascorsi al Nord, l’impatto iniziale ha richiesto tempo e riflessione, come spiega Segre a Nicola Binda sulla Gazzetta dello Sport:
«All’inizio, dopo tanti anni al Nord, mi sono fatto un po’ di domande. Adesso io da qui non me ne andrei più via».

Il contratto in scadenza nel 2027 apre inevitabilmente riflessioni sul futuro, ma l’orizzonte del centrocampista rosanero appare chiaro. Segre non nasconde il desiderio di legarsi ancora al club, come emerge nell’intervista firmata da Nicola Binda per la Gazzetta dello Sport:
«Vorrei rinnovare a vita. Ne parleremo più avanti. E poi qui c’è una proprietà che garantisce al Palermo un grande futuro».

Parole che richiamano una figura ormai rara nel calcio moderno: quella del calciatore bandiera. Un concetto che Segre affronta con realismo e misura, come racconta ancora Nicola Binda sulle colonne della Gazzetta dello Sport:
«Non ce ne sono più e già 4 anni sono tanti. Io sono concentrato sul presente, ma se guardo al domani dico Palermo a vita».

C’è spazio anche per una curiosità legata al cognome, con il riferimento alla senatrice a vita Liliana Segre. Alla domanda sul possibile legame di parentela, la risposta è diretta:
«No, non credo».

E proprio partendo dalla figura della senatrice, Segre affronta un tema che va oltre il calcio, quello del razzismo e dell’antisemitismo. Un argomento delicato, trattato con sensibilità e chiarezza nell’intervista di Nicola Binda per la Gazzetta dello Sport:
«In campo non l’ho mai vissuto, fuori è una disgrazia: è incomprensibile. Quindi dico che mi piacerebbe tanto conoscerla».