Massimo De Santis attacca: «Arbitri in crisi, serve ribaltare l’AIA»
Parole dure, senza filtri. L’ex arbitro Massimo De Santis, intervenuto ai microfoni di Stile Tv, ha lanciato un affondo deciso contro il sistema arbitrale italiano, parlando di un movimento in difficoltà e di una necessaria riforma strutturale.
«È da anni che il mondo arbitrale peggiora. Nel periodo in cui ho arbitrato, noi arbitri avevamo un colloquio con i calciatori molto diverso e avevamo calciatori dalla capacità tecnica e dalla personalità elevata, ciò che non vedo oggi. Il regolamento del calcio non è mai cambiato, gli allenatori hanno una grande difficoltà: preparare i calciatori alle cervellotiche decisioni che ci sono ogni domenica».
Secondo De Santis, il problema non riguarda solo l’interpretazione degli episodi, ma una distanza crescente dal campo: «Queste decisioni fantasiose non hanno nulla a che fare con il gioco del calcio. Il tocco tra due calciatori non è detto che debba essere un fallo da frattura o rottura, i calciatori furbi con un piccolo tocco sbilanciavano l’avversario e lo facevano cadere. Resto sconcertato quando sento il designatore o i suoi collaboratori quando spiegano la motivazione per cui non viene fischiato un fallo. Mi sembra gente che non ha mai capito di calcio».
Nel mirino anche l’utilizzo del Var: «Gli arbitri non possono, avendo a disposizione uno strumento importantissimo come il Var, uscire dalla gara con delle contestazioni. Si sta parlando di professionismo, ma bisogna ribaltare l’AIA che sta vivendo anni tortuosi con faide interne vergognose e che non permettono agli arbitri di crescere».
L’ex fischietto punta il dito contro la gestione interna: «Il presidente dell’AIA è stato sospeso perché ha fatto pressione per cambiare il designatore, ma credo che debba cambiare come e quando vuole, il problema è che li hanno incatenati con questi contratti per tenerli per forza. Sembra che gli arbitri siano diventati tutti impiegati dello stato».
Un passaggio anche sulle categorie inferiori: «Seguo molto la serie C dove il Var è più funzionale che in serie A perché spesso le tre chiamate dell’allenatore sono più sensate di quelle fatte dagli assistenti che sono arbitri. Oggi a questi arbitri manca di capire il calcio, non capiscono l’entità della spinta».
Infine, la proposta di riforma: «Alla base di tutto ci vuole una riforma dell’AIA dove va staccata la parte tecnica da quella associativa. Fare gli arbitri professionisti può andare bene, ma c’è un problema: devono essere bravi e questo gruppo arbitri non può diventare professionista».
