Giuseppe Bellusci: «Salerno? Era quasi un padre. Sto attraversando un momento difficile, ma non do la colpa al sistema»

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Il mondo del calcio saluta Nicola Salerno, direttore sportivo di lungo corso, scomparso dopo una lunga malattia. Una figura che ha lasciato un segno profondo non solo per i risultati ottenuti sul campo, ma soprattutto per il suo modo di essere dirigente e uomo. A ricordarlo è Giuseppe Bellusci, ex difensore cresciuto calcisticamente proprio sotto la guida di Salerno, intervistato da Alessio Alaimo per TuttoMercatoWeb.com.

«Con Nicola si era instaurato un rapporto molto importante sul piano umano. Se n’è andata una persona a me molto cara – racconta Bellusci a TuttoMercatoWeb.com –. Da Catania mi ha portato anche a Leeds e a Palermo. C’era un rapporto quotidiano». Un legame che andava ben oltre il calcio giocato, fatto di condivisione e normalità: «Le lunghe passeggiate, i caffè. A Leeds abitavamo vicino, ci svegliavamo la mattina e passeggiavamo in centro bevendo tantissimi caffè».

Nel racconto raccolto da Alessio Alaimo su TuttoMercatoWeb.com, emerge il ritratto di un dirigente diverso, lontano dagli stereotipi. «Il rapporto umano era più vero e importante di quello lavorativo. Per me era quasi un padre. È stato un grandissimo direttore sportivo, ma soprattutto un grandissimo uomo: calmo, diplomatico, umile».

Bellusci non ha dubbi nel definirlo «un signore del calcio, mai sopra le righe», sottolineando come Salerno rappresentasse una figura sempre più rara nel panorama attuale. «A livello umano, empatico e di sensibilità credo sia difficilmente replicabile. Ho avuto tanti generali: urla, punizioni, multe. Nicola non ha mai usato questi strumenti. Puntava sull’uomo e si fidava dell’essere umano più che far prevalere il ruolo», ha spiegato ancora Bellusci a TuttoMercatoWeb.com.

L’intervista, firmata da Alessio Alaimo per TuttoMercatoWeb.com, si allarga poi alla dimensione personale dell’ex difensore, che nelle scorse settimane aveva parlato apertamente delle difficoltà economiche vissute dopo la carriera. «Sto attraversando un momento difficile, ma non do la colpa al sistema. Il calcio mi ha permesso di vivere bene per quasi vent’anni. Forse non sono stato abbastanza lungimirante nel garantirmi un futuro tranquillo», ha ammesso con sincerità.

Uno sguardo anche al domani. «Il mio sogno è diventare allenatore. Ho bisogno del campo, mi dà forza, luce, adrenalina. Voglio intraprendere una nuova vita», ha raccontato Bellusci, indicando in Marco Giampaolo il suo modello umano e calcistico, pur riconoscendo che il calcio di oggi richiede adattamenti e nuove metodologie.

Il cerchio si chiude tornando a Nicola Salerno, simbolo di un calcio che sembra appartenere a un’altra epoca. «Oggi è difficile trovare un dirigente con i suoi modi di fare», conclude Bellusci nell’intervista a TuttoMercatoWeb.com. Un addio che lascia un vuoto profondo, umano prima ancora che professionale.

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