Italia, Ranieri: «Vorrei introdurre in Serie B incentivi per far giocare i giovani italiani»
Ranieri - fonte lapresse - ilovepalermocalcio
Claudio Ranieri vuole rilanciare il calcio italiano partendo dai settori giovanili e dalla valorizzazione dei talenti nazionali. A cento giorni dalla presentazione della nuova squadra federale, il presidente del Club Italia ha tracciato un primo bilancio del lavoro svolto, illustrando i progetti destinati a migliorare la formazione dei calciatori e a favorire il loro ingresso nel professionismo.
Intervistato da Luca Marchetti per Sky Sport, l’ex allenatore della Roma ha individuato due priorità: la crescita dei bambini tra i cinque e i tredici anni e il difficile passaggio dal campionato Primavera alle categorie professionistiche. Proprio su quest’ultimo punto Ranieri ha avanzato una proposta che coinvolgerebbe direttamente la Serie B.
Ranieri: «In Serie B incentivi economici per chi fa giocare i giovani»
Uno dei problemi principali individuati dal dirigente riguarda i calciatori che, concluso il percorso nei settori giovanili, non riescono a trovare spazio nelle prime squadre.
«Il primo riguarda il calcio di base, soprattutto i bambini dai cinque ai tredici anni. Il secondo è il passaggio dalla Primavera al professionismo: tanti ragazzi tra i 18 e i 21 anni non riescono a trovare spazio nelle categorie professionistiche».
Per affrontare questa difficoltà, Ranieri vorrebbe introdurre un sistema capace di premiare economicamente le società che concedono spazio ai giovani italiani.
«È un tema sul quale dobbiamo ancora confrontarci e sviluppare le nostre idee. Credo che in Primavera ci siano ragazzi che ormai hanno un’età importante e che faticano a trovare una collocazione. In Serie C esiste già un sistema di minutaggio che premia economicamente le società che fanno giocare i giovani. Mi piacerebbe provare a introdurre qualcosa di simile anche in Serie B».
Una proposta che, qualora venisse concretizzata, potrebbe incidere sulle strategie delle società del campionato cadetto, incentivando l’utilizzo dei giovani talenti.
«Aiutiamo i club di Serie B e Serie C a valorizzare gli italiani»
Nel corso dell’intervista a Sky Sport, Ranieri ha affrontato anche il tema delle risorse economiche necessarie per sostenere il progetto.
Il presidente del Club Italia ritiene fondamentale creare condizioni favorevoli per le società che investono sui calciatori italiani.
«Abbiamo favorito l’arrivo degli stranieri con il Decreto Crescita: perché non pensare a un sostegno anche per i giovani italiani, così da permettere ai club di B e C di farli giocare e aiutarli a crescere? Naturalmente, per riuscirci, serve la collaborazione delle istituzioni e del Governo».
L’obiettivo è costruire un percorso che consenta ai ragazzi di completare la propria formazione attraverso esperienze concrete nel calcio professionistico, evitando che il passaggio dalla Primavera alla prima squadra diventi un ostacolo difficile da superare.
Il progetto pilota partirà l’11 gennaio
Ranieri ha spiegato che il lavoro è già entrato in una fase operativa attraverso una serie di incontri con le principali componenti del movimento calcistico.
«Abbiamo organizzato diversi incontri con tutte le componenti: Club Italia, Settore Tecnico, Lega Nazionale Dilettanti e Settore Giovanile e Scolastico. Stiamo portando avanti un progetto pilota che partirà l’11 gennaio e proseguirà fino a giugno».
Al termine della sperimentazione verranno analizzati i risultati per individuare gli aspetti da confermare e quelli da migliorare in vista della stagione successiva.
«L’obiettivo è che abbia una prospettiva più ampia. Attraverso questo lavoro potremo arrivare a parlare tutti la stessa lingua».
Un’iniziativa che punta quindi a creare una maggiore uniformità nella formazione dei giovani calciatori, coinvolgendo le diverse realtà del sistema calcistico nazionale.
