Makinwa: «Palermo uno squadrone. Alla Lazio? Dovevo essere tutelato di più»
La seconda vita di Stephen Makinwa oggi è lontana dal campo, ma nell’intervista firmata da Andrea Elefante sulla Gazzetta dello Sport emerge un racconto ricco di aneddoti, tra carriera, errori e grandi piazze vissute, tra cui Palermo.
Come racconta Andrea Elefante sulla Gazzetta dello Sport, il percorso dell’ex attaccante nigeriano è stato costruito con sacrificio fin da giovanissimo:
«Mi diceva che non potevo pensare di fare il calciatore a quindici anni e mezzo. Mi insegnò a conquistarmi ogni cosa».
Un cammino che lo porta fino alla Serie A, passando da esperienze formative e momenti decisivi:
«Durante un provino per il Milan feci un test sui cento: 10’’3, se non ricordo male».
E poi il debutto nella massima serie:
«Modena-Lazio 1-1… fino a quel giorno avevo visto Stam in tv, dicendomi: “Ma quanto è grosso?”».
Come sottolinea Andrea Elefante sulla Gazzetta dello Sport, il salto di qualità arriva con l’Atalanta:
«Un giorno i tifosi attaccarono uno striscione: “Makinwa sindaco”».
Ma è proprio il passaggio a Palermo a rappresentare uno snodo centrale della carriera:
«Fa così bene che va al Palermo: era uno squadrone».
Un’esperienza importante, anche se non semplice:
«Non facile arrivare dopo uno come Toni, ma era una squadra piena di futuri campioni del mondo: Zaccardo, Barzagli, Grosso, Barone».
E ancora, come evidenzia Andrea Elefante sulla Gazzetta dello Sport, il valore di quel gruppo emerge anche dal punto di vista umano:
«Allenatori già allora: grandi letture delle situazioni, sapevano parlare nello spogliatoio».
Con un ricordo anche sull’allenatore rosanero:
«Parlava tanto anche Delneri, ma capivo una parola su dieci».
Non mancano i retroscena di mercato legati a quel periodo:
«Oba Martins mi aspettava, avevo anche firmato un accordo. Mi dicevano “Dobbiamo solo liberare il posto di Cruz”».
E poi il dietrofront:
«Il giorno dopo il sì al Palermo mi chiamò Branca: “Siamo pronti”».
Come racconta ancora Andrea Elefante sulla Gazzetta dello Sport, anche Trapattoni provò a portarlo altrove:
«Per te ho litigato con il club».
Un capitolo importante è anche quello alla Lazio, vissuto tra difficoltà e amarezza:
«Il club poteva tutelarmi di più, anche come persona».
E ancora:
«Mi chiesero di anticipare le spese per un’operazione… mai più visto un euro».
Nonostante ciò, restano anche ricordi positivi:
«L’emozione della Champions, al Bernabeu… sembravamo turisti, mica calciatori».
Come evidenzia Andrea Elefante sulla Gazzetta dello Sport, nel racconto emerge anche un momento difficile della carriera:
«Dopo il secondo infortunio al crociato avevo paura di non tornare a giocare più».
E infine, il presente da procuratore e una nuova missione:
«I calciatori hanno bisogno di aiuto quotidiano e soprattutto di chiarezza».
