Gomis: «La cocaina mi ridava l’adrenalina del campo, oggi vivo una seconda vita»
Dalla Serie A alla Serie D, dalla caduta nella dipendenza alla rinascita. La storia di Lys Gomis è un viaggio tra talento, eccessi e riscatto personale. Nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport e firmata da Francesco Albanesi, l’ex portiere di Torino, Lecce e Ascoli racconta senza filtri la sua discesa e la sua rinascita.
«La cocaina mi restituiva l’adrenalina del campo, l’alcol mi toglieva l’attenzione dal presente», confessa Gomis alla Gazzetta dello Sport nell’intervista di Francesco Albanesi. Parole crude, che affondano le radici nella perdita del padre, una ferita mai rimarginata che ha segnato il punto di svolta negativo della sua vita.
«Ho toccato il fondo, poi ho scelto di vivere»
A 36 anni, Gomis parla di sé come di un uomo nuovo: «Ho ritrovato motivazione, obiettivi, voglia di incidere. Voglio fare prevenzione e parlare ai giovani: alcol e droga non risolvono i problemi. Ho finito da poco il mio percorso al centro Narconon Falco, che mi ha aiutato tanto. Sono rinato».
Come racconta ancora Francesco Albanesi sulla Gazzetta dello Sport, l’ex portiere ammette di non essersi accorto subito della dipendenza: «Finché c’era il calcio tutto sembrava sotto controllo. Quando ho perso mio padre è crollato tutto: non riuscivo a comunicare il dolore e ho iniziato a distruggermi. Avevo perso ogni scopo, aspettavo soltanto che tutto finisse».
Il punto più basso? «Quando ho perso tutti i rapporti umani con la mia famiglia. Toccare il fondo mi ha fatto rinascere: ho scelto di chiedere aiuto».
Le bravate e il sogno realizzato
Nell’intervista alla Gazzetta dello Sport, Gomis ripercorre anche gli anni delle bravate giovanili. Dal ritiro del Torino con l’estintore aperto in albergo «addosso a Ogbonna», fino alla rissa in discoteca a 17 anni che gli costò un mese di ritiro con la prima squadra.
Eppure il sogno della Serie A si è avverato. «Trenta novembre 2013: Genoa-Torino 1-1. Entrai al posto di Padelli, infortunato. Un sogno di un bambino che dormiva con i guanti nuovi. Ringrazio Ventura: quel gesto mi ha cambiato la vita».
Dieci anni dopo, però, la discesa fino alla Serie D con il Pont Donnaz, prima del ritiro definitivo nel dicembre 2024.
La rinascita e il sostegno dei colleghi
Come raccontato da Francesco Albanesi sulla Gazzetta dello Sport, il percorso di recupero è stato profondo: «Ho affrontato l’astinenza con assistenza continua. Ho chiesto scusa alle persone che avevo ferito, ho affrontato le conseguenze delle mie azioni».
Gomis ringrazia apertamente chi gli è stato vicino: «Mattia Perin è diventato un vero amico. Ha sostenuto concretamente il progetto di recupero e prevenzione insieme a D’Ambrosio, Darmian, Paolo Zanetti, Padelli e altri».
Anche l’Atalanta ha contribuito con una maglia di Pasalic destinata a un’asta benefica per finanziare attività di prevenzione.
Il rapporto con la figlia
Tra i passaggi più toccanti dell’intervista alla Gazzetta dello Sport, quello dedicato alla figlia Charlotte: «So di non essere stato un buon padre, ma oggi cerco di darle l’esempio di come si esce dalle difficoltà. Non mi sono mai nascosto. Ora dobbiamo recuperare il tempo perso».
Il profilo
Lys Gomis è nato il 6 ottobre 1989 a Cuneo, da famiglia senegalese. In carriera ha vestito le maglie di Torino (una presenza in Serie A), Ascoli e Trapani in B, oltre a diverse esperienze in Serie C. È fratello di Alfred, oggi portiere del Palermo, e di Maurice, estremo difensore a Cipro.
Oggi la sua partita più importante è fuori dal campo. E, come racconta alla Gazzetta dello Sport nell’intervista firmata da Francesco Albanesi, è una sfida che ha deciso di giocare fino in fondo.