«Non voglio sentire parlare di metodo Ranieri»
Il dirigente ha chiarito di non voler imporre un modello personale, ma di voler recuperare e valorizzare le qualità tradizionali della scuola calcistica italiana.
«Non voglio sentire parlare di metodo Ranieri. Siamo italiani e dobbiamo tornare a valorizzare le cose che sappiamo fare bene».
Tra le esperienze internazionali da cui prendere spunto ha citato il centro di formazione francese di Clairefontaine, conosciuto attraverso il lavoro del suo ex collaboratore Christian Damiano.
«Ho avuto come collaboratore Christian Damiano, che ha lavorato con Gérard Houllier nel progetto di Clairefontaine. Lì c’era una figura incaricata di formare gli allenatori e trasmettere loro le indicazioni da seguire. Poi andava direttamente nei diversi centri per verificare che il lavoro venisse svolto nel modo previsto. È un modello dal quale possiamo sicuramente prendere qualcosa».
Ranieri ha però ribadito che il progetto italiano dovrà avere una propria identità, senza limitarsi a riprodurre esperienze sviluppate in altri Paesi.
«Il talento italiano esiste, dobbiamo svilupparlo»
Un altro passaggio significativo dell’intervista riguarda la formazione tecnica dei bambini.
Secondo Ranieri, il calcio italiano deve tornare a concentrarsi sull’insegnamento dei fondamentali, lasciando che la crescita tattica avvenga progressivamente.
«Al centro deve esserci il bambino, al quale dobbiamo dare tutti gli strumenti per esprimere le proprie qualità. Soltanto crescendo si potrà passare gradualmente alla tattica di reparto e poi a quella di squadra».
Il presidente del Club Italia ha riconosciuto il buon lavoro svolto dalle rappresentative giovanili, sottolineando però la necessità di intervenire sulla formazione iniziale.
«Le nostre Nazionali giovanili sono ben condotte, ma dobbiamo recuperare la capacità di fare i maestri di calcio».
Una riflessione che mette al centro non soltanto i giovani calciatori, ma anche la preparazione degli allenatori e degli istruttori che li accompagnano durante le prime fasi della crescita.
Le elezioni FIGC e il confronto con Malagò
Nell’intervista concessa a Luca Marchetti, Ranieri ha affrontato anche il tema delle prossime elezioni federali.
Il dirigente ha spiegato di aver avuto un confronto soltanto con Giovanni Malagò, evitando di entrare direttamente nelle dinamiche politiche della Federazione.
«Sono un uomo di campo e preferisco non occuparmi di altre questioni. Credo che il progetto sia valido e possa partire».
Ranieri ha inoltre condiviso l’idea di un percorso di lungo periodo per rilanciare il calcio italiano.
«Maldini aveva parlato di un percorso da otto-dieci anni: sono d’accordo, ci vuole tempo».
L’ex allenatore ha anche precisato di non aver approfondito il precedente piano elaborato da Maldini e Leonardo, preferendo sviluppare una propria visione insieme ai collaboratori Gianfranco Zola, Maurizio Viscidi e Milani.
«Non è tutto da rifare, è tutto da migliorare»
La filosofia di Ranieri è quella di costruire un progetto duraturo, evitando cambiamenti radicali ogni volta che la Nazionale attraversa un momento difficile.
«Dobbiamo sederci tutti intorno a un tavolo e trovare un modo per aiutare i bambini. Non possiamo pensare che ogni volta che la Nazionale non ottiene un risultato tutto debba essere rifatto da capo».
Poi il concetto che riassume la sua visione:
«Non è tutto da rifare, è tutto da migliorare».
Il presidente del Club Italia ha concluso ribadendo la volontà di vedere realizzati concretamente i progetti illustrati.
«La cosa più bella per me sarebbe riuscire a vedere sul campo la realizzazione di ciò di cui sto parlando».
Il rilancio del calcio italiano, dunque, passa da un investimento strutturale sui giovani. E tra le possibili novità figura proprio l’introduzione di incentivi economici in Serie B per favorire l’impiego dei calciatori italiani, una proposta ancora da sviluppare ma destinata ad alimentare il confronto tra Federazione, Leghe e società.
